PIETRO GENOVESE

Corso Francia, il dramma di Gaia e Camilla non basta: i pedoni passano ancora con il rosso

Domenica 29 Dicembre 2019 di Alessia Marani e Camilla Mozzetti
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Incidente Corso Francia, velocità, semafori, guard rail: scatta la guerra delle perizie

ROMA La lezione di Gaia e Camilla investite e uccise mentre attraversavano con il semaforo rosso non è bastata. Il dolore immenso dei genitori, le lacrime degli amici, le montagne di fiori, i bigliettini pieni di messaggi affettuosi lasciati anche da sconosciuti in prossimità del punto dove i corpi delle due amiche appena sedicenni sono stati sbalzati via dal Suv che le ha travolte, valgono niente di fronte al brivido di commettere l'ennesima imprudenza. Di sfidare la sorte e farlo anche per gioco solo per risparmiare una manciata di secondi, arrivare prima dall'altra parte della strada e strappare, all'occorrenza, l'applauso degli amici. Tanto vale la differenza tra la vita e la morte. Poco conta che in quel tratto di Corso Francia, a due passi dalla movida dei locali di Ponte Milvio, l'esistenza di due ragazzine sia stata appena spezzata, poco importa che basta un attimo e quel che è capitato a loro può succedere ad altri.

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A una settimana esatta dalla tragedia che ha funestato il Natale di tutte le famiglie coinvolte, anche quella del conducente del fuoristrada, Pietro Genovese, figlio del regista Paolo, ventenne e ora ai domiciliari, due persone su quattro che attraversano quel maledetto punto del vialone di Roma Nord, continuano a farlo non rispettando le regole.

DOPO UNA SETTIMANA
Stessa ora, stesso luogo, sette giorni dopo: nella fredda notte dell'ultimo week-end dell'anno, di gente in giro ce n'è poca. Ma chi deve passare da un punto all'altro della strada, dal lato Ponte Milvio al versante del quartiere Fleming, il più delle volte, dà una rapida occhiata per vedere se le auto che hanno il verde sono vicine o lontane, poi allungano il passo, e quasi si lanciano per raggiungere spediti almeno il marciapiedino dello spartitraffico centrale che divide le due carreggiate. Una donna attraversa la prima carreggiata con il verde pedonale, poi scatta il rosso, ma continua dall'altra parte addirittura tagliando l'incrocio in diagonale per raggiungere il lato destro di via Flaminia.
 


Una coppia di fidanzati si prende sottobraccio e corre fino a mettere piede sul marciapiede davanti alla T-Bone station. E attraversare al di fuori delle zebre o con il rosso diventa una roulette russa. Un genitore, l'altro giorno, ha trovato il coraggio di denunciare persino l'esistenza di un folle gioco da parte dei giovanissimi di Roma Nord che si sfidano e postano sui social le loro bravate: scavalcare il guard-rail centrale di Corso Francia e correre tra le auto che sfrecciano per raggiungere il lato opposto della strada. È il giochino del semaforo rosso. Sarà più veloce delle auto e quando arriverà dall'altra parte della strada colui che lo ha sfidato dovrà restare in silenzio. Eccolo il gesto, la prova superata, riconosciuta dal gruppo di amici che lo consacrerà come vincente agli occhi di chi aveva forse provato a denigrarlo di fronte ai suoi compagni. Sanno essere crudeli i giovani.
 
 

«SFIDE MA NON SOLO»
E capita anche questo, come spiega un gruppetto di ragazzi di fronte al Mc Donald's di Corso Francia: «Ci si sfida a chi arriva prima dall'altra parte attraversando la strada con il rosso o scavalcando il guardrail». Sembra assurdo eppure accade. Si sfida la sorte, si corre più veloce che si può per dimostrare di essere i migliori in un gioco che non vanta merito alcuno. «Non è che sia un'abitudine continua Federico, uno dei ragazzi della comitiva Non c'è un motivo preciso per cui si fa, certo dopo quello che è accaduto è da cretini ma tante volte, qualche sfida ci esce». Troppa fatica raggiungere gli attraversamenti regolari. «Se stai in gruppo rischi di fare pure la figura del cretino, di far ridere gli altri». Perché è il mantra che ci vuole? Meglio così affidarsi alla sorte e schivare la derisione del gruppo. Che è quasi come un'onta difficile da scrollarsi di dosso. Aveva ragione, in questo, chi sosteneva che «la cosa che fa più ridere di solito è anche la più cattiva».

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Ancora non si sa con esattezza se Gaia e Camilla abbiano scavalcato anche loro il guard-rail centrale e se lo abbiano fatto solo per fretta o per la leggerezza della loro età, o se fossero sulle strisce pedonali; ma quel che vigili e Procura hanno accertato finora attraverso i rilievi e le testimonianze è che sono passate quando le auto avevano il via libera semaforico. Ma quell'imprudenza la commettono in tanti: non c'è differenza di età. Passano con il rosso adolescenti e donne adulte, anziani. Nemmeno auto e moto sono prudenti.

Ultimo aggiornamento: 30 Dicembre, 07:28 © RIPRODUZIONE RISERVATA