Shangai, l'avventura di Disney: 60 anni dopo il primo parco divertimenti il colosso Usa sbarca in Cina

Shangai, l'avventura di Disney: 60 anni dopo il primo parco divertimenti il colosso Usa sbarca in Cina
di Anna Guaita
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Mercoledì 15 Luglio 2015, 23:29 - Ultimo aggiornamento: 17 Luglio, 16:15

NEW YORK - Esattamente 60 anni dopo l’inaugurazione del primo parco ispirato al magico mondo di Disney, la grande società di intrattenimento made-in-Usa ha annunciato la data di inaugurazione del suo più ambizioso e costoso progetto: Shanghai Disneyland. Il Ceo della Disney Robert Iger ha scelto non a caso il 15 luglio per confermarne l’inaugurazione nella primavera del 2016: il 15 luglio del 1955, sei decenni fa, veniva inaugurato Disneyland ad Anaheim, in California, il primo dei cinque parchi divertimenti esistenti oggi nel mondo. Quello di Shanghai sarà il sesto, e il terzo in Asia, dopo quello in Giappone e ad Hong Kong. Sarà anche il più ambizioso e costoso. A tre quarti dell’opera, il parco è già costato più di 5 miliardi e mezzo, ben due miliardi sopra le previsioni. E la sua è stata una ideazione e realizzazione lunghissima: dieci anni di negoziati con il governo di Pechino, e cinque di lavori. Alla fine si estende su quasi mille ettari di terra nella provincia di Pudong, un’area che garantirà una vastissima riserva di possibili turisti, considerato che oltre 330 milioni di persone vivono a meno di tre ore di viaggio da questa che promette di essere la capitale dello svago. E per far spazio a Topolino, a Peter Pan, a Dumbo, ai Sette Nani, a una varietà di principesse e pirati disneyani, a teatri, alberghi e ottovolanti, a ben 2 mila famiglie e 300 negozi sono stati obbligati a trasferirsi.

GLI INVESTIMENTI

Disneyland Shangai rappresenta la più grande joint-venture nel settore dei servizi fra il governo di Pechino e una multinazionale americana. La società Usa conserva solo il 43 per cento della proprietà, mentre il 57 per cento va a una azienda pubblica formata ad hoc dal governo cinese, la Shanghai Shendi. In più, gli americani si sono impegnati ad accettare una condizione “sine qua non” e cioé che il parco rispetti e rappresenti anche la cultura cinese. E difatti, Robert Iger ha confermato: «Ci ispiriamo a sessant’anni di esperienza per creare un luogo davvero magico che è allo stesso tempo autenticamente Disney e distintamente cinese». Prova di questo sforzo è il fatto che se non mancano i classici eroi disneyani, e le classiche strutture – ad esempio il “Castello delle Favole”, che sarà il più grande di tutti i parchi Disney - ci saranno anche delle differenze con gli altri parchi. Significativamente, non ci sarà la “Main Street”, la strada principale affollata di negozi, che imita un classico viale cittadino di una classica cittadina Usa. Al suo posto c’è invece un aggraziato lago artificiale, intorno al quale prende forma in modo meno appariscente l’area commerciale, costruita nello stile architettonico tipico di Shanghai, lo Shikumen. Per incorporare la cultura cinese nel mondo fantastico di Disney è stato costruito anche un parco – il “giardino dei 12 amici” - dedicato ai segni zodiacali cinesi. Inoltre, nel giorno dell’inaugurazione, nel teatro stile Broadway che fa parte del parco verrà messa in scena una versione del “Re Leone” in cinese.

Shangai rappresenta una grossa scommessa per Disney, che ha già registrato una mezza sconfitta con il parco di Hong Kong: là fu commesso un errore di valutazione incredibile, cioé non si tenne presente che nel 2005 ancora pochi cinesi viaggiavano, e comunque per poter andare ad Hong Kong, la città a statuto speciale restituita dalla Gran Bretagna, dovevano affrontare una complessa e snervante trafila burocratica. Dunque anche un “parco boutique” come è definito quello, non ce la fa a reggere senza continue perdite.

Quello di Shanghai si basa su diverse premesse: la riserva di possibili visitatori è qui molto più grande, e dal 2005 la popolazione cinese è diventata molto più benestante e filo-occidentale. Film della Disney, come “I pirati dei Caraibi” o “Mulan” sono stati immensi successi di cassetta. Anzi, la passione per le produzioni disneyane è tale che si è anche scatenato il mercato del plagio: uno dei gradi successi di cassetta in Cina è stato il film Autobots, ovviamente scopiazzato da “Cars”, prodotto dalla Disney-Pixar. Anche per questo, la Disney evita di rivelare troppi particolari sul parco, che in realtà oramai quasi completato: il timore è che qualche imprenditore cinese lo copi e ne costruisca un altro a tempi record, privando la Disney dell’effetto sorpresa e curios

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