Paolo Rossi, Vanzina: «Quei gol come preludio dei magnifici Anni 80, tornammo spensierati»

Paolo Rossi, Vanzina: «Quei gol come preludio dei magnifici Anni 80, tornammo spensierati»
di Enrico Vanzina
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Venerdì 11 Dicembre 2020, 07:28 - Ultimo aggiornamento: 07:32

Lo ricordo come se fosse oggi quel mio 11 luglio del 1982. Ricordo la tensione, la paura, la speranza, la fede, la gioia, le lacrime. E poi quella sera, io in giro come un matto per via del Tritone, con in mano il tricolore, a sventolare la nostra bandiera tra la folla in preda al delirio. Eravamo Campioni del Mondo.
Dietro a questi ricordi indelebili c'era un gruppo formidabile di persone. Le conosciamo a memoria. Grandi atleti, grandi sportivi, grandi politici, ma soprattutto grandi uomini. Quelli, come si dice, che fanno la storia.

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E tra di loro, un quasi ragazzino, un talento nostrano che riuscì a riportarci un po' tutti con le mani levate al cielo, come usava fare lui quando segnava, il capocannoniere dei Mondiali, dal soprannome esotico Pablito, toscano dalla gentilezza insolita, timido, riservato, un bravo ragazzo italiano, semplice nel cognome e coraggioso nei fatti: Paolo Rossi. Adesso che ci ha lasciati fa tenerezza ricordare la sua vita, le sue imprese, con l'alone di malinconia per la sua scomparsa precoce che lo accompagnerà verso un'altra vita. Eterna.


Se ci chiedessimo cosa ha rappresentato Paolo Rossi per il nostro paese mi verrebbe da dire: grazie a lui, dopo una stagione di sangue e terrore, noi italiani, con due anni di ritardo, siamo entrati negli Anni 80. Sì, quella sera allo stadio Bernabeu, Paolo Rossi, alla testa dei suoi compagni, ha strappato definitivamente la cappa di dolore che pesava da anni sul nostro paese. Ci ha avvicinati al cielo. Un cielo azzurro come la sua maglia. Un cielo finalmente rischiarato dalla voglia di rinascere e di ripartire. E infatti tutto si rischiarò e ripartimmo. Con quel biglietto da visita di carattere sportivo l'Italia rialzò la testa e intorno a noi cominciarono a guardarci come vincenti. E infatti vincemmo. Iniziò la grande stagione del made in Italy, della moda italiana che sbarcava in tutto il pianeta, il cibo, il vino, la Ferrari che riprendeva a vincere nel campionato costruttori, il mare italiano che attraeva il mondo intero, l'Italia come luogo iconico della migliore qualità della vita. Quella dell'11 luglio del 1982 fu qualcosa di più di una partita di calcio, fu il passaporto per entrare nella leggenda del paese davvero più bello del mondo.

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IL PRESIDENTE DI TUTTI
Insieme a Paolo Rossi, simbolo calcistico di quel trionfo epocale, c'era un grande presidente: Sandro Pertini. Tutti i presidenti dicono di voler essere il presidente di tutti, ma non me ne vogliamo alcuni se ad esserlo per davvero fu proprio Sandro Pertini. Lui, il presidente socialista e partigiano, che ebbe la forza di sdoganare il valore del tricolore dopo anni cupi di massimalismo politico. Perché quella sera, sulle finestre di tutti gli italiani, apparve dopo anni di inutili sospetti nazionalistici e di violenta contrapposizione ideologica, la bandiera italiana. Fu grazie a Sandro Pertini e a Paolo Rossi. Ritrovammo l'orgoglio, a destra, al centro e anche a sinistra, di sentirci uniti da quel tricolore vincente. Da allora, nei momenti più difficili per il nostro paese, quel tricolore risalta fuori sui balconi e sui davanzali, a testimoniare una unità non solo necessaria ma veramente sentita. Forse oggi non ce ne rendiamo più conto ma allora fu qualcosa di straordinario.

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ITALIA ALLE STELLE
Nel decennio dopo, quegli Anni 80 durante i quali l'Italia salì di grado, sono stati criticati usando dei pregiudizi di nuovo ideologici. L'edonismo, il berlusconismo, il craxismo, insieme alle parabole di Margaret Thatcher e Ronald Reagan, hanno monopolizzato tutto e il decennio 80 è stato messo all'indice come momento di decadenza reazionaria. Oggi, però, soprattutto i giovanissimi, hanno riscoperto quegli anni che fanno da sotto testo alla loro visione estetica. E in cima a quel periodo, in verità per molti versi formidabile, svetta la figurina Panini di Paolino Rossi, con le sue braccia esili rivolte verso il cielo. Peccato che Rino Gaetano, il quale aveva cantato quasi come una premonizione il cielo è sempre più blu , era scomparso un anno prima senza poter vedere che quel cielo, e stavolta sul serio, era tornato a colorarsi con la vena cromatica della gioia.
Grazie Pablito. Grazie per aver reso veri, per Italia e per tutti noi , quei bellissimi sogni che non svaniranno mai più.
 

 

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