ROMA

Scuole, occupazioni flop: poche adesioni tra gli studenti e licei "presi" per poche ore

Domenica 25 Novembre 2018 di Marco Pasqua

Esattamente un mese fa, la prima occupazione in una scuola romana, al Mamiani, avrebbe dovuto segnare l'inizio di una stagione rovente di mobilitazioni. Questo nelle intenzioni dei leaderini di un movimento studentesco che, giorno dopo giorno, è stato invece costretto ad alzare bandiera bianca e ad ammettere la propria incapacità di fare leva sugli studenti della Capitale. Perché delle 6 occupazioni registrate dal 23 ottobre, giorno di inizio dello stop alle lezioni nell'istituto di viale delle Milizie, nessuna è riuscita a convincere la maggioranza dei ragazzi (e dei genitori) che quella fosse la giusta via per manifestare il proprio dissenso contro le politiche del governo: tra scarse adesioni, dibattiti frequentati da una manciata di studenti svogliati e annoiati (con la testa china sullo smartphone, piuttosto che rivolta verso il relatore) e festini-flop (neanche l'alcol e gli spinelli riescono più a convincere i giovani in cerca di sballo ad unirsi alla mobilitazione).
 

 

FINTE ASSEMBLEE
Gli ultimi a muoversi sono stati i ragazzi del Tasso. Un'occupazione decisa dalla solita sparuta minoranza che, nel corso di una pseudo-assemblea, ha arbitrariamente scelto di interrompere le lezioni. Sostituendole con incontri e cineforum, che però non hanno trovato il favore della stragrande maggioranza degli alunni. I quali caso unico nella storia del movimento studentesco hanno addirittura organizzato un flashmob per protestare contro un'occupazione considerata solo una perdita di tempo. E che, vista la scarsa adesione, si è chiusa ieri, dopo appena 4 giorni. Con i ragazzi che sono usciti alla spicciolata dalla scuola, intonando cori, ma consapevoli di non essere riusciti a fare breccia tra i compagni. Scenario analogo aveva caratterizzato anche le proteste del Mamiani, il primo a muoversi e, al tempo stesso, a dover prendere atto della debolezza e dello scarso potere persuasivo delle motivazioni degli under 19 (tra questi il figlio del vice-sindaco, Luca Bergamo). Anche dopo che la presidenza ha reagito con fermezza al blitz che ha determinato lo stop ai corsi, sospendendo 200 liceali, il sit-in organizzato contro il provvedimento si è tradotto in un clamoroso fallimento.
 
 

Al Virgilio, il secondo liceo a essere occupato, domenica 28, è dovuta intervenire la polizia (trovando accampate appena 71 persone). Non prima che gli studenti danneggiassero impianto anti-incendio, bagni e le linee telefoniche. In questo caso, l'inventario dei danni è ancora in corso, ma una prima stima si aggirava intorno ai 60mila euro. «Una protesta inutile», avevano tuonato i genitori, solitamente inclini a sostenere a prescindere le ragioni dei figli, fino a difenderli persino nelle situazioni più estreme. Nei licei Socrate e Pilo Albertelli, il movimento, a parte i soliti pranzi sociali e partite a ping pong, ha convinto poche decine di giovani a sostenerli, tanto che le lezioni sono riprese in tempi brevissimi (intanto, nel primo liceo, alla Garbatella, sono stati registrati danni per 20mila euro). Il record di durata, in negativo, è del Righi: 48 ore scarse di occupazione. Quando, dopo aver lanciato invano numerosi appelli social («calate, ci serve una mano»), gli aspiranti rivoluzionari si son resi conto che i loro colleghi preferivano le lezioni tradizionali alla porchetta e al vino in classe, hanno levato sacchi e pelo e hashish. Al Colonna, a Campo de' Fiori, qualche giorno fa, poche decine di ragazzi hanno tentato invano la presa dell'istituto: ma il blitz è fallito. «La mobilitazione continua», dicevano ieri i capibastone dell'occupazione-flop al Tasso. Ma nessuno sembrava più esserne convinto. 

Ultimo aggiornamento: 17:09 © RIPRODUZIONE RISERVATA