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«La Russia dietro la crisi», Salvini: «Accuse false». Gabrielli prende le distanze e nega il dossier

Sospetti su possibili interferenze russe. Letta e Di Maio all’attacco

Russia-Salvini, scoppia il caso. «Mosca chiese alla Lega se ritirare i ministeri». Il leader Lega: «Fake news». Letta e Di Maio attaccano
di Francesco Malfetano
4 Minuti di Lettura
Giovedì 28 Luglio 2022, 11:45 - Ultimo aggiornamento: 29 Luglio, 08:57

Destabilizzare l’Italia e il governo Draghi attraverso l’azione politica della Lega. Sarebbe stata questa l’eventualità attorno a cui si è concentrato l’interesse dell’ambasciata russa a Roma a fine maggio. Proprio nei giorni in cui Matteo Salvini non fatica ad attaccare palazzo Chigi, Oleg Kostyukov, vicario dell’ufficio politico dell’ambasciata russa nella Capitale, chiedeva infatti informazioni al consigliere per i rapporti internazionali del leader della Lega, Antonio Capuano, circa la reale intenzione a dimettersi dei ministri del Carroccio. 
A sostenerlo è La Stampa che, entrata in possesso di un documento d’intelligence che proverebbe la vicenda, ha ricostruito i contatti leghisti con i diplomatici russi intercorsi nel bel mezzo della crisi politica che porterà Mario Draghi a rassegnare le sue dimissioni.

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Documenti però che il sottosegretario Franco Gabrielli, a capo dell’Autorità delegata alla sicurezza, nega possano essere attribuiti ai servizi italiani: «Le notizie circa l’attribuzione all’intelligence nazionale di asserite interlocuzioni tra l’avvocato Capuano e rappresentanti dell’Ambasciata della Federazione Russa in Italia, per far cadere il Governo Draghi, sono prive di ogni fondamento come già riferito al Copasir, in occasione di analoghi articoli, apparsi nei mesi scorsi». Smentita che non spinge il quotidiano a ridimensionare la portata della notizia, anzi, «conferma che i documenti visionati sono una sintesi informale del lavoro d’intelligence sulla vicenda, comunicati ai competenti livelli istituzionali». La dichiarazione di Gabrielli «non lascia adito a dubbi», taglia corto invece il presidente del Copasir Adolfo Urso, chiedendo ora di «lasciare fuori» il Comitato dalla «campagna elettorale». La notizia, in effetti, era già comparsa su un altro quotidiano all’inizio di giugno ma non aveva suscitato lo stesso vespaio. Ora la campagna elettorale non consente sconti. 

 

LA CAMPAGNA ELETTORALE

Per il segretario dem Enrico Letta e Italia Viva infatti i «legami inquietanti» tra Salvini e Putin vanno chiariti attraverso un’informativa urgente in Aula e con il coinvolgimento del Copasir. «La campagna elettorale inizia nel modo peggiore, con una grandissima macchia su questa vicenda. Vogliamo sapere se è stato Putin a far cadere il governo Draghi» ha dichiarato ieri il segretario del Pd a margine dell’assemblea di Coldiretti. Anche Giuseppe Conte, più volte additato come interlocutore italiano di Putin, ha detto che «se ci sono delle questioni da chiarire, come stanno emergendo, la Lega e Salvini devono chiarirle nelle sedi istituzionali opportune come è sempre stato». Idem per Luigi Di Maio che ha detto di credere «che Salvini debba spiegare queste sue relazioni con la Russia, negli stessi giorni in cui si faceva pagare in rubli il biglietto per Mosca, che poi ha restituito». Non è infatti la prima volta che sorgono dubbi sui possibili rapporti opachi tra Putin e Salvini. Con quest’ultimo che però ieri ha liquidato le ricostruzioni come «fesserie». «Ho lavorato per la pace per fermare la guerra - ha aggiunto -. Il governo Draghi è caduto per la contrarietà dei Cinque Stelle al termovalorizzatore a Roma. Non credo che ci sia Putin dietro il termovalorizzatore». Anche i ministri della Lega, ipoteticamente coinvolti nella vicenda (Giancarlo Giorgetti, Erika Stefani e Massimo Garavaglia) smentiscono: «Dimissioni su richiesta di Putin? Sì, su Marte… Qualcuno ha preso un colpo di sole molto serio: sarebbe da ridere se non ci fosse una guerra di mezzo e migliaia di morti. Smentiamo con forza e diffidiamo chiunque a ripetere a qualsiasi titolo questa idiozia». 

Tuttavia l’ipotesi di un interessamento diretto della Russia nelle vicende politiche italiane non lascia indifferente neppure gli alleati leghisti nel centrodestra. Così se Giorgia Meloni si accredita come referente atlantista nell’ipotetico nuovo governo, anche Francesco Lollobrigida, capogruppo FdI alla Camera chiede un chiarimento. «Le questioni di carattere internazionale vanno chiarite e approfondite, poi come Fratelli d’Italia non siamo imbarazzati da nulla rispetto a quanto deve essere la posizione internazionale del Paese». 

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