Amatrice, commozione nel saluto al vescovo Pompili: «Ma è un arrivederci non un addio»

Il vescovo Pompili ad Amatrice
di Marzio Mozzetti
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Lunedì 26 Settembre 2022, 00:10

RIETI - Non un addio, ma un arrivederci. Il vescovo Domenico Pompili si congeda da Amatrice con questo proposito, che ci tiene a precisare all’inizio della funzione. All’auditorium della Laga, venerdì, ci sono davvero tutti: istituzioni, associazioni e cittadini, per salutare don Domenico e augurargli buon lavoro. Tra i regali, la mattonella in ceramica che raffigura un affresco del Santuario della Madonna di Filetta, patrona di Amatrice, la cui reliquia era presente anche alla messa di saluto e il poster realizzato dai ragazzi di Amatrice dal titolo “ne vale la pena”. «La distanza fisica non è quella più definitiva nell’allontanare le persone - prosegue Pompili. - Questo legame che abbiamo costruito non si allenterà».

Il riferimento. Ma, nonostante questo, è difficile accomiatarsi da quella che è stata l’unica costante, l’unico riferimento fisso in questi sei anni dal dopo sisma. Don Domenico anche questa volta ha le parole giuste per i terremotati che da quel 24 agosto sono stati il suo pensiero ricorrente: per ogni cosa c’è il suo tempo ci tiene a dire: prima della funzione si reca per l’ennesima volta al monumento delle vittime del sisma. Sono loro il primo pensiero. Poi prosegue sulla scia dei ricordi: «Il simbolo del terremoto è stato l’orologio della torre. Qui ad Amatrice tutti pensavano che il tempo si fosse fermato. In realtà in questi sei anni il tempo non si è fermato e ha continuato a scorrere attraverso innumerevoli circostanze e situazioni che hanno costruito una relazione. Il tempo non è l’orologio ma è una questione che ha a che fare con le nostre relazioni. Questi sei anni non sono stati un tempo morto, ma vivo, che ha generato tante relazioni, che ha costruito innumerevoli rapporti, che ha fatto crescere nuove generazioni». Sul tempo, il vescovo spiega che «è stato propizio». Pompili saluta i fedeli, augurandosi che «il tempo sperimentato in questi anni sia un tempo propizio e non inerte. Dentro di noi deve preservare quel senso di fiducia nella vita: è la fede, la risorsa più importante che ci fa continuare a sperare». Poi la parola al sindaco di Amatrice, Giorgio Cortellesi, anche lui con la voce rotta dalla commozione, che legge il messaggio da parte della cittadinanza di Amatrice: è il dolore di un popolo, ma anche la promessa risoluta che si andrà avanti con quanto appreso da Pompili».

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