Intervista a fumetti a Rachele Aragno: «Le avventure della mia Melvina mi hanno aiutato a crescere»

Mercoledì 12 Giugno 2019 di Nicolas Lozito

Al primo sguardo lo sapete già: Melvina è la vostra nuova migliore amica. Tenera con i suoi capelli rossi, buffa con i suoi occhiali grandi e tondi, divertente con le sue avventure senza tempo nelle terre dell’Aldiqua. Melvina è la protagonista del nuovo libro di Rachele Aragno. In uscita il 13 giugno, Melvina (Bao publishing, 17x23 cm, 208pp, 20€) è una fiaba aquerellata che strizza l’occhio ai classici ma si prende molte ironiche libertà. Ci sono tavole di pura azione e altre di immobile meraviglia,, splendidamente colorate, con castelli e un mondo fantastico. Qui Melvina dovrà affrontare numerose prove (e un cattivo) per salvare i suoi amici e per crescere. Aragno, toscana classe 1982, è all’esordio con un libro tutto suo, dopo che per tanti anni ha illustrato e disegnato.

Ma chi legge ancora le fiabe?
«Credo ci sia ancora molto spazio per le storie fantastiche e di evasione. È vero, ci sono più elementi di distrazione rispetto a un tempo, e diversi formati per leggere, ma si cercano le stesse cose: letture che ti insegnino qualcosa». 

E tu, le leggevi?
«Io ero una grandissima lettrice: i miei genitori avevano il terrore di portarmi in giro perché correvo in una libreria e volevo tornare a casa con bustate di libri. Mia nonna era maestra, così ho imparato prestissimo a leggere. Prima libri per ragazzi, Roal Dahl per esempio, poi sono passata a Edgar Allan Poe, Lovecraft».

Nasce così Melvina?
«Melvina deriva da quell’influenza ma ha un origine diversa. A tredici anni ho perso mio nonno: era una figura di riferimento molto forte per me che ero figlia unica, nipote unica. La frattura è stata molto forte, l’ho sentita proprio fisicamente. Stavo entrando nell’adolescenza, la bolla dove mi trovavo, dove ero sempre stata bene, era improvvisamente esplosa. Melvina è nata in quel momento lì: un personaggio dai capelli rossi che vive avventure fantastiche in un mondo esterno, l'Aldiqua, lontano dalla mia quotidianità».

Ci fai un identikit di Melvina?

Fin da subito la disegnavi come qui sopra e come la vediamo nel libro?
«No, questo è il bello: è cresciuta con me. All’inizio era una bambina più piccola, ora è all’inizio dell’adolescenza. Ho aggiunto un personaggio cattivo, poi, che contenesse tutte le cose che mi facevano paura, e mi è servito a esorcizzare l’ansia, e ho fatto vivere loro avventure sempre più importanti».

Un lavoro terapeutico, ancora prima che creativo?
«Melvina parla alla mia autostima: se mostro che lei ha qualcosa dentro, una forza, un’energia, allora significa che posso averla anch’io».

Dato questo attaccamento, finire il libro, chiudendo quindi il lavoro, è stato difficile?
«Le ultime parti, sì, difficilissime. Avevo tutti i personaggi che chiedevano di uscire, ma ero anche ero spaventata. Però ammetto che ora che sono di carta si sono quietati».

Ci sono personaggi secondari a cui avresti voluto dare più spazio? O a cui dobbiamo fare attenzione mentre leggiamo il libro?

 
È il tuo esordio da autrice totale: come si fa a gestire scrittura e disegno contemporaneamente?
 «Il lavoro che definirei da “direttore d’orchestra” è venuto in maniera diretta. Sapevo che la storia aveva il dovere di rispettare quello che ho provato, e sapevo che volevo sottolineare alcuni passaggi importanti: il rapporto madre figlia e i rapporti di amicizia».
 
 C’è stato un momento del libro, però, che ti ha reso complicata la vita?

 
Allora parliamo di tecnica: prima di questo libro i tuoi disegni sono in bianco e nero, molto gotici, qui lo stile è un’esplosione di colori acquerello e personaggi buffi e teneri.
«Ho amato tantissimo Hellboy di Mike Mingola, all’inizio ho imparato a disegnare seguendo lui, anzi è proprio per Hellboy che ho iniziato a fare fumetti. Un disegno forte, ma schematico. Poi ho conosciuto gli autori francesi e mi sono avvicinata al gotico. A un certo punto, però, partecipo all’Inktober, una sfida online che ti chiede di fare determinate illustrazioni ogni giorno per tutto il mese di ottobre. Uno giorno sono in ritardo, non riesco a fare come vorrei il disegno, così provo a farlo ad acquerello. La risposta è stata immediata: tutti lo amavano. Era più colorato, mi divertiva di più, è diventata una cifra stilistica e un modo di lavorare, rapido, per raccontare più cose».

Ci sono tanti omaggi all’interno del libro, soprattutto verso Alice nel Paese delle meraviglie, ma anche di altre saghe fantastiche. Vedremo dei seguiti o credi che l’universo di Melvina sia completo così?
«Le citazioni sono il mio modo di ringraziare i personaggi e le storie che mi hanno fatto crescere. Melvina, proprio come molte saghe a cui mi ispiro, è nata come un mondo: ho in mente tanti personaggi che non ci sono sul libro e nel libro stesso ci sono scene che avrebbero bisogno di ulteriori spiegazioni».

Ok, ma per finire, chi può leggere Melvina? È un libro per adulti o per bambini?

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LE INTERVISTE A FUMETTI DE IL MESSAGGERO
01. Zuzu
«Con il mio graphic novel Cheese mostro l'audacia dell'adolescenza»
02. Dario Campagna«Disegnare vignette satiriche è come giocare al fantacalcio»
03. Miguel Angel Valdivia: «Disegnare è umano, inciampare è divino»
04. Sara Fabbri: «Per disegnare la Thailandia ho girato bendata per Bangkok»
05. Alberto Madrigal: «Anche quando preparo la colazione sto disegnando»
06. Rachele Aragno: «Le avventure della mia Melvina mi hanno aiutato a crescere»
07. Cristina Portolano: «Con i miei disegni racconto le sfaccettature della sessualità»

Tutti le risposte disegnate sono create dall'autore o dall'autrice per Il Messaggero. 

Ultimo aggiornamento: 3 Luglio, 11:17 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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