Maria Latella
Maria Latella

Esempi da dare/Le paure dei genitori e quei figli fuori controllo

Esempi da dare/Le paure dei genitori e quei figli fuori controllo
di Maria Latella
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Mercoledì 19 Gennaio 2022, 10:04 - Ultimo aggiornamento: 14:25

Quest'anno sono nati soltanto quattrocentomila bambini. Le ragioni sono note, e sono in molti casi economiche, ma ce n'è una di cui si fa fatica a parlare. Diventare genitori fa paura. Non per i primi dieci anni di vita del pupo, le notti in bianco e i pannolini da cambiare sono parte della narrazione eroica dei primi mesi: si superano. Diventare genitori fa paura per il dopo. Perché non tutti si sentono pronti, o sicuri a tal punto da poter gestire l'adolescente degli anni Duemila.


Certo, tutti i genitori, da Neanderthal in poi, si sono scontrati con il bisogno di indipendenza del figlio quindicenne. Ma si scontravano solo con questo. Certo, i miei genitori, meridionali di educazione ottocentesca, si ritrovarono una teen ager degli anni 70, tra cortei e rivendicazioni di libertà. Uno choc, ma almeno si discuteva.


Padri e madri di adolescenti oggi devono vedersela con, cito in ordine sparso:

a) una vasta gamma di droghe a disposizione anche in comoda consegna a casa,

b) la cultura rapper e trapper (disponibile su ogni media social e non) con la quale l'undicenne apprende che le ragazze si menano, i soldi sono la sola cosa che rende sopportabile l'esistenza, certo accompagnata dall'utilizzo del punto a, cocaina, droghe sintetiche fate voi, la violenza rende fighi,

c) una dipendenza digitale che ha reso il fenomeno dell'isolamento sociale volontario (hikikomori) molto più diffuso di quanto si creda.


Potrei continuare nell'elenco.


Poiché la lotta comincia appena il bambino passa dalle elementari alle medie e si conclude, se e quando va bene, dieci anni dopo, non tutti si sentono disposti al martirio. E, come dice Papa Francesco, comprano un cane. Affettuoso per sempre e soprattutto capace di accettare le regole. Perché, invece, con i figli non succede?
Intanto perché siamo cambiati noi, noi genitori. La generazione dei baby boomers, quelli che oggi sono già nonni, di errori ne ha commessi non pochi, incerta com'era tra il ripudio della severità subita e la certezza che alcune regole erano comunque utili.


Quelli venuti dopo di noi però hanno trovato la strada lastricata di insicurezze.
I quaranta-cinquantenni di oggi sono la prima generazione di figli cresciuta da genitori separati. Non tutti, certo. Ma in una quantità sconosciuta prima. Sono una generazione bombardata di slogan sul successo, sul denaro, sul valore dell'individualismo. Hanno trovato una scuola fortemente scossa dai loro padri sessantottini e insegnanti che, non corrispondendo al modello Lupo di Wall Street, non costituivano per molti degli studenti un role model.
Adesso alcuni di quei ragazzi si ritrovano padri e madri di tredicenni che dopo il Covid non vogliono tornare a scuola. maschietti sedicenni che considerano Scarface un mito e tra di loro parlano come piccoli camorristi. Si ritrovano genitori di ragazzine che la sera escono vestite come cubiste. Se dici loro di tornare a casa a mezzanotte ridono. “Mia madre mi chiedeva di tornare presto, ma io me ne fregavo” ha raccontato al Il Messaggero una delle baby squillo dei Parioli.


Genitori non si diventa alla nascita di un figlio. Lo si diventa studiando il da farsi, prima e durante. Come essere autorevoli, come conoscere quel che fanno fuori casa senza sembrare poliziotti, come esigere rispetto spiegando che soltanto esigendolo, i ragazzi, impareranno a stare al mondo.
Prima si apprendeva per imitazione. Così faceva mio padre, così faccio io. Oggi non sempre si vuole o si può seguire quella strada. Allora non resta che farsi esempio da soli. Non fumare se si vuole che il figlio non lo faccia (mi fermo qui, ma ci siamo capiti). Non trattare con disprezzo o violenza se non si vuole che violenza e disprezzo siano imitati dal teen ager. E poi, chiedere aiuto prima che sia troppo tardi. Le comunità che cercano di riportare tanti teen ager a una vita fatta di doveri, regole, consapevolezza di sé sono diventare l'equivalente di quello che era cinquant'anni fa il servizio militare.


Ma se in famiglia a un certo punto si capisce che non si è capaci di ristabilire un rapporto, meglio ammetterlo e separarsi per qualche tempo. Purché la comunità non serva solo al figlio ma anche ai genitori. Non è mai troppo tardi per cominciare il mestiere più difficile e più bello.
 

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