Alatri, ronde in paese per farsi giustizia da soli: difficile trovare un legale per gli accusati

Giovedì 30 Marzo 2017 di Stefano De Angelis
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FROSINONE Avvocati minacciati, liti in strada, ronde e voci di spedizioni punitive. Una valanga di commenti sulle pagine locali dei social carichi di sete di giustizia e l'immediato appello del Comune a «rifuggire dai sentimenti di vendetta».

I genitori dei due fermati spariti da Alatri, c'è chi ha lasciato la città per timori e intimidazioni e chi non si vede da giorni, e alcuni parenti che vivono barricati in casa. Nella città della Ciociaria teatro del massacro di Emanuele Morganti, il ventenne colpito alla testa e pestato con calci e pugni davanti a un locale dopo un litigio, regnano rabbia e paura. L'allerta dei carabinieri è massima: per evitare eventuali ritorsioni e scontri tra gruppi, stanno presidiando Alatri con tante pattuglie di giorno e di notte.

ALTRI INTERROGATORI
Il tutto mentre vanno avanti le indagini per ricostruire ogni attimo del pestaggio: ieri mentre in migliaia sfilavano in strada dando forza alla fiaccolata organizzata dal Comune in ricordo di Emanuele e contro ogni forma di violenza, nella caserma dei carabinieri erano in corso altri interrogatori, saranno 105 a fine giornata. Oltre ai due fermati, Mario Castagnacci e Paolo Palmisani, 27 e 20 anni, accusati di omicidio volontario, nell'inchiesta ci sono cinque indagati con l'ipotesi di rissa, quattro sono buttafuori del locale.

PAURA TRA LE TOGHE
Dopo la notte di violenza, si sono vissute ore di tensione. Al punto che tra gli avvocati contattati nessuno ha accettato di difendere i fermati, che sarebbero assistiti da un legale della Capitale, dove sono stati individuati e bloccati due notti fa nella zona di Boccea. Momenti di apprensione, invece, li ha vissuti l'avvocato Giampiero Vellucci. Lui difende due indagati e due sere fa si è visto piombare nello studio di Frosinone tre persone. «Sono entrate imponendomi di rinunciare a difendere i miei assistiti, cosa che io non ho fatto», ha raccontato. Il bilancio è stato di due vasi posti all'ingresso divelti, una segretaria spintonata e un altro legale schiaffeggiato.

«Rinunciando creerei un precedente pericoloso e non sarebbe in linea con il coraggio che ho sempre mostrato in trent'anni di attività professionale».

LA TELEFONATA
Una telefonata dai toni decisi l'ha ricevuta l'avvocato Antonio Ceccani: «Non prendere le difese dei buttafuori, fallo nel tuo interesse», ha riferito chi stava dall'altra parte del telefono. Lui, alla fine, ha rinunciato all'eventuale incarico. Stessa scelta l'ha fatta l'avvocato Tony Ceccarelli, che all'inizio aveva assunto la difesa di Castagnacci: «È stata una decisione autonoma, presa senza alcuna pressione - sottolinea -. Lo dico perché in questi giorni sono stati molti i colleghi, anche di indagati marginali, che sono stati minacciati e malmenati». Altri legali hanno deciso di seguire la stessa strada e altri ancora, hanno dichiarato, lo avrebbero fatto nel caso fossero stati chiamati. Nelle ultime ore, inoltre, anche una giornalista ha denunciato di essere stata aggredita ad Alatri.

Il clima teso che si respira ha spinto il Consiglio comunale ad approvare una mozione in cui, tra l'altro, si «esprime profonda preoccupazione per le forti tensioni che in queste ore pervadono la nostra città e per l'allarme sociale che questa tristissima vicenda ha generato». Senza dimenticare le parole del procuratore capo De Falco: «Sono stati ascoltati in molti, alcuni sono stati omertosi e altri reticenti». Oggi, intanto, sarà affidato l'incarico di eseguire l'autopsia sul corpo di Emanuele.

Ultimo aggiornamento: 17:03 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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