Cerciello, il mistero delle telefonate prima di incontrare i killer

Domenica 4 Agosto 2019 di Valentina Errante e Giuseppe Scarpa
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Cerciello, spuntano le telefonate dei killer

Mentre di certo rimarranno in carcere per tutta l’estate Finnegan Lee Elder e Gabriel Natale Hjorth, i due americani accusati dell’omicidio del vicebrigadiere Mario Cerciello Rega, le indagini difensive vanno avanti e riguardano anche i tabulati e i contatti tra i due ragazzi e Sergio Brugiatelli prima dell’incontro in via Cossa, dove si è consumato il delitto. Una di quelle conversazioni, secondo l’annotazione di servizio del carabiniere Andrea Varriale, che era insieme a Cerciello Rega, è stata registrata dagli stessi carabinieri. Ma quella notte ci sarebbero stati anche altri contatti con i due giovani. Intanto Brugiatelli, il mediatore, che la notte tra il 25 e il 26 luglio aveva messo in contatto i ragazzi con il pusher, che li ha truffati vendendogli aspirina, rischia l’accusa di favoreggiamento. Indicando due nordafricani come responsabili del furto avrebbe di fatto aiutato i due responsabili del delitto.
 
LE TELEFONATE
Dall’ordinanza di custodia cautelare che ha portato in carcere Lee Elder e Natale Hjort risultano due telefonate con le quali Brugiatelli contatta il suo numero di cellulare e dunque i responsabili del furto dello zaino. La prima dal numero di un amico: i ragazzi chiedono un riscatto di 80/100 euro e un grammo di cocaina. La seconda, alla presenza di Varriale e Cerciello Rega, che viene registrata dai militari, per fissare un appuntamento. Ma per le difese ci sarebbero altri contatti che non sono emersi nella ricostruzione della procura, sui quali gli avvocati vorrebbero chiarezza. Perché, a un certo punto, anche i due americani avrebbero contattato Brugiatelli sul cellulare di un suo amico. Sui quei contatti per i legali non è tutto chiaro e ci sarebbero molte ombre che condizionerebbero la ricostruzione di quella notte. Resta anomalo anche il fatto che quando i militari hanno registrato la conversazione non siano sorti sospetti nei confronti del ruolo di Brugiatelli, al quale veniva chiesto come riscatto un grammo di cocaina. Il mediatore tra gli americani e i pusher rischia l’accusa di favoreggiamento, per il quale i carabinieri lo hanno già denunciato. Una posizione al vaglio dei pm. 
 

ESTATE IN CARCERE
È probabile che i legali, in attesa del sopralluogo in calendario per martedì con i Ris nella stanza 109 dell’hotel Le Merdidian, dove sono stati arrestati i ragazzi, scelgano di rinviare a settembre la presentazione dell’istanza al Tribunale del Riesame. Una decisione che Francesco Petrelli e Fabio Alonzi, difensori di Natale stanno ancora valutando. Mentre i legali di Lee Elder, Renato Borzone e Roberto Capra, non hanno ancora presentato l’istanza, avranno tempo fino a martedì. Sembra scontato che i due ragazzi restino comunque in carcere per tutta l’estate. Intanto emergono altri dettagli sull’indagine. Secondo la ricostruzione dei pm Elder Lee, prima di uscire dall’hotel e andare all’appuntamento dove ha ucciso il vicebrigadiere, aveva nascosto il coltello, con una lama di 17 centimetri, nella tasca anteriore della felpa. 

Intanto sulla vicenda interviene la vedova, Rosa Maria Esilio, del vicebrigadiere ucciso: «Non risponde al vero che io abbia mai detto a mio marito di non andare a lavorare o di restare in ufficio nella notte tra il 25 e il 26 luglio perché il memoriale di servizio, come sempre, era arrivato 24 ore prima del turno». Queste le parole che la donna affida al suo avvocato, Massimo Ferrandino, per smentire la versione secondo la quale la sera in cui il marito è stato ucciso gli avrebbe chiesto di restare a casa invece che uscire in servizio. «Sapevo che quella notte avrebbe lavorato da mezzanotte alle 6. Non mi sarei mai permessa di interessarmi del lavoro che mio marito svolgeva quotidianamente».
 

Ultimo aggiornamento: 15:44 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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