Wall Street, la lista dei club in vendita: Sampdoria, Genoa, Latina e Catanzaro

Ferrero
di Flavio Pompetti
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Lunedì 11 Gennaio 2021, 07:30 - Ultimo aggiornamento: 14 Gennaio, 10:53

Latina, Taranto, Catanzaro; e poi Genoa, Sampdoria, Parma, Sassuolo, Torino, Verona e persino il Milan. I campionati italiani di calcio sono pieni di opportunità per un investitore straniero in cerca di una squadra da gestire e da rilanciare, con la speranza di accrescere il valore del brand e di riscuotere una fetta dei ricchi profitti televisivi, sia in Italia che all’estero. «Il mercato sta vivendo una rapida fase di trasformazione» dice Mario Gesuè, il titolare della londinese Holley Holding che due anni fa aveva acquisito il controllo del Campobasso, e che ha fatto da broker per l’arrivo dell’americano Rizzetta. Stanno passando in retroguardia i “maghi” della prima generazione, i mediatori che tiravano fuori dal cilindro contratti a sorpresa che poi si rivelavano impossibili da concludere, e catene improbabili di acquirenti. Al loro posto si stanno affermando standard internazionali di negoziato, e procedure di controllo che rispondono ad un più accurato indice di affidabilità nelle transazioni.

SPOT DEL BEL PAESE
Il problema, sempre secondo Giosuè, è che molte della squadre italiane non hanno le credenziali necessarie per presentarsi al tavolo della trattativa. Troppo legate al vecchio assetto proprietario che fa capo ad un singolo individuo, piuttosto che ad un organigramma riconoscibile per un investitore internazionale. Troppa anarchia nella gestione, con decisioni estemporanee che scavalcano criteri più seri di programmazione. A dispetto di questi freni, l’appetito per l’acquisto di una squadra dei nostri campionati è alto. L’Italia sta arrivando per ultima tra le nazioni europee ad esportare all’estero la proiezione regolare delle partite sui canali televisivi, a beneficio di tifosi che l’emigrazione ha sparso in tutto il mondo, e di giovani che si accostano alla pratica dello sport. Dietro ogni società ci sono poi città e regioni che sono il fiore all’occhiello di un’industria del turismo ancora in gran parte non sviluppata, e che dal calcio può trarre un enorme incentivo. Il potenziale c’è tutto, quello che manca è una mentalità più moderna, e adeguata al panorama globale nel quale si sta sviluppando il business di settore. Mancano anche standard di controllo delle gestioni aziendali, specie al di sotto delle grandi proprietà che controllano le squadre della nostra serie A.

PIONIERI
Nel mercato borsistico di Wall Street circolano da anni liste delle proprietà in offerta nei nostri campionati, ma secondo Giosuè un investitore istituzionale fa fatica ad orizzontarsi in un campo così sprovvisto di regole amministrative, e per questo gli affari sono ancora legati a investitori singoli, pionieri di un giro di affari in evoluzione. Parte di questa evoluzione secondo il manager della Holley Holding sarà un livellamento in basso delle paghe ai calciatori, oggi troppo disomogenee tra loro, e con una media di costi che rendono impossibile la programmazione di moduli aziendali equiparabili ad altri oggetti di investimento globale.

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