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Omicidio Willy, Marco Bianchi dal carcere: «Non siamo stati noi»

I fratelli Bianchi
3 Minuti di Lettura
Mercoledì 29 Giugno 2022, 09:03

Aveva già scritto il fratello, ora lo fa lui. Marco Bianchi, accusato dell'omicidio di Willy Monteiro Duarte, la notte tra il 5 e 6 settembre del 2020 a Colleferro, insieme a suo fratello Gabriele e agli amici Mario Pincarelli e Francesco Belleggia si è rivolto all'Adn Kronos con una lunga nota, dove accusa i giornalisti e parla alla madre di Willy, il giovane di Paliano massacrato di botte.

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«Io e Gabriele siamo ragazzi di cuore, sinceri - scrive - Tutte quelle cattiverie che hanno detto contro di noi non sono vere, sono state solo bugie su bugie per farci toccare il fondo. Siamo stati descritti sin dall'inizio, senza conoscere gli atti del processo, come mostri e assassini. Dai giornali e dai social è stata usata una nostra foto per dimostrare che eravamo due ragazzi che pensavano solo a fare la bella vita. Ho avuto la forza di guardarmi allo specchio, di essere fiero di quello che sono e di combattere per la mia innocenza. Io e mio fratello non ci siamo mai nascosti su nulla, non abbiamo mai chiesto aiuto, non siamo mai stati protetti, sempre soli e divisi. Abbiamo sempre affrontato tutti i problemi per far capire la realtà delle cose, perché noi siamo così: disponibili, educati e rispettosi, sempre pronti ad aiutare i più deboli». «I problemi li abbiamo avuti a causa dei giornalisti che hanno perso il controllo, raccontando falsità su falsità. Posso capire che è il vostro lavoro ma almeno siate umani e umili nel dire la verità, perché tutti siamo figli, tutti siamo genitori e disgrazie come questa possono accadere a chiunque. Solo che qui, oltre alla disgrazia, c'è anche la beffa che il colpevole non si è preso le proprie responsabilità. Ancora con il sangue sulle scarpe, se ne sta tranquillo in casa sua» scrive riferendosi a Belleggia, unico imputato ad oggi ai domiciliari.
«Sia io che Gabriele continueremo sempre, da uomini veri, a dire che non c'entriamo nulla con questo crimine - ribadisce - Non siamo degli psicopatici che negano davanti all'evidenza e prima o poi la verità uscirà fuori. C'è una grande differenza tra farsi la galera da colpevoli e farsela da innocenti. . Quel ragazzo non è morto per mano nostra. L'ho messo in chiaro in aula, davanti al giudice, guardando in faccia la povera madre di Willy». La sentenza è attesa per il 4 luglio, il papà di Willy ha detto: «Per adesso lasciamo le cose come stanno e non commentiamo. Il prossimo lunedì ci sarà la sentenza, confidiamo nella giustizia»
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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