Reddito di cittadinanza, Garavaglia: «Lo cambieremo perché frena l’economia, operatori non trovano stagionali»

Reddito di cittadinanza, Garavaglia: «Lo cambieremo perché frena l economia, operatori non trovano stagionali»
di Francesco Bisozzi
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Venerdì 30 Luglio 2021, 00:18 - Ultimo aggiornamento: 13:11

«Il reddito di cittadinanza distorce il mercato del lavoro e frena la ripresa economica, bisogna cambiare la misura già con la prossima legge di Bilancio». Massimo Garavaglia chiede una svolta dopo la pioggia di proteste degli operatori del turismo, costretti a fare i conti con l’assenza di lavoratori stagionali. Manca circa un quarto della forza lavoro richiesta durante i mesi estivi, tra 150mila e 200mila lavoratori. «Il problema - prosegue il ministro del Turismo - è che adesso ci sono persone che preferiscono vivere con i sussidi anziché accettare i lavori disponibili che chiunque può ottenere».

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Ministro, secondo gli operatori del settore è il reddito di cittadinanza che spinge molti percettori a non accettare le offerte di impiego di albergatori e ristoratori. 
«Hanno perfettamente ragione.

Vede, io sto girando l’Italia in lungo e largo. Parlo con decine di imprenditori al giorno. E tutti, dico tutti, lamentano la stortura creata sul mercato del lavoro dal reddito di cittadinanza. Una stortura particolarmente dannosa, oggi e in futuro. Nella sostanza, il reddito di cittadinanza, ma ci metto anche la Naspi, fanno una vera e propria concorrenza al reddito da lavoro, come del resto sottolinea pure Federturismo». 

Da sostegno anti-povertà il sussidio dei Cinquestelle si è trasformato dunque in un disincentivo a lavorare? 
«Beh, per capirlo basta sfogliare qualche libro di storia dell’economia o letto una delle tante encicliche della Chiesa sulla dottrina sociale e sul principio di sussidiarietà. Non è un caso se tale principio, abbozzato nella Rerum Novarum di Leone XIII, viene approfondito 40 anni dopo da Pio XI, ossia nel 1929, cioè l’anno della grande crisi americana. L’impatto di quella crisi sull’economia globale non fu molto diverso da quello prodotto dalla pandemia. Nelle due encicliche, e nelle successive che arriveranno negli anni seguenti, viene perfezionato gradualmente il principio di sussidiarietà. E questo stabilisce che la presenza dello Stato deve essere limitata nel tempo, altrimenti distorce l’economia. Esattamente quel che avviene». 

 

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I percettori attivabili, secondo i dati diffusi dall’Anpal, sono 1,1 milioni. Ma il 75% non cerca lavoro. Come se ne esce?
«Quando si rompe un ferro da stiro, prima si prova a ripararlo. E se non ci si riesce, lo si cambia. Ecco, credo sia arrivato il momento di cambiare il meccanismo dei sussidi. Dovevano essere uno strumento a tutela dei lavoratori che avevano perso l’occupazione, dovevano essere una leva della politica attiva del lavoro. Ora sono l’esatto contrario: un disincentivo al lavoro e una concorrenza sleale». 

Con quali conseguenze? 
«Chi percepisce il reddito di cittadinanza troppo spesso preferisce rinunciare a offerte, o svolgere qualche attività in nero, piuttosto che andare a lavorare. Per i Comuni poi è difficile e oneroso avvalersi dei sussidiati per servizi vari. A questo mi riferisco quando parlo di concorrenza. Le conseguenze sono devastanti. Non solo per l’impatto economico, pure considerevole, ma per l’atteggiamento che rischia di innescarsi in ampie fasce della popolazione: meglio vivere con sussidi che accettare i lavori che si possono ottenere. Il lavoro è dignità e libertà, il sussidio la mancia del potente di turno».

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Un emendamento al decreto Sostegni bis, poi scartato perché giudicato inammissibile, prevedeva per i sussidiati l’obbligo di accettare lavori stagionali, pena la perdita della card. Tornerete a proporre un intervento di questo tipo? 
«Il reddito di cittadinanza va cambiato. Credo che, come Lega, metteremo in campo iniziative in tal senso già con la prossima legge di Bilancio». 

In molti nella maggioranza chiedono di migliorare la misura dei grillini, ma il M5S continua a difendere il sostegno a spada tratta. C’è dunque un problema politico.
«Mi sembra evidente che lo sia. Per questo lo affronteremo, in modo organico, con la legge di Bilancio, la legge più importante di un governo. La cifra dell’esecutivo è il pragmatismo. Sarebbe bene che lo ricordassero tutti i miei colleghi, mettendo da parte ideologie fasulle o del passato, o calcoli politici di ipotetiche future alleanze». 

Secondo lei il Pd, che ha in gestione il ministero del Lavoro, gira la testa dall’altra parte sulla riforma del reddito di cittadinanza perché è un progetto M5S e non vuole entrare in rotta di collisione con un possibile e futuro alleato? 
«Ha fatto una sintesi particolarmente efficace».

Altro problema. Oggi continuano a percepire il sussidio persone che sulla carta non ne avrebbero diritto: tra questi c’è chi non possiede i requisiti economici richiesti e addirittura chi ha precedenti per reati penali gravi. La macchina dei controlli necessita a suo avviso di un tagliando?
«Alla luce dell’esperienza mi sembra ovvio».

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L’aiuto è già costato quest’anno più di 4 miliardi che di questo passo diventeranno 9 entro fine anno, 2 in più rispetto al 2020. Il Paese, in una fase tanto delicata, può permettersi un simile esborso?
«No. E per mille ragioni diverse. Per rispetto di chi tutti i giorni va al lavoro. E per rispetto di chi, oggi, deve rinunciare ad agganciare la ripresa economica. In questa maggioranza, la Lega sta mettendo da parte alcuni dei propri vessilli per onorare un impegno assunto davanti al Paese. Con la difesa ostinata e ideologica del reddito di cittadinanza altri non stanno facendo la loro parte».
 

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