Intervista a fumetti a Zuzu: «Con il mio graphic novel Cheese mostro l'audacia dell'adolescenza»

Venerdì 5 Aprile 2019 di Nicolas Lozito

Zuzu, nome d’arte di Giulia Spagnuolo, è la più giovane autrice mai pubblicata dalla casa editrice di fumetti Coconino. La sua graphic novel, Cheese (Coconino, 272pp, 18€), pochi giorni dopo la pubblicazione sta già per essere ristampata. Un piccolo capolavoro classe 1996 che una volta letto fa venire voglia di consigliarlo ad amici nuovi e di un tempo. Per l’immediata nostalgia che fa provare, per l’intimità lancinante, per un disegno in bianco e nero che blocca lo sguardo su alcune pagine per interi minuti. Uno di quei libri che cambia l’architettura dei ricordi appartenenti alla nostra adolescenza.

Cheese – che sarà presentato durante Romics, la fiera romana dedicata al fumettoè la storia di tre giovani amici, Zuzu, Riccardo e Dario, sempre fuori luogo alle prese con le cotte, il corpo, le sfighe quotidiane. Soprattutto con la voglia di una svolta. Perché cheese è sia l’esclamazione per sorridere nelle foto, ma anche cheese come formaggio: quello della gara di Brentonico, dove una forma rotola giù per la collina e i tre protagonisti provano a inseguire. «Maledetto intollerabile innocente furore giovanile», come dice Gipi descrivendo contemporaneamente opera e autrice. Autrice che che si presta alle domande de il Messaggero rispondendo ad alcune attraverso dei fumetti originali.

Intanto, chi è Zuzu, qual è il suo habitat naturale?

Di cosa parla Cheese?
«Parla dell’adolescenza e di quello che si prova durante quella fase: una volta superata pensiamo che quel periodo fosse un periodo di invincibilità, ma non è così, non sai a cosa appartieni».

Sembra un sequel a fumetti di Bande à Part, film di Godard del 1964 e di The Dreamers, pellicola di Bertolucci del 2003. Perché i personaggi sono proprio tre?
«Ho sempre pensato che i rapporti a tre fossero i migliori, i più interessanti. Meno limitati di quelli a due, ma non così confusi come quelli con tante persone. Mi appassiono alle storie che hanno tre personaggi principali. Ho due amiche femmine e due amici maschi. Insomma è un numero che ritorna».

Chi sono i tuoi tre protagonisti?

Non solo, in seconda di copertina e in terza di copertina ci sono due dipinti ridisegnati da te, Colazione sull’erba di Manet (tre protagonisti) e I bari di Caravaggio (sempre tre). La copertina invece a cosa è ispirata?
«Anche quella è un quadro: ma ho perso il disegno originale. So che è di Kirchner, ma non so il titolo. Ma mi sono anche ispirata ai personaggi del film The Dreamers. La copertina è stata scelta all’ultimo, dopo alcuni tentativi.

Coconino ha scommesso su di te. Come è nato il progetto?
«Ho studiato allo Ied e questo progetto era la mia tesina di fine corso. Mi seguiva Rathiger e proprio in quel periodo diventava direttore editoriale di Coconino. Il giorno della “laurea” mi ha detto, senza nessun preavviso, che aveva deciso di pubblicarlo».

Qual è stato il ruolo di Gipi?
«Ogni esordiente in Coconino è seguito da un così detto “mago”, ovvero qualcuno legato alla casa editrice che faccia da mentore. Gipi è stato il mio. Io mi sono avvicinata tardi al fumetto, non mi piacevano quelli di supereroi, e non sapevo ne esistessero degli altri, così il primo graphic novel che ho letto è stato La mia vita disegnata male, proprio di lui».

Che cosa ti ha insegnato Gipi per Cheese?
«La prima cosa che mi ha chiesto è stata: di cosa parla questo libro. Ho iniziato a rispondere con una frase lunga. Mi ha interrotto e ha detto: “torna quando avrai una parola sola per descriverlo”».

E sei tornata?
«Sì. La parola era audacia».

Cos'è il corpo nel tuo libro? È costantemente deformato, i nasi neri, gli occhi nascosti, la pelle che vibra...
«Ho sempre usato il corpo come un linguaggio. Non è un film, quindi posso fare al corpo dei protagonisti tante cose, trasformarlo per far raccontare aspetti di personalità. Riccardo, per esempio, è enorme perché vuole stare al centro dell’attenzione, è un tipo invadente. E però ha la testa piccola, perché di sé vuole dare l’idea di uno superficiale, anche se non lo è».

E il cibo? La protagonista si abbuffa e vomita, oppure sta a dieta per giorni.
«Conosco bene i problemi legati al cibo e volevo usarli per raccontare quel momento in cui si sta crescendo e cambiando ma non si vuole».

Un altro tema ricorrente è la musica. Qual è la colonna sonora che consigli per leggere il libro?

Come hai lavorato al libro, quali sono stati i passaggi?
«Prima ho scritto il soggetto, la trama e i personaggi. Poi i capitoli: mi è sempre stato più facile scrivere che disegnare. Poi una volta capiti i passaggi ho iniziato a disegnare».

Non ci sono i numeri di pagine. Ve li siete scordati?
«È voluto così. Credo dia l'idea che bisogna leggerlo tutto d'un fiato». 

Momenti difficili durante la scrittura del libro?
«Volevo mettere troppe cose, non sapevo cosa tenere. All’inizio non sai esattamente di cosa vuoi parlare. Togliere è sicuramente la parte più complicata, ma anche quella più importante».

Chi è il lettore ideale di Cheese? ​

Sei giovane ma puoi già dare consigli a chi come te vuole cimentarsi nella scrittura e nel disegno di graphic novel. Qual è la tua lezione?
«No, non credo di essere pronta a dare consigli. Però dico che bisogna divertirsi, fregarsene dei limiti e provare. Io per un po’ non avevo pensato al libro, mi ero persa a fare illustrazioni e lavori editoriali, poi ho preso coraggio».

C’è un futuro per i personaggi di Cheese? Li rivedremo?
«Faccio tanta fatica a staccarmi da loro, però il libro è finito. I protagonisti sono cresciuti, e io li saluto in quel momento».

Ultimo aggiornamento: 08:36 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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