Violenza e abusi, ok della commissione giustizia del Senato al “Codice rosso”

Martedì 9 Luglio 2019
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Il disegno di legge sulla tutela delle vittime di violenza di genere, il cosiddetto Codice rosso, è stato approvato senza modifiche dalla commissione Giustizia del Senato. I relatori, Elvira Evangelista del M5s ed Emanuele Pellegrini della Lega, potranno dunque riferine in Aula. Il provvedimento è stato approvato dalla Camera ad aprile. Le opposizioni avevano presentato circa un centinaio di emendamenti che sono stati tutti respinti. Il ddl dovrebbe approdare in Aula la settimana del 22 luglio, ha deciso la conferenza dei capigruppo di Palazzo Madama.
Il ministro per la Pubblica amministrazione, Giulia Bongiorno, commenta in un tweet: «Con l'ok della Commissione Giustizia del Senato alla legge  Codice Rosso si avvicina una svolta decisiva nella battaglia contro la violenza sulle donne». 
Polemiche le opposizioni. «Gravissimo che ancora una volta la commissione Giustizia non abbia modo di migliorare tecnicamente i provvedimenti in discussione. Emendamenti che andavano a correggere errori formali e dimenticanze sul Codice rosso, firmati da tutte le opposizioni (LeU, Pd, FI, FdI, Aut) sono stati rigettati senza tenere minimamente conto del merito», afferma il senatore di Liberi e uguali Pietro Grasso.
COSA PREVEDE
La proposta di legge 1455 vuole rafforzare le tutele processuali delle vittime di reati violenti, con particolari riferimento ai reati di violenza sessuale e domestica. Per le violenze sessuali le pene salgono a 6-12 anni rispetto a oggi, quando la reclusione minima è di 5 anni e quella massima di 10. La violenza diventa aggravata in caso di atti sessuali con minori di 14 anni a cui è stato promesso o dato denaro o qualsiasi altra cosa utile. Così le pene arrivano a toccare i 24 anni per le violenze sessuali sui minori. 

CORSIE PIÚ VELOCI
Le nuove norme prevedono che la polizia giudiziaria deve immediatamente comunicare al pubblico ministero la notizia di un reato (violenza sessuale, persecuzioni, lesioni a familiari). Il pubblico ministero ha l’obbligo di sentire la persona offesa entro tre giorni dall’iscrizione della notizia di reato. Queste due norme vogliono evitare che la vittima corra ancora rischi, assumendo le inziative per evitare nuove aggressioni. Previsti anche divieti di avvicinarsi alle vittime e uso dei braccialetti per i persecutori. La polizia deve procedere senza ritardi alle indagini e riferire al pubblico ministero. Entro un anno le forze dell’ordine dovranno svolgere corsi di formazione specifici per affrontare questo tipo di reati. Viene introdotto il reato specifico di sfregio del viso e l'obbligo di comunicare alla vittima e al suo avvocato la scarcerazione dell'aggressore.

Ultimo aggiornamento: 15:51 © RIPRODUZIONE RISERVATA