Intervista a fumetti a Miguel Angel Valdivia: «Disegnare è umano, inciampare è divino»

Mercoledì 22 Maggio 2019 di Nicolas Lozito

Miguel Angel Valdivia è un autore indefinibile. Per il tratto, per i soggetti che sceglie e persino la sua origine. Al posto del passaporto ha un mappamondo: nato in Messico nel 1979, a cinque anni va a Milano e a otto a Parigi. Ora vive a Napoli, ma lo troviamo o lo trovavamo anche a Siviglia, Londra e Lisbona.

Pubblica con Coconino “Il divino inciampare”, in libreria dal 23 maggio (19x26cm, 208 pagine, 20€): basta prendere in mano il volume per capirne l’unicità. Una gemma nel panorama dei fumetti e delle graphic novel italiane. Da leggere al rallentatore, perché dilata i tempi e la fantasia. Disegnato in bianco e nero, anzi, in bianco e soprattutto in nero, racconta le vicende di San Giuseppe da Copertino, figura del 1600 passata alla storia perché capace di volare (e per questo prima processato dall’Inquisizione e, cent’anni dopo, riportato alla gloria dal Vaticano). Valdivia si è ispirato alle vicende del santo così come raccontate da Carmelo Bene nella sceneggiatura di “A boccaperta”, ma allo stesso tempo ha interpretato in totale libertà il tema. Nell’introduzione all’opera, Goffredo Fofi scrive: «è di una storta di nuovo espressionismo che si può parlare».

Ok. Ma che cos’è il tuo libro? Un fumetto? 
«Ci ho pensato tanto. Non mi sento un fumettista. Non ci sono “baloon” nel mio libro, anche se avevo cominciato mettendoli. Ma la storia non andava raccontata così. Perché ogni immagine doveva avere forza, senza che alcuni passaggi venissero messi in secondo piano a favore dello scorrimento. Lo considero quindi un film muto disegnato. Tanto che gli unici testi presenti sono delle tavole con i testi di cyop&kaf, proprio come i film di una volta».

Ricordano anche i panelli della Via Crucis presenti nelle chiese. Perché, però, proprio questa storia?
«Dieci anni fa ho chiesto a un amico di consigliarmi un libro da trasformare in fumetto. Mi ha dato l’opera di Carmelo Bene. Non so bene cosa gli sia saltato per la testa, però conosceva la mia fissazione per le icone religiose: nascendo in Messico vivevo immerso nelle rappresentazioni della Madonna di Guadalupe. San Giuseppe venerava uno specifico ritratto della Madonna della Grottella. Mi sono ritrovato ad affrontare la storia del santo per tanti anni, ma senza mai trovare la soluzione. Così lo mettevo da parte. Ma la maledizione si è trasformata in benedizione, e grazie a tutte quelle esitazioni sono riuscito a realizzarlo esattamente come avrei dovuto».

Che personaggio era Giuseppe Desa, detto il frate Asino, e cosa è diventato nel tuo libro?
«San Giuseppe da Copertino mi ha ricordato molto Bartebly lo scrivano di Hermann Melville, il personaggio che continuava a ripetere “preferirei di no” a ogni cosa gli chiedessero di fare. Ecco, il santo era un personaggio senza intenzione. Volava perché si dimenticava del peso. Entrava in trance e si risvegliava sui cornicioni o sugli alberi. Gli avessero dato una mela avvelenata, lui l’avrebbe fatta cadere dalle mani senza accorgersene. E per questo l’hanno perseguitato, ma è anche il motivo per cui è diventato simbolo di opposizione involontaria al potere. Nel libro è lui così come non lo è: è la mia interpretazione».

Ma è vero che quando volava, i poveri e i mendicanti si aggrappavano a lui e poi, dopo un breve volo, finivano per cadere rovinosamente a terra?

Ma chi lo può leggere? Sembra difficile da affrontare.
«Siamo abituati a narrazioni troppo semplici, al cinema e in tv. Ma credo fortemente nella capacità del lettore di fare salti tra un frame e l’altro, tra una scena e l’altra. La forza della narrazione è questa qui, e noi abbiamo tutta la capacità per affrontarla anche se è più complessa. Al Salone del Libro, da cui sono appena tornato, una signora di una certa età l’ha iniziato a sfogliare e mi ha chiesto: “Ma come faccio a leggerlo, non ha i testi?”, allora le ho risposto che avrebbe dovuto provare. Si è fidata e l’ha comprato».

Per disegnare il libro ti sei servito di una tecnica antica e rara. Hai usato una piuma di beccaccia. Come è andata?

Ci sono dei frame totalmente bui. Cos'è per te il nero, visto che lo usi così tanto?
«Uso anche i colori, ma per questo libro non ho mai avuto dubbi. Il nero nasconde, semplifica il racconto. Il colore aggiunge solo sensazioni, emozioni, ma io mi chiedevo “di cosa ho bisogno per raccontare questa storia senza che nulla sia superfluo?” e poi, tornando alla precedente domanda, “Quali è il minimo numero di informazioni perché il lettore non si perda?”. Un lavoro di sottrazione, dove basta un dettaglio per rivelare un aspetto nuovo. Insomma, il bianco e nero funziona grazie al mistero».

Torniamo indietro: in definitiva chi sei? Qual è il tuo habitat naturale?

Come hai iniziato?
«Non ho ricordi di me che non disegno. Non ero un prodigio, eh, ma la pittura era il mio mondo, un mondo visivamente forte. Questo è sempre contato, il mondo e la mano. Non credo, infatti, nello stile definito di un autore. Mi piace di più l’ignoto».

Consigli per chi vuole provare a seguire il tuo percorso?
«Non sono nella posizione di dare consigli. Però voglio dire che ogni storia ha un modo per essere raccontata. Ognuno di noi racconta le storie diversamente, e dobbiamo cercare il nostro metodo e non abbandonarlo per soluzioni più veloci, più semplici o alla moda. Certo, è difficile, perché si inciampa spesso. Ma come dice il titolo del mio libro, “il divino inciampare” è necessario».

Il libro verrà presentato venerdì 24 maggio 2019, ore 21.30, al Modo Infoshop di Bologna. L'autore dialogherà con Emilio Varrà. Da sabato 25 maggio, inaugurazione alle ore 18.30, fino al 15 giugno alle officine Margherita di Bologna verranno esposte le tavole del libro. 

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LE INTERVISTE A FUMETTI DE IL MESSAGGERO
01. Zuzu
«Con il mio graphic novel Cheese mostro l'audacia dell'adolescenza»
02. Dario Campagna«Disegnare vignette satiriche è come giocare al fantacalcio»
03. Miguel Angel Valdivia: «Disegnare è umano, inciampare è divino»
04. Sara Fabbri: «Per disegnare la Thailandia ho girato bendata per Bangkok»
05. Alberto Madrigal: «Anche quando preparo la colazione sto disegnando»
06. Rachele Aragno: «Le avventure della mia Melvina mi hanno aiutato a crescere»
07. Cristina Portolano: «Con i miei disegni racconto le sfaccettature della sessualità»
08. Maurizio Lacavalla: «Barletta è la mia Twin Peaks»

Tutti le risposte disegnate sono create dall'autore o dall'autrice per Il Messaggero. 

Ultimo aggiornamento: 18 Luglio, 09:15 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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