Mario Benedetto

Le affermazioni No vax e quello che dice la scienza

di Mario Benedetto
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Giovedì 20 Gennaio 2022, 07:41

C’è un aspetto, nel complesso dibattito sui vaccini e sul ruolo dei No vax, che non è stato ancora sufficientemente esplorato. Riguarda l’impatto sociale che esso è capace di produrre e il modo in cui questi effetti possano essere minimizzati, se non annullati.


Andiamo per ordine. Iniziamo con l’evidenziare quello che la scienza ha fatto capire con chiarezza: il comportamento dei No vax non nuoce solo a loro stessi, ma a tutta la collettività. Peraltro, il fatto che possa nuocere solo al loro ristretto gruppo sarebbe sufficiente a giustificare l’intervento dello Stato: il suo compito, infatti, è tutelare anche coloro che non sono in grado di farlo, attenendosi a quanto scienza e istituzioni sostengono ufficialmente, sulla base di ricerche e precisi iter di approvazione.

Figuriamoci se in ballo c’è la tutela della collettività. La frangia No vax permette la circolazione di un virus, che va invece messo all’angolo: anche se ribadito a più riprese, continuano a sentirsi voci difformi che, su questo come su altri fronti pacificamente chiariti dalle argomentazioni scientifiche, non mettono realmente in guardia rispetto ai rischi che certi comportamenti possano generare.


La questione è, dunque, di tutela individuale ma anche collettiva. Dovrebbe essere uno dei buoni insegnamenti tratti dall’esperienza di questa pandemia: quello di pensare alla propria incolumità, alla propria salute, e contestualmente a quella di tutti. Per di più, oggi un comportamento virtuoso nei confronti di se stessi diventa automaticamente prezioso per il prossimo, dunque dovrebbe essere ancora più facile comprenderlo, accettarlo, adottarlo.
Veniamo all’ulteriore punto cruciale. È chiaro che c’è ancora molta disinformazione – per eccesso, difetto o distorsione delle notizie – su pandemia e temi correlati. Prendiamo in considerazione un dato nuovo e meno esplorato tra i tanti citati sulle fake news dilaganti.

Negli ultimi cinque mesi sempre più persone hanno seguito canali o gruppi no vax (+480%) su un media relativamente nuovo quanto a fruizione pubblica come Telegram. 
Sui canali o gruppi contrari al Green pass, quasi uno su due (45%) si occupa di vendere certificati falsi. I contenuti potenzialmente fake sugli effetti avversi dei vaccini covid sono in crescita (+49%), ben il 73% del totale (dati del secondo rapporto su fake news e vaccinazione covid-19 della Fondazione Mesit-Medicina Sociale e Innovazione Tecnologica, in collaborazione con le università Tor Vergata, Roma Tre e Reputation Manager). Tutto ciò si aggiunge ai tanti altri indicatori che ci parlano della rapida diffusione di notizie false o fuorvianti.


Dunque, come assicurare la democraticità dell’informazione, basata anche sullo spazio da dedicare alla diversità delle posizioni, con l’esigenza di un’informazione incontrovertibile rispetto alle esigenze della popolazione e della sua salute?
C’è un metodo. Sappiamo che la scienza e le istituzioni sono compatte rispetto alle soluzioni per combattere la diffusione del virus, capitanate dallo strumento vaccino. Si può dare spazio ad altre posizioni, ma a una condizione: che siano posizioni basate non su idee, pareri, non si può scherzare. Possiamo ascoltare posizioni difformi se – e solo se, direbbero i matematici – argomentate scientificamente, al pari di quelle ufficiali. Stesso spazio, stesse responsabilità. Troppo facile pretendere da scienza e Stato evidenze, valutazioni scientifiche, alle quali rispondere con pareri e slogan. Così non funziona, è un ragionamento scorretto e triviale.


Adottando questo approccio si assicurerebbe una parità di accesso agli spazi informativi, con un ulteriore effetto importantissimo: che la parità resterebbe virtuale. Ebbene si, perché in assenza di argomentazioni scientifiche ponderate, frutto di analisi, osservazioni e dati, queste posizioni si escluderebbero automaticamente dal dibattito pubblico.
Si vuole contestare il virologo, l’infettivologo o il rappresentante del Cts? Lo si faccia con prove e si offra a queste posizioni, frutto di carriere basate su studio e ricerca, un contraltare fatto di stesse competenze come premessa. Considerata la difficoltà di rintracciare nella comunità scientifica dati e condizioni di questo tipo relative alle vaccinazioni e alle misure universalmente riconosciute come valide, spegneremmo i riflettori su idee che si rivelerebbero basate non su evidenze, neppure su idee ma, peggio ancora, su ideologie. Il peggior servizio che si possa rendere in questi giorni a una società, invece, bisognosa di responsabilità, correttezza, verità.

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