Fiesta compie ventisette anni: musica e cultura latinoamericana dal primo giugno al 6 agosto, aprono Pupy y Los Que Son Son e chiudono Los Van Van

Fiesta compie ventisette anni: musica e cultura latinoamericana dal primo giugno al 6 agosto, aprono Pupy y Los Que Son Son e chiudono Los Van Van
di Fabrizio Zampa
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Venerdì 27 Maggio 2022, 17:09 - Ultimo aggiornamento: 17:10

Sono ormai ventisette anni, dal lontano 1995, che Fiesta, il Festival internazionale di Musica e Cultura Latino Americana, offre al pubblico romano il meglio del panorama musicale centroamericano, dei Caraibi e dei tanti paesi che portano nel mondo la loro energia, i loro ritmi e le loro mille contaminazioni, dalla salsa al merengue, dalla timba al reggaeton, dalla bachata al rap, al son cubano e così via. E’ un appuntamento diventato imperdibile per gli appassionati e per chi ha voglia di ballare e scatenarsi,  e dopo due anni di stop causa pandemia Covid la rassegna, ideata e guidata come sempre da Mansur Naziri, romano di origini iraniane e amico di un mare di musicisti e artisti, ritorna con la sua vitalità e la sua energia, rispettando il suo obiettivo di sempre: dare un’occhiata al mondo e favorire lo scambio e l’incontro tra le diverse culture e etnie abbattendo barriere e pregiudizi in nome del confronto culturale.

Se non ci siete mai andati è difficile capire cosa siano state quelle centinaia e centinaia di serate piene di ritmo, di energia, di divertimento, di ottima musica e soprattutto di tanta voglia di stare insieme, di confrontare un genere con l’altro, di entrare nelle pieghe di stili diversi ma accomunati da mille dettagli che spesso era ed è difficile separare senza che tutto perda di significato. Il mix di culture, di diversi sapori, di suoni e di idee che vengono da mezzo mondo, il magico cocktail di atmosfere e di sensazioni prodotto dalle contaminazioni è qualcosa di impagabile, di straordinario e in fondo anche di misterioso, impossibile da apprezzare da parte di chi quelle contaminazioni e integrazioni sociali non le ama e spesso addirittura non le sopporta, mentre sono la base della crescita e del miglioramento.

Ci sono passati tutti sul palcoscenico che per anni è stato alle Capannelle e adesso è all’Eur (Parco Rosati, via delle Tre Fontane 24), da Los Van Van agli Inti Illimani, da Ray Sepulveda a Youssou n'Dour, da Franco Battiato a Noa, Roberto Vecchioni, Giorgia, Luca Carboni, Daniele Silvestri, Joe Cocker, i Simple Minds e mille altre band e grossi nomi della musica latina ma anche della canzone d’autore, del jazz, del rhythm & blues, del rock e del pop. Dopo la pausa della pandemia si ricomincia, con l’entusiasmo dei tempi in cui  la rassegna riuniva un milione di spettatori in tre mesi, e si parte con tanti appuntamenti che su scala più piccola prendono il via oggi (scuole di ballo, dj, raduni) e che il primo giugno vedranno il concerto inaugurale, protagonisti Pupy y Los Que Son Son, eccellente formazione cubana creata e diretta dal pianista, arrangiatore e scrittore  Cesar "Pupy" Pedroso, considerato una delle figure più importanti della timba e affiancato da una quindicina di cantanti e musicisti, compresa una robusta sezione di fiati.

Andiamo avanti, non senza suggerirvi di controllare gli appuntamenti (per eventuali spostamenti o rinvii) sul sito ufficiale della rassegna, www.fiestafestival.it, info: 327 2915369. Il 3 giugno è la volta dell’orchestra Havana De Primera, raffinata formazione del cantante e trombettista Alexander Abreu anch’essa specializzata in timba, quella salsa cubana tutta particolare, nata dall’unione di diversi musicisti famosi per il loro talento e la loro vita artistica  e professionale. Il 10 giugno arriva il reggaeton, mix di reggae e hip hop, di Michael Fernando Sierra Miranda, conosciuto come El Micha, uno degli interpreti più amati: quarantenne, Micha è cresciuto nel quartiere popolare di Arroyo Naranco, nei sobborghi de L'Avana, e ha una voce di grande impatto e un notevole carisma. Il 17 giugno arriva Lirico En La Casa, cioè Alvin Yoel Abreu, vocalist originario di Nagua, Santo Domingo, esponente della musica urban dominicana che vuole essere musica "pulita", con testi profondi che raccontino le storie degli interpreti con parole universali, affinché il movimento urban, per Lirico nel suo momento migliore, possa avere la spinta adeguata per il mercato internazionale.

 

Il 18 giugno sbarca il producer e vocalist portoricano Jhay Cortez, pseudonimo di Jesús Manuel Nieves Cortez: viene da Rio Pedras, annata 1993, e propone brani di pop latino, ma spesso influenzati da sonorità tipicamente trap e reggaeton . Il 24 giugno è la volta di Justin Quiles, il ragazzo d’oro della latin mondiale: figlio di una famiglia portoricana, viene da Bridgeport, Massachussets,  è cresciuto a Portorico e ha alle spalle tre album e un centinaio di singoli di successo. Il 25 giugno arriva il Grupo Extra, band di musica latina famosa per la sua bachata "urbana", ma anche per altri stili come il merengue electronico, il reggaeton, la salsa, il kuduro, e il suo secondo album “Diferente” gli ha dato la vera popolarità. E il 30 giugno sbarca El Alfa, o El Alfa El Jefe, pseudonimo di Emmanuel Herrera Bautista, rapper e musicista dominicano di Bajos de Haina, annata 1990, diventato il numero uno del genere dembow, mix jamaicano di reggae, musica caraibica e tropicale e rap.

Altri grossi nomi e sorprese per luglio. Si comincia il 1 con Gente de Zona, duo reggaeton formato da Alexander Delgado e Randy Malcom: on the road da anni, Delgado e Malcon hanno avuto numerose collaborazioni, da Jennifer Lopez a Laura Pausini, e due anni fa sono passati addirittura per il festival di Sanremo come ospiti. Il 2 luglio arriva Prince Royce, pseudonimo di Geoffrey Royce Rojas de Léon (Bronx, New York, annata 1989, origini dominicane, padre tassista a Manhattan), idolo degli appassionati di bachata: ha inciso sei album, l’ultimo intitolato “Alter Ego”, ha vinto parecchi premi  (undici Billboard Latin Music Awards, quattro Premios Juventud e due Cassandra Award), il suo modo di indossare felpe con cappuccio è molto imitato e il suo stile mescola diversi generi, dal mariachi merengue alle melodie tipiche della bachata. L’8 luglio è di scena José Manuel Carvajal Zaldivar, conosciuto come El Tigre, vocalist dell’Havana, annata 1987, che si muove fra hip hop, trap e reggaeton, mentre il 9 arriva la rapper di Santo Domingo Tokischa,  cioè Altagracia Peralta, annata 1987, che si esibisce in vari stili, tra cui hip hop, rap e trap ed è nota per brani come "Tukuntazo", "Pícala" e "Que Viva".

Il 16 luglio Fiesta si sposta e trasloca (per motivi di capienza) a Rock in Roma all’Ippodromo delle Capannelle per l’imperdibile concerto di quattro esponenti della musica latino-americana, ovvero  il rapper portoricano Anuel AA, il vocalist e produttore panamense Sech, cioè Carlos Isaías Morales Williams, noto anche come El Peluche, esponente del genere urbano/reggaeton, il colombiano Ryan Castro, annata 1994, vocalist e compositore di urban music, e la vocalist di Santo Domingo La Ross Maria, cioè  Rosa María Pineda, annata 2003. E il 21 luglio bis del trasferimento per  accoglirere la pluripremiata star internazionale della trap latina e del raggaeton Juan Carlos Ozuna Rosado, meglio noto come Ozuna, cantante e attore portoricano acclamato dalla critica come il "nuovo re del reggaeton": ha vinto due Latin Grammy Awards e detiene il record di vittorie in una sola premiazione ai Billboard Latin Music Award, con undici titoli conquistati.

Il 22 luglio si ritorna al Parco Rosati con la musica di Carlos Vives, cioè Carlos Alberto Vives Restrepo, cantautore, chitarrista, pianista e attore colombiano, 60 anni, vincitore di un Grammy Award e di tre Latin Grammy Award. E per il gran finale del 6 agosto torna sul palco lo storico gruppo Los Van Van, una delle prime band che ha mescolato il son cubano con il jazz e il rock, creando un originale progetto ritmico e armonico con una particolare influenza delle percussioni. La formazione venne fondata nel dicembre 1969 a L'Havana da Juan Formell, all’anagrafe Juan Climaco Formell Cortina, annata 1942, direttore, bassista, compositore e produttore del gruppo, scomparso nel 2014. Juan, che amava il jazz, inserì il contrabbasso, la batteria, i violini e i flauti, sostituendo il classico singolo cantante con un quartetto vocale: in quell’epoca erano idee innovative, e nel corso degli anni è seguita un’evoluzione e un cambiamento di stile con l’inserimento di tromboni, tastiere e violini elettrici. Los Van Van, la cui formazione originale vedeva Changuito (José Luis Quintana) alle percussioni, Pupi (Cesar Pedroso) al piano, il vocalist Pedrito Calvo, Samuel Formell (batteria), Mario Rivera (voce) e Roberto Hernandez (voce), ha anche una voce femminile, quella di Yeni Valdés, già cantante di NG la Banda, e dà vita a un genere del tutto nuovo dagli inizi degli anni 70, il songo, che incorpora cha cha cha, bolero, danzon, guaguancò e timba. I testi di Formell parlano di situazioni e problemi di vita quotidiana, realtà sociale e politica, e lo fanno con il linguaggio della strada, distinguendosi per la loro ironia: persino il nome dell'orchestra deriva da un modo di dire dei raccoglitori di canne da zucchero: "Van, Van" significa "Vai, Vai".

Prima di concludere va aggiunto che Fiesta non è solo musica live, ma è un vero e proprio villaggio che ospita tante forme di musica, arte e danza incoraggiando un’integrazione tra i diversi generi e sound. Tanti infatti saranno gli spettacoli scenografici e pieni di colori messi in scena da un corpo di ballo multietnico formato da 22 ballerini presenti per tutta l’estate. A dare un ulteriore contributo al divertimento notturno ci penseranno gli otto dj che nelle zone disco selezioneranno le più belle canzoni e sonorità latine e caraibiche: dalla salsa al mambo, dal cha cha cha alla bachata, rumba, merengue, timba, reggae e reggaeton. L’edizione 2022 torna con una veste rinnovata grazie alla passione e all’instancabile lavoro di ricerca del suo direttore artistico Mansur Naziri, attento alle nuove tendenze ma anche a non dimenticare l’importanza della tradizione. Insomma, il messaggio non scritto di Fiesta è molto semplice: è un festival che permette di capire e conoscere meglio le particolarità di altre culture, grazie alla presenza di artisti provenienti da diverse parti del mondo che attraverso la loro musica lanciano un messaggio universale di solidarietà. Tutto qui, e scusate se è poco…

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