Camera degli sposi, l’Aula svilita a un set da reality

Venerdì 29 Novembre 2019 di Mario Ajello
Camera degli sposi, l’Aula svilita a un set da reality

Montecitorio come il set di un reality, come in “Uomini e Donne”. O come lo sfondo delle canzoni dei neo-melodici. O come l’ennesimo pezzo del trash italiano. Lui, il deputato leghista Flavio Di Muro, prende la parola e invece di parlare del decreto terremoto grida: «Elisa, mi vuoi sposare?». 
 

Lassù, nella tribuna ospiti, la fidanzata chiude gli occhi per la commozione, aspetta magari che gli arrivi il lancio di un mazzo di rose da parte dell’onorevole innamorato a cui potrebbe rispondere con il lancio della giarrettiera. Ma ameno questo è stato risparmiato alla dignità della Repubblica. Per il resto, la Camera degli sposi s’è rivelata - con il duetto Fulvio-Elisa in love, con questa riedizione parlamentare di Romeo più Giulietta de’noantri - un angolo di strapaese. Lui chiede a lei di convolare a nozze, il presidente Fico si limita a stigmatizzare la cosa con un tiepido «non mi sembra il caso» e buona parte dell’aula applaude e si diverte. Invece di insorgere per essersi sentita svilita. Anzi, c’è chi organizza scommesse: «Il matrimonio durerà di più o di meno della legislatura?». Il Di Muro in Transatlantico assicura: «Durerà certamente più del governo Conte». 

Non bisogna essere dei babbioni e dei bacchettoni per dire che la Camera degli sposi è la riprova del degrado istituzionale in cui stiamo piombando. La prossima volta si alzerà un eletto del popolo, per gridare a reti unificate dal suo scranno: «Teso’, t’ho tradita me te giuro: te amoooooo». O vedremo un onorevole annunciare nel bel mezzo della sessione di bilancio: «Vendo un’auto usata, classe ‘74, ottimo stato, si accetta pagamento rateizzato».

O ancora, un capogruppo si rivolgerà alla genitrice che lo guarda da casa per dirle: «Auguri, mammina, oggi compi cent’anni, bacini, bacini, baciotti....». Il Parlamento un po’ reality e un po’ bacheca di Facebook. In cui i più, per ora, si complimentano con il Di Muro: «Che cuore grande che c’hai». E lui, prima di andare ad abbracciare Elisa che lo aspetta fuori dal Palazzo: «Siamo fidanzati da sei anni, era il minimo farle questa pubblica dichiarazione d’amore». Quando si fa questo tipo di proposta - in America la chiamano the proposal e si fa anche negli stadi dagli altoparlanti - in certi quartieri di Napoli, con lo sposo che s’inginocchia davanti alla sua fiamma mentre si dichiara e partono le canzoni cafone, si blocca il traffico per l’entusiasmo popolare.

La Camera stava per bloccarsi a sua volta, quando il Di Muro ha mostrato l’anello da lontano alla sua Elisa: «Questo è per te, luce dei miei occhi». E gli anti-leghisti l’hanno presa a ridere: «Nell’anello c’è pure uno dei diamanti della Tanzania comprati dall’ex tesoriere lumbard Belsito?». E intanto dall’emiciclo parte la caccia ad Elisa: «Tu la conosci? Io no. Ma non è che una cozza?». Mentre la nazione si starà chiedendo se conviene a Di Muro caricarsi una moglie, e cioè anche una suocera.

Il video parlamentare di ieri è finito subito sui social e in giro per il mondo. E l’Italia ha fatto la figura che ha fatto. L’infantilizzazione (i cuoricini, i gattini...) è una delle piaghe della neo-politica. E così Montecitorio è diventata come il Regno di ghiaccio con la sua celebre frase cartoon: «Posso dire una follia? Vuoi sposarmi?». Se l’Elisa dell’innamorato leghista, la quale si sarà sentita l’Elsa di Frozen, avesse gridato nell’aula «no, non ti sposerò mai brutto sorcio!», lo spettacolo sarebbe stato ancora più gustoso. Nel suo squallore da basso impero.

Ultimo aggiornamento: 08:31 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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