Alatri, la misura anti-vendetta: «Via i fucili a familiari di Emanuele»

Martedì 4 Aprile 2017 di Pierfederico Pernarella
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FROSINONE Ritirati i fucili da caccia ai familiari e ai più stretti conoscenti di Emanuele Morganti, il giovane di Alatri, in provincia di Frosinone, pestato a morte dal branco all’esterno del club “Mirò”. Un clima talmente teso, già all’indomani dell’omicidio, che ha spinto le forze dell’ordine a togliere dalla circolazione in via precauzionale le armi legalmente detenute da chi era stato direttamente colpito dai fatti di sangue. Un provvedimento previsto dalla normativa (notoriamente rigida in Italia) sulla detenzione di armi utilizzate sia per attività venatorie che per la difesa personale. Misure di questo tipo normalmente vengono adottate anche in situazioni di conflittualità più comuni come ad esempio liti di vicinato. Figuriamoci nel caso di un povero ragazzo pestato a morte. Una vicenda che ha colpito tutti per la sua ferocia e che avrebbe potuto scatenare reazioni incontrollabili.

LA RIUNIONE IN PREFETTURA
La questione era stata sollevata anche nel corso della riunione del Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica convocata in Prefettura il giorno dopo il fermo con l’accusa di omicidio volontario di Mario Castagnacci e Paolo Palmisani. C’erano infatti segnali sul clima incandescente, alimentato anche dai social network sui quali sono cominciati a circolare i nomi delle persone fermate e degli altri indagati a piede libero.

MINACCE E RONDE
Già nelle ore successive ai fermi, eseguiti nella serata di lunedì 27 marzo, sono cominciate le ronde davanti alle abitazioni di alcuni parenti di Palmisani e Castagnacci. Poi, il giorno seguente, c’è stato l’episodio delle minacce e dell’aggressione all’interno dello studio dell’avvocato Giampiero Vellucci, legale di due dei quattro buttafuori indagati. Temendo ritorsioni, indagati e alcuni familiari sono spariti dalla circolazione. Segnali inequivocabili di una situazione estremamente tesa, che hanno fatto alzare al massimo il livello di guardia e spinto a ritirare in via precauzionale i fucili da caccia in uso ai familiari e ai più stretti amici della vittima. Provvedimento che è stato accompagnato anche da una serie di controlli straordinari sul territorio. Con il trascorrere dei giorni il clima di odio e vendetta delle prime ore è andato scemando per lasciare spazio allo strazio e al cordoglio. Un messaggio chiaro e forte contro ogni forma di violenza è stato lanciato nel corso della fiaccolata che si è svolta a Tecchiena, frazione di Alatri dove risiede la famiglia della vittima, e della marcia organizzata il giorno successivo nel centro storico, sul luogo del brutale pestaggio. Netto anche l’appello della famiglia della vittima: «Vogliamo giustizia, non vendetta», ha detto Marco Morganti, fratello di Emanuele, davanti all’obitorio del Policlinico Tor Vergata, dove poche ore prima si era svolta l’autopsia.

IL SOPRALLUOGO DEI RIS
Intanto proseguono senza sosta le indagini. I carabinieri del Ris hanno passato al setaccio ogni angolo del club “Mirò” e della piazza Regina Margherita antistante, dove Emanuele è stato ucciso. Si cercano tracce organiche e indizi che potrebbero essere sfuggiti. Si cerca, soprattutto, l’oggetto contundente con cui, secondo quanto emerso dall’autopsia, è stato dato il colpo fatale alla testa del ventenne. Gli accertamenti del Ris sono in corso anche sull’auto contro cui Emanuele ha sbattuto la testa prima di perdere conoscenza. Esami che ora vengono effettuati in maniera mirata, alla luce delle numerose testimonianze, oltre un centinaio, raccolte dai carabinieri. E ieri l’avvocato di Franco Castagnacci, padre di Mario, indagato per rissa, ha depositato la richiesta per essere ascoltato dalla Procura. Secondo l’accusa l’uomo avrebbe preso parte alla rissa da cui è scaturito il pestaggio finale ad opera del figlio Mario e di Paolo Palmisani. Ma gli investigatori ipotizzano che all’aggressione che ha portato alla morte del giovane abbiano preso parte altre persone.

Ultimo aggiornamento: 5 Aprile, 11:45 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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