Sisma: sette persone morirono nel crollo del palazzo nobiliare ad Amatrice, sotto accusa la sopraelevazione

Sisma: sette persone morirono nel crollo del palazzo nobiliare ad Amatrice, sotto accusa la sopraelevazione
di Emanuele Faraone
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Giovedì 22 Ottobre 2020, 00:10 - Ultimo aggiornamento: 07:19

RIETI - Prima udienza con i testi della Procura nel processo per il crollo del palazzo nobiliare D’Antoni al civico 83 di corso Umberto I di Amatrice. Lo stabile - venuto giù la notte del 24 agosto 2016 a seguito del sisma - provocò la morte di 7 persone, tra cui una ragazza di 14 anni. Una tragedia sulla quale si farà luce nell’istruttoria dibattimentale davanti al giudice monocratico Carlo Sabatini che, ieri ha ascoltato le deposizioni dei carabinieri che operarono nell’immediatezza dei fatti. Ci furono responsabilità umane per quel crollo?

Secondo la Procura di Rieti e i Pm Luana Bennetti e Rocco Gustavo Maruotti le responsabilità sarebbero ascrivibili alla realizzazione, sul vecchio immobile, di una sopraelevazione eseguita dalla “Faro immobiliare 2000 srl” di Roma, che aveva acquistato l’intero stabile all’asta per realizzare all’ultimo piano ulteriori 9 unità abitative con un progetto non conforme alla normativa antisismica dell’epoca. Inoltre sarebbero sussistite gravi carenze sulla definizione dei materiali, grossolani errori nella qualificazione della zona sismica del Comune di Amatrice, effettuando così tutti i calcoli di verifica come se quell’area fosse inserita in zona sismica 2 anziché 1.

In aula anche il capitano Francesco Bagnolo, all’epoca comandante del Nucleo investigativo di Rieti, che ha illustrato l’intera attività info-investigativa, consistita in numerosi sopralluoghi con acquisizione e sequestri presso Genio civile di Rieti, Comune di Amatrice, Sovrintendenza e ditte esecutrici dei lavori. In aula i drammatici resoconti sul rinvenimento delle sette vittime e la visione di un filmato dei vigili del fuoco, con un drone in sorvolo su corso Umberto I tra le macerie e la devastazione del terremoto.

Ricostruita dal capitano Bagnolo la successione cronologica degli interventi edili, fino alla realizzazione della sopraelevazione finale che di fatto portò a tre i piani dell’edificio nobiliare. In cinque alla sbarra tra tecnici e progettisti con l’accusa di omicidio e disastro colposo: Virna Chiaretti, Maurizio Cuomo e Ivo Serpietri, Luigi e Romeo Bucci.

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