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Serena, dalla piazza reale a quella dei social network, la rabbia ma anche la gogna contro gli assolti

Serena, dalla piazza reale a quella dei social network, la rabbia ma anche la gogna contro gli assolti
di Alberto Simone
4 Minuti di Lettura
Domenica 17 Luglio 2022, 12:15

 Dalla piazza reale a quella virtuale: sdegno, incredulità e rabbia si sono riversati sui social dopo i tafferugli dinanzi al Tribunale. «Vergogna!». Le urla partono dall'interno dell'aula della corte d'assise, proseguono nel centro di Cassino. Quello che succede dinanzi al Palazzo di Giustizia è solo l'anteprima di quello che seguirà qualche ora dopo sui social. Ancora per tutta la giornata di ieri, in molti hanno espresso disappunto per il fatto che dopo 21 anni Serena Mollicone non ha ancora avuto giustizia. Non solo semplici cittadini, anche alcuni esponenti politici e noti opinionisti hanno voluto palesare il loro pollice verso al verdetto emesso dalla Corte d'assise del Tribunale di Cassino che ha assolto la famiglia Mottola per non aver commesso il fatto: non c'erano prove. E probabilmente è questo uno degli elementi che ha fatto scattare i nervi dei cittadini: il fatto che in questi 14 mesi di udienze molto è stato detto degli indizi emersi a carico di Mottola. Meno enfasi è stata data a quella che è stata poi la ragione principale per la quale la condanna non è arrivata: nessuna prova concreta della colpevolezza della famiglia dell'ex brigadiere della casera di Arce è stata fornita alla corte da parte della procura. Una decisione non facile quella dei giudici, riuniti oltre sette ore in camera di Consiglio nella giornata di venerdì prima di leggere il dispositivo.


IL VERDETTO
Pochi minuti sono invece bastati al tribunale dei social per sentenziare nei confronti della corte d'assise del Tribunale di Cassino. La rabbia, dicevamo, il sentimento prevalente. In tanti, troppi, non riescono a misurare le parole. E allora ecco che c'è chi alla famiglia Mottola augura «di avere una vita agitata fino alla morte». Per il tribunale dei social, la sentenza emessa dai giudici del Tribunale di Cassino è senza dubbio sbagliata. Viene il dubbio che pochi dei commentatori abbiano letto le carte o abbiano seguito almeno un'udienza del processo. La sete di giustizia però era troppa: condanna doveva essere, ma condanna non è stata. Ed ecco che allora come un mantra in tanti sostengono che «oggi Serena è stata uccisa di nuovo». E ancora: «Un Paese senza giustizia è un Paese senza speranza». Chi sulla propria bacheca Facebook, chi posta una storia su Instagram con la foto della 18enne di Arce. Il leitmotiv è sempre lo stesso: «Serena è morta due volte: di assassinio e di ingiustizia. Un'altra pagina nera per le forze dell'ordine e per la giustizia italiana». Lo sdegno e l'incredulità continuano ad inondare i social quando sono passate già 24 ore dalla sentenza e sono ancora tanti coloro che non riescono a misurare le parole: «Giustizia vergognosa, speriamo in una giustizia divina», scrivono diversi utenti. Neanche la politica resta estranea ai commenti social. L'assessore alla Cultura e alla Comunicazione del Comune di Cassino Danilo Grossi palesa la sua amarezza postando un articolo che dà conto dell'assoluzione della famiglia Mottola e commenta: «Senza parole». Vengono giù a cascata una serie di reazioni inferocite. A gettare altra benzina su un fuoco già molto ardente, ci pensano poi anche noti volti televisivi, scrittori e giornalisti. Tra questi c'è Andrea Scanzi, che su Facebook vanta oltre 2 milioni di followers. Posta una foto della famiglia Mottola e scrive: «Le sentenze si rispettano, e bla bla bla. Ma per me, oggi, hanno ammazzato Serena Mollicone un'altra volta. Spero di sbagliarmi. Dopo la sentenza, in molti in Aula hanno gridato Vergogna!. Li capisco».
Alberto Simone
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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