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Carminati libero, ora la Procura teme la fuga

Carminati libero, ora la Procura teme la fuga
di Michela Allegri
5 Minuti di Lettura
Mercoledì 17 Giugno 2020, 00:07 - Ultimo aggiornamento: 06:45

A Il 22 ottobre dello scorso anno Alessia Marini lo aveva detto a voce alta: «Non c’è la mafia, ho capito bene?Adessome loriporto acasa!». La Cassazione aveva appena sentenziato, una volta per tutte, che il Mondo di Mezzo di suo marito, Massimo Carminati, e di Salvatore Buzzi non fosse comandato e organizzato da clan e boss: era piuttosto il terreno d’azione di due associazioni criminali in grado di corrompere su larga scala, fino a insediarsi ai piani più alti della pubblica amministrazione. E adesso quel giorno è arrivato: ieri l’ex terrorista nero ha lasciato il carcere di Oristano, dove era stato trasferito dopo un periodo di detenzione al 41bis a Tolmezzo.

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Il re del Mondo di mezzo ha attraversato l’uscita ed è tornato a casa: libero, in attesa che la Corte d’appello ridetermini la penaasuocarico,comechiestodalla Cassazione. Ilmotivo della scarcerazione è tutto tecnico: dopo 5 anni e 7 mesi trascorsi in prigione, sono scaduti i termini di custodia cautelare e, a causa delle lungaggini della giustizia, non c’è ancora stata una sentenza definitiva. Ma adesso il timore è che Carminati possa fuggire. Per questo motivo, la Procura generale ha intenzionedichiedere ildivietodi espatrio e l’obbligo di dimora, per l’ex estremista nero e per tutti gli altriscarcerati. Ilricorso inCassazione contro ladecisionedelTribunaledella libertà non è infatti scontato: una recente sentenza delle Sezioni Unite sposa inpieno la tesidei legalidell’ex Nar.
 



L’ISTANZA
Dopo tre rigetti da parte della Corte d’appello, l’istanza di scarcerazione per decorrenza dei termini di custodia presentata dagli avvocati Cesare Placanica e Francesco Tagliaferri è stata infatti accolta: nel caso di Carminati,nonvale ilmeccanismodella contestazione a catena, che permette ilprolungarsi dei terminididetenzione cautelare. Tradotto: l’ex Nar è stato arrestato la prima volta nel dicembre 2014, mentre nel maggio 2015 a lui e agli altri imputati è stata notificatauna secondamisura. Per il Riesame - e per le Sezioni Unite - per calcolare i termini di custodia cautelarebisognaconsiderare laprimaordinanza. E conta anche il reato. Caduta l’accusa di associazione mafiosa, lacontestazionepiùgraveper l’ex Nar è lacorruzione, che all’epoca dei fatti aveva una pena massima di 8 anni.
 
 


Significa che Carminati, dal momentodell’arresto,hagià scontato i due terzi del massimo edittale e quindi può tornare a piede libero. Il Cecato, come tutti gli altri assolti dall’accusadi416bis,nondovrà essere processato nuovamente: il reato nonpotràessereriqualificato.Dovrà solo essere ricalcolata la pena. E con ogniprobabilitàsaràpiùbassadei14 anniemezzoche igiudicidisecondo gradogliavevano inflitto,aggiungendo erroneamente al suo curriculum criminaleanche ladefinizionedimafioso. Una decisione stroncata dalla Cassazione. A quattro giorni di distanza dal deposito delle motivazioni che smontano punto per punto la sentenza di secondo grado, è arrivataanche lascarcerazione.
 
 


Eunruolo lo hanno avuto anche quelle stesse motivazioni: depositate dopo tantissimo tempo, a quasi otto mesi di distanza dalla sentenza. Fissare un appello ed arrivare alle pene definitive in pochi giorni sarebbe stato impossibile. La scarcerazione, quindi, era praticamente inevitabile. E proprio per questo motivo il ministro della Giustizia,AlfonsoBonafede,hadeciso di delegare l’ispettorato generale a svolgere accertamenti. «Mi viene da sorridere - commenta l’avvocato Tagliaferri - Evidentemente il ministro non conosce la vicenda processuale. La scarcerazione consegue all’applicazione del codice di procedura penale». Ma intanto le opposizioni vanno all’attacco, con il leader dellaLega inprima linea: «Dopomafiosi e camorristi, esce di galera anche Carminati. Chi avvisa Bonafede?», ha commentato Matteo Salvini.

L’ITER PROCESSUALE
Il processo alMondo diMezzo è stato travagliato, con decisioni altalenanti. Ipm eranoPaolo Ielo,LucaTescaroli e Giuseppe Cascini: nel dicembre2014avevano ottenuto l’arresto dell’ex terrorista di estrema destra, noto per i legami con la Banda della Magliana e che nell’estate del 1999 era stato il protagonista del furto del secolo: nel caveau della cittadella giudiziaria di piazzale Clodio, a Roma. Secondo gli inquirenti, insieme a lui, al vertice dell’organizzazione criminale che da anni teneva sotto scacco la Capitale con metodi da boss c’era Buzzi, già condannato per omicidio, poi graziato e diventato il rasdellecooperative rosse.

Una ricostruzione non condivisa dai giudici di primo grado che comunque avevano inflitto pene elevate: due associazioni adelinquere “semplici”,nessuna aggravantemafiosa, 20 anni di reclusione per Carminati e 19 per Buzzi.Decisione ribaltata in appello, nonostante uno sconto di pena: 14 annie6mesiper il“Nero”, 18annie4 mesiper ilsuosocio,maquestavolta il 416 bis veniva riconosciuto. Poi, la Cassazione, con un verdetto definitivo, ha sentenziato che quel Mondo di Mezzo era solo una banda di corrotti e corruttori, ma che non c’era nemmeno l’ombra dei clan. «La detenzionediCarminatinonavevasenso, la sua scarcerazione è un altro passo verso la normalità, sono felice»,hacommentatoBuzzi. 

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