CRISI DI GOVERNO

Telefonata di Di Maio al leader Pd: che fate?

Mercoledì 21 Agosto 2019 di Alberto Gentili
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ROMA «Sono stato io a “uccidere” Salvini, proponendo un governo per mettere in sicurezza il Paese ed evitare l’aumento dell’Iva, ma ora sembra che il problema sia io. C’è in giro gente davvero assurda». A sera, dopo che in Senato si è spenta l’eco del durissimo scontro tra Giuseppe Conte e Matteo Salvini e, sottotraccia, si comincia a trattare per l’esecutivo rosso-giallo, Matteo Renzi dà sfogo alla sua irritazione. All’ex premier è arrivata la notizia di una telefonata l’altra sera tra Luigi Di Maio e Nicola Zingaretti. Un breve colloquio in cui il capo del Movimento ha chiesto al segretario del Pd «garanzie per un esecutivo di legislatura». E soprattutto: «Puoi garantirmi che Renzi non staccherà la spina tra qualche mese? Per noi e per voi sarebbe un suicidio, Salvini vincerebbe le elezioni a mani basse». Disarmante la risposta di Zingaretti: «Non posso darti alcuna garanzia su Renzi, nessuno può sapere cosa quello ha in testa e cosa farà».

Così è lo stesso Renzi, riservatamente, a provare a tranquillizzare Di Maio e frenare la voglia di elezioni anticipate del segretario del Pd. «Questa storia che io potrei staccare la spina è una balla. La mette in giro chi vuole andare alle urne, fregandosene dell’interesse del Paese. I 5Stelle sbagliano a temermi: nel 2022 si elegge il nuovo capo dello Stato e io voglio giocare la partita per intero, da protagonista. E la potrò giocare in questo ruolo solo se questa legislatura andrà avanti: adesso dalla mia parte c’è la maggioranza dei gruppi parlamentari del Pd, se invece si andasse a votare nessuno mi garantirebbe la stessa forza».
Non solo. Per superare i timori di Di Maio & C. i renziani fanno sapere che c’è anche un altro modo per garantire la vita della legislatura fino alla scadenza del 2023: «I grillini vogliono il taglio dei parlamentari, ebbene parliamone nell’ambito di una riforma costituzionale complessiva e anche di una nuova legge elettorale. E se si tocca la Costituzione tra le quattro letture, l’eventuale referendum confermativo e il ridisegno dei collegi elettorali si arriva d’un fiato al 2023».

LA MEDIAZIONE DELRIO
Sul tavolo, però, restano le resistenze di Zingaretti. Il segretario stoppa la linea low profile di Renzi, disposto anche a un «governo istituzionale» che rischia di essere di breve respiro (e durata). E impone «un governo di legislatura». Lo stesso che vuole Di Maio. Impresa non facile, tanto più che il Quirinale non concede tempi lunghi. Anzi. Così il capogruppo dem alla Camera, Graziano Delrio, sta cercando di rendere la partita meno complessa proponendo di cominciare dall’agenda di governo e non dalle persone.
Non è un caso che Delrio cerchi di rinviare la trattativa sui nomi. Giuseppe Conte, dedicando l’ultima parte del suo discorso a una sorta di piano programmatico gradito al Pd, si candida platealmente a guidare anche l’ipotetico (per ora) esecutivo rosso-giallo. Ed è lui «il solo e unico nome che getteremo sul tavolo», dice uno sherpa 5Stelle. Ma Zingaretti non vuole Conte: «Non si autoassolva, dove era negli ultimi 15 mesi?». E anche Dario Franceschi, Delrio, Ettore Rosato e gli altri mediatori hanno più di una perplessità. Il ragionamento: «Come fa chi è stato garante del patto giallo-verde, diventare garante anche di quello rosso-giallo? Non è credibile. Eppoi, un Conte bis verrebbe letto dalla gente come l’uscita dei ministri leghisti, sostituiti in corsa da quelli del Pd. Assurdo».

Ciò detto, chi come Renzi vuole assolutamente stringere l’accordo con i grillini, non chiude al Conte bis: «Se ne può parlare. Se si comincia dai veti non si va da nessuna parte». «Ma sarebbe molto meglio un tecnico terzo e autorevole come Raffaele Cantone o Enrico Giovannini», dice un altro mediatore dem. «Oppure, se si vuole un politico, potrebbe andare bene anche Fico, ma indicare il presidente della Camera sarebbe una coltellata a Di Maio. E non sappiamo se il Movimento reggerebbe. Il problema dei grillini è che, a parte Conte, non hanno personalità di livello da proporre».
Per provare a sminare il campo, Renzi (odiato dai 5Stelle) fa poi sapere che non entrerà nel governo: «A mio giudizio sarebbe naturale che non entrassero neppure la Boschi e Lotti, quelli che chiamate Gigio Magico». E anche Romano Prodi prova a facilitare l’accordo: «Ho proposto una coalizione Orsola», partendo cioè dai partiti che hanno votato la presidente della commissione Ue Ursula von der Leyen, «ma non ritengo che ciò preveda l’adesione della destra». Traduzione: l’adesione di Silvio Berlusconi, un altro che i 5Stelle non vogliono «per nessuna ragione al mondo» nel governo.

Ultimo aggiornamento: 14:12 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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