Paolo Rossi, Zoff: «Il suo sorriso era per tutti, anche per chi lo attaccava. Non l'ho mai visto triste»

Paolo Rossi, Zoff: «Il suo sorriso era per tutti, anche per chi lo attaccava. Non l'ho mai visto triste»
di Daniele Magliocchetti
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Venerdì 11 Dicembre 2020, 07:17 - Ultimo aggiornamento: 16:39

«Se ne è andato un ragazzo straordinario, un uomo gentile, semplice e per bene. Un calciatore fantastico. Faccio davvero fatica a pensare che Paolo non ci sia più». Non riesce quasi a parlare Dino Zoff. Si ferma, poi riprende e si riferma. Vicino a lui c'è la moglie Annamaria, il telefono da ieri mattina non fa che squillare. Lui e Paolo Rossi erano molto legati. Lui e Pablito, insieme all'urlo di Tardelli, sono l'immagine dei mondiali dell'82. Il portiere e capitano che alza la coppa del mondo e l'attaccante che sorride ed esulta ai gol. Immagini emblematiche che ancora oggi, a quasi quarant'anni di distanza, sono un'icona. Anche per chi quei mondiali non li ha mai visti, se non tramite social e tv. «Non riesco a capacitarmi. Appena l'ho saputo, ho pensato a un brutto sogno, a un incubo, veramente. Negli ultimi tempi con Paolo non ci sentivamo con la stessa frequenza di prima, sapevo che non stava tanto bene, mai avrei immaginato fosse una cosa così grave. Così proprio no. Sono distrutto».
Eravate comunque ancora legati?
«Era mio fratello, quelli dell'82 lo sono tutti, anche se lui era lui. Nei suoi confronti mi sentivo un po' il fratello maggiore. Non ci sentivamo più spesso come prima, ma sapevo che c'era sempre. Quando persone così se ne vanno in questo modo è tragico. Era un ragazzo stupendo, solare, ma come me era una persona riservata che non parlava in nessun modo della sua malattia».
Lei e Rossi siete l'immagine di un mondiale che ha ridato speranza ad un'intera nazione.
«Non era un momento facile per il nostro Paese, me lo ricordo bene, al di là delle polemiche con la stampa. Mamma mia. L'ho sempre detto e lo ribadisco, vincemmo quei mondiali grazie ai gol di Paolo e alla tenacia di Bearzot che ci fece diventare una squadra e un gruppo di uomini. Ma Paolo fu fondamentale, non si abbatté mai».
Su Rossi tanti non furono teneri in quel momento.
«Chi lo scorda? Ma noi sapevamo che era un giocatore formidabile, un atleta serio, lo vedevamo ogni giorno in allenamento, poi tutto divenne più chiaro anche per gli altri con quei tre gol al Brasile. Il resto è storia che tutti conoscono. L'uomo giusto, al momento giusto e nel modo giusto. Fu il suo mondiale ed è naturale che sia così, e lo sa perché?».
Prego.
«Vede, a Paolo in quel momento veniva detto di tutto, ma lui aveva sempre il sorriso, anche con i giornalisti, non faceva che scherzare, essere ironico, e lavorava. Tanto. Questa è stata la sua forza, ma non solo nel calcio, nella vita. Disponibile con tutti, con una umanità fuori dal comune».
Una carriera calcistica quasi in simbiosi, non solo in nazionale.
«In un certo senso siamo cresciuti insieme, con l'Italia e alla Juventus. A volte ci capivamo con uno sguardo in campo e pure fuori. A lui piaceva scherzare, sempre. Era così, anche su se stesso. Persone come lui nel calcio non c'erano. Poche volte, quasi mai, gli ho visto rispondere male o essere maleducato, anche magari con chi lo meritava... Mai. Era la sua forza, il suo segreto».
Si ricorda qualche aneddoto, un'immagine sua e di Paolo Rossi?
«Me lo chiedete tutti, ma non ci sono cose specifiche o episodi particolari. Dico solo che non era mai triste, pronto a fare scherzi. Un continuo».
Quanto le mancherà?
«Tantissimo, non può capire quanto. Anche adesso, ad esempio, mentre stiamo parlando, per me è sempre lì, nella sua casa. Proprio non riesco a credere che Paolo non ci sia più per davvero».
 

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