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Al Chievo il derby di Verona: Hellas battuto 3-2

Al Chievo il derby di Verona: Hellas battuto 3-2
di Matteo Sorio
2 Minuti di Lettura
Domenica 22 Ottobre 2017, 10:40 - Ultimo aggiornamento: 21:59

 VERONA Tanto gioco del Chievo (61% del possesso, dieci occasioni da gol contro tre, una sola parata di Sorrentino contro le cinque di Nicolas), tanta anima dell’Hellas (in 10 per 50’, ma capace di tenerla viva con l’orgoglio fino a un quarto d’ora dalla fine) e tanto Var (convalida del primo gol d’Inglese, espulsione di Zuculini, assegnazione del rigore del momentaneo 2-2, annullamento del possibile 4-2 di Stepinski per fuorigioco). Dieci, cento, mille vibrazioni dentro il nono derby di Verona in serie A. C’era perfetto equilibrio sino al fischio d’inizio di Abisso: 3 vittorie Chievo, 3 Hellas, due pareggi. Ora quelli del quartiere mettono la freccia - sul manto verde i tre anni di lavoro con Maran, festeggiati giovedì, si fanno sentire - ed è anche un sorpasso simbolico: nella classifica perpetua di A, il Verona somma 824 punti (e lo scudetto ’85), il Chievo 695. Ma dal 2001 a oggi, cioè dallo sbarco in paradiso del club della Diga, la gerarchia si è ribaltata: 695 gettoni il Chievo (appunto) e 193 l’Hellas. La nuova bilancia cittadina - quella del cuore non si discute, pende sempre alla grande verso l'Hellas - si riflette anche sui 90' del Bentegodi. Il Chievo di Maran (secondo allenatore più longevo di A dopo Allegri alla Juventus) sa quasi sempre cosa fare, con palla e senza, si difende attaccando e quando paga qualcosa è per defaillance all’interno di un canovaccio scorrevole. L’Hellas di Pecchia (6 punti in classifica contro i 15 della banda Maran) non trova ancora una manovra efficace, fatica a impostare, soffre tra le linee (mancava Heurtaux, così Souprayen adattato a centrale) e sta provando ad abbassare ogni tanto Bessa come regista arretrato per dare un imprinting educato all’azione. Il successo del Chievo è giusto e ratifica l’attuale superiorità tecnica rispetto al Verona. Ma conferma che il Verona stesso, nella sua ricerca di un’identità, è comunque una squadra accesa da voglia, desiderio di restare nel massimo palcoscenico. Sul tabellino, volti che sono altrettante storie. Sponda Chievo, Inglese timbra la prima doppietta in un derby, 17esimo gol in 69 gare di A, un presente a Verona e un futuro al Napoli, che l’ha acquistato quest’estate lasciandolo in parcheggio per un altro anno e sta ragionando se portarselo lì già a gennaio (Inglese deve comunque crescere ancora molto, specie per prolificità negli ultimi 16 metri) ma c’è anche Pellissier, gol numero 108 in serie A, lui che dopo l’addio di Totti è il secondo giocatore per alta fedeltà alla propria maglia dopo Buffon (con fascia di capitano acclusa). Sponda Hellas, il sigillo n. 110 di Pazzini tra i grandi: il cuore del Verona, in questo derby difficile, l’ha incarnato anche e soprattutto lui, leader cui affidarsi per rincorrere la salvezza. 

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