Cicchini, critico dell'arte e consigliere: «Portiamo il Telamone nell'Anfiteatro»

Mercoledì 1 Luglio 2020 di Vanna Ugolini
Ma come mai, come mai a nessuno è venuta l'idea di fare una sfilata di abiti da sposa alla Cascata e fare una gara per quello che avrà il velo più lungo del mondo? E' la cosa più naturale!». Già, come mai? Perchè non tutti sono una fucina spumeggiante di intuizioni come Paolo Cicchini, consigliere comunale ma soprattutto critico e storico dell'arte. Che, oggi, vuole lanciare una proposta. «Veramente l'avevo già avanzata nel 1995, ora l'ha ripresa il direttore degli Uffizi: riportare le opere d'arte nei luoghi per i quali sono state fatte». E quindi Cicchini ne ha già individuata una.«Riportiamo la pala dei francescani che è custodita (male) al Caos nella chiesa di San Francesco». «Capisco - prosegue Cicchini - che magari non si potrà fare domani. Ma bisogna avere in mente un progetto di città, di cultura e quindi lavorare per arrivare a questo risultato.
San Francesco. Secondo Cicchini, «la Pala è malamente custodita al Caos perchè la posizione in cui è collocata non la valorizza. Invece è un'opera splendida, a fondo oro, che ci riporta in mente Antoniazzo Romano, ma è di una potenza fondamentale. Sgarbi mi diceva che era opportuno venire a Terni solo per vedere la Pala dei francescani. Riportiamola nel luogo d'origine, in quella chiesa di san Francesco. A Spoleto Alberto Sozio è stato ricollocato nella navata sinistra del Duomo. Noi se riportassimo la pala in San Francesco creeremmo un punto d'attrazione per l'arte. Perchè la cosa fondamentale è agire per reti, mettere in relazione i territori e le opere d'arte. Avremmo vicino a San Francesco la Cappella della croce santa, affreschi meravigliosi a Palazzo Spada, che vanno rivalutati. Si potrebbero mettere in relazione anche con gli affreschi bellissimi della chiesa di Miranda, la santissima Trinità: se tutte queste cose le mettiamo in rete, non un'opera soltanto, potremmo fare un polo d'attrazione per Terni».
Per Paolo Cicchini è facile passare da un'idea all'altra. «Anche la Passeggiata e l'Anfiteatro Fausto vanno rivalutate. Pensate se riuscissimo a portare nell'Anfiteatro tutta una serie di opere che sembrano non avere valore: sassi, pietre che, magari, prese singolarmente non ci dicono nulla, ma inserite in quel contesto prendono moltissimo valore. E poi si potrebbe portare all'anfiteatro anche il Telamone, creando una sorta di museo. L'anfiteatro Fausto è bellissimo, non facciamogli fare la fine di Carsulae. Quasi mi pento di aver scoperto Carsulae». In che senso? «Ho scoperto Carsulae quando ancora non c'erano nemmeno i cartelli. Mi ricordo che con il mio amico Alberto Provantini davanti a un caffè creammo uno scontro ad arte. Facemmo finta di litigare pubblicamente per la mancanza di cartelli e, alla fine, furono messi. Oggi Carsulae è brutta, disordinata. D'altra parte quando io vedo il cemento impazzisco, non lo sopporto. Ho sempre sognato di vedere rappresentato lì il teatro greco».
A proposito di idee, ne ha regalata una anche alle associazioni culturali di Papigno. «Lì è fortissimo il legame con Corot, gli ho suggerito di fare ricerche e hanno trovato lettere di Corot che non si conoscevano. Lì sarebbe straordinario trasformare la vecchia fabbrica in un centro fieristico. Chissà come mai non ci ha pensato nessuno fino ad ora!». Non tutti si chiamano Paolo Cicchini. © RIPRODUZIONE RISERVATA

LE VOCI DEL MESSAGGERO

Roma deserta, i controlli e la storia di Marta abbandonata in strada dai vigili (come in una favola)

di Pietro Piovani