Intervista a fumetti a Holdenaccio: «Umberto, il mio rivoluzionario tenero e intergalattico»

Mercoledì 24 Luglio 2019 di Nicolas Lozito
Holdenaccio si chiama così perché da giovane amava il celebre di romanzo di J. D. Salinger. «Nelle cose che producevo da adolescente mi firmavo Holden, come il Giovane di Salinger. Ma poi l’ho riletto qualche anno fa e ho capito che non mi piaceva più: un romanzo di formazione da leggere solo da giovanissimi. Così ho aggiunto il dispregiativo». All’anagrafe Antonio Rossetti, tarantino classe 1990, arriva in libreria con Umberto (Bao Publishing, 168 pp, 16x23 cm, 18€). Un’avventura galattica che vede al centro un alieno imbranato e una banda di ragazzi impacciati che provano a mettere fine ai sopprusi della Urangas, l’azienda che controlla e inquina tutto il Sistema solare, in una missione impossibile in collaborazione con le forze ribelli del Mur, la milizia uraniana ribelle. ET ecologista, in due parole.

Umberto è un “rivoluzionario tenerino”, come l’hai definito tu stesso. Da cosa nasce la sua storia?
«Volevo affrontare dei temi a me cari: l’ecologia e le migrazioni. Però volevo farlo attraverso occhi semplici, quasi banalotti. Insomma, prendere alcune problematiche, affrontarle direttamente, ma con il mio stile di scrittura e disegno».

Ok, ma è nata prima l’esigenza politica-intelletuale o i personaggi?
«Non è nata la storia, è nato Umberto e poi il resto. Sembrerò strano a dirlo, ma l’ho sognato: ho sognato un alieno che mi portava a Palermo, anche se lui pensava fosse Urano. Così, quando l’ho trasferito nei miei disegni, ho voluto dargli qualcosa di importante da fare. Una missione difficilissima in mano a un brocco».
 
Ci fai l’identikit di Umberto?
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Sei un autore che scaletta tutto o si fa guidare dall’improvvisazione? 
«Mando l’esploratore in modalità casuale, come nei videogiochi con la mappa tutta nera da scoprire. Quando scrivevo il soggetto avevo creato una tale confusione, con tanti pensieri e piccoli disegnetti. Tutto era collegato da frecce colorate diverse, tanto che in casa editrice nessuno capiva niente». 

ET, dicevamo. Ma anche Star Wars. Stranger Things. Guida galattica per autostoppisti di Douglas Adams. E poi però la chiave politico-ecologista. Chi è il pubblico ideale del tuo libro?
«Per come ho strutturato il registro e il linguaggio, era pensato per un pubblico giovane, diciamo dai 14 ai 18 anni. Ora sto scoprendo che piace anche gli adulti».
 
È fantascienza, ma c’è dall’autobiografico?
«Sono di Taranto, mi sono trasferito da lì a Torino, e poi sono tornato a Taranto. Una migrazione anche questa. E anche la questione ambientale affrontata nel libro è nata dopo le mie esperienze: Taranto nel libro è Metown, la città di Urano devastata dall’arrivo della “multiuniversale” (così, in Umberto, sono chiamate le aziende che operano su più pianeti, ndr)».

Ma quindi Umberto sei tu?
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Migranti e ambiente. Non hai avuto paura di affrontare, anche in una lettura leggera, temi che hanno già saturato qualsiasi mezzo di comunicazione?
«No, perché c’è tanto parlare ma molta, troppa, propaganda. Con questo libro vorrei indirizzare il messaggio giusto ai giovani, offrire un punto di vista diverso».

Nel libro ci sono tante pagine che simulano cartelloni pubblicitari e spot televisivi di grandi aziende attive nell’universo narrativo da te creato, perché?
«A un certo punto, insieme al mio editor, mi sono reso conto che c’erano poche tavole dedicate allo spazio. Così ho aggiunto questi disegni, per far capire che anche l’universo era stato colonizzato, che è pieno di cartelloni pubblicitari, di “spaziogrill” (l’autogrill intergalattico, ndr), e tanta propaganda, sia per il lato capitalista che per quello rivoluzionario».

C’è qualcosa di quel mondo che hai  creato, che vorresti esistesse nel nostro mondo?
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Uno degli aspetti più piacevoli dei tuoi lavori è l’utilizzo del colore: sempre ricco, sempre inaspettato. 
«Me lo dicono in tanti: la verità è che odio colarere. Mi sembra di avere una paletta colori assurda, tantissimi colori e sbagliarli sempre, un Frankestein di colori, vorrei averne molti meno».

Come hai iniziato?
«Ho sempre raccontato fesserie, a un certo punto ho unito il disegno. Da quattro anni fa faccio parte di un collettivo, Sbucciaginocchi, siamo in tre, abbiamo lavorato a due autoproduzioni insieme, poi da solo ho disegnato i Quaderni tarantini, un diario autobiografico in tre volumi, il terzo sta per uscire. Ma prima di Umberto, per cui ho lavorato un’anno e mezzo, non avevo mai fatto nulla più lungo di 40 pagine».

Alla fine del libro, c’è una dedica strana: «Questo libro non sarebbe mai stato possibile senza il supporto dei vecchi e nuovi amici, e delle melanzane». Cosa diavolo c’entrano le melanzane?
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04. Sara Fabbri: «Per disegnare la Thailandia ho girato bendata per Bangkok»
05. Alberto Madrigal: «Anche quando preparo la colazione sto disegnando»
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07. Cristina Portolano: «Con i miei disegni racconto le sfaccettature della sessualità»
08. Maurizio Lacavalla: «Barletta è la mia Twin Peaks»
09. Holdenaccio: «Umberto, il mio rivoluzionario tenero e intergalattico»

Tutti le risposte disegnate sono create dall'autore o dall'autrice per Il Messaggero.  Ultimo aggiornamento: 12:39 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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