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Terni, papà fa sniffare cocaina al figlio dodicenne. Un mese fa il procuratore, Liguori aveva chiesto la revoca della potestà genitoriale

Terni, papà fa sniffare cocaina al figlio dodicenne. Un mese fa il procuratore, Liguori aveva chiesto la revoca della potestà genitoriale
di Nicoletta Gigli
3 Minuti di Lettura
Giovedì 4 Agosto 2022, 10:03

TERNI - Le indagini vanno avanti a ritmo serrato. Analizzando il quadro in mano agli investigatori e i passaggi processuali sia penali che civili della vicenda familiare, le conseguenze per il papà pusher del figlio minore sembrano imminenti. Anche perché in udienza un mese fa era stato il procuratore, Alberto Liguori, a chiedere per lui la sospensione della potestà genitoriale.

Al centro della cruda cronaca c’è il quarantenne ternano che da poco più di un mese è in carcere a Sabbione. E che, stando alla denuncia presentata dalla ex moglie, il 27 giugno ha fatto sniffare la cocaina al figlio di 12 anni.

Nel dossier che martedì è stato consegnato ai carabinieri del comando provinciale anche il referto delle analisi di un laboratorio privato che, il primo luglio, ha confermato che il ragazzino era positivo alla cocaina.

La droga l’uomo l’avrebbe fatta consumare al figlio dodicenne nel suo appartamento del centro, dove è andato ad abitare dopo la burrascosa separazione esito di una serie di episodi violenti nei confronti della ex moglie, consumati di fronte ai figli minori della coppia.

Per lui, colpito da divieto di avvicinamento alla ex moglie, le manette erano scattate la sera del 27 giugno, quando tentò di raggiungere l’abitazione della donna e fu arrestato dai carabinieri. Il processo penale di fronte al giudice, Barbara Di Giovannantonio, si è chiuso il 7 luglio, con la condanna dell’uomo a 3 anni e 4 mesi di reclusione, al pagamento di una provvisionale di 5mila euro con i danni da liquidare in sede civile, e l’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni.

In quei giorni è andato avanti anche il processo per la separazione, con la donna assistita dagli avvocati Giacomo Marini e Federico Favilla. In aula, il 30 giugno scorso, i legali avevano ha chiesto per l’uomo la sospensione della potestà genitoriale.

Più dura fu la posizione del procuratore, Alberto Liguori, che era intervenuto nel procedimento chiedendo la revoca della potestà genitoriale. Il giudice civile, dopo aver rinviato l’udienza per l’assenza del 40enne, ristretto in carcere, aveva sottolineato di aver notato “l’intervento del procuratore della repubblica, cosa più unica che rara”.

Dopo l’ultima denuncia per la cessione della cocaina al figlio di 12 anni i due legali aderiranno al più duro provvedimento invocato da Alberto Liguori.

“Non mi sarei mai aspettato che un genitore facesse atti del genere - dice l’avvocato Marini. Aggiungo un tassello di dolore  alla mia lunga carriera”.

Nella denuncia i legali chiedono alla procura che si proceda nei confronti dell’uomo ai sensi del testo unico della legge in materia di stupefacenti, che punisce severamente la cessione di droga. Il tutto con l’aggravante di aver consegnato la cocaina ad un minorenne.

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