Mariupol, Vanda muore negli stessi sotterranei che a 10 anni le permisero di salvarsi dai nazisti

La figlia Larissa ha raccontato la storia della madre e le sue ultime settimane di vita

Ucraina, la storia di Vanda: a 10 anni si salvò dai nazisti, è morta a Mariupol sotto l'assedio
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Mercoledì 20 Aprile 2022, 15:59 - Ultimo aggiornamento: 20:58

A 10 anni si era salvata dai rastrellamenti nazisti nascondendosi in una cantina di Mariupol. 80 anni dopo, in quegli stessi sotterranei è morta a causa dell'invasione russa.  Vanda Semyonovna Obiedkova è deceduta lo scorso 4 aprile a 91 anni rivivendo gli orrori della guerra che aveva vissuto da bambina. «Perchè sta succedendo?» è la domanda che ha continuato a fare, con un filo di voce, fino all'ultimo respiro nel letto da cui non riusciva più alzarsi da settimane a causa del freddo, la mancanza di acqua, cibo e cure mediche.

«Dopo tutto l'orrore che aveva vissuto durante la persecuzione nazista non meritava di morire così, l'ho vista spegnersi senza potere fare nulla» racconta a Chabad.org la figlia Larissa, che le è stata accanto nel rifugio sotterraneo durante le settimane dell'assedio di Mariupol. Mariupol, la città che mamma Vanda amava profondamenta e da cui non se ne era mai voluta andare. Neanche quando lo scorso febbraio è scoppiata la guerra. E dove la figlia Larissa l'ha seppellita in un parco pubblico sfidando le bombe russe. 

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I nazisti uccisero la madre, lei si salvò nascondendosi in cantina 

La storia di Vanda si intreccia con quella della città di Mariupol. Nata nel 1930 aveva solo 10 anni quando nell'ottobre 1941 i nazisti entrarono in città e iniziarono il rastrellamento degli ebrei che fece tra i 9.000 e i 16.000 morti. Quando le SS entrarono in casa e uccisero la madre Mindel (di origine ebrea), Vanda si salvò nascondendosi in cantina: «Non fece un fiato per la paura e quel silenzio la salvò» spiega Larissa. Poi il padre, che non era ebreo, convinse i tedeschi che la bambina era greca e la nascose nell'ospedale dove lavorava dove rimase fino al 1943. Dopo la guerra, il matrimonio a 24 anni, nel 1054 quando Mariupol era diventata Zhdanov, sotto l'Unione Sovietica. 

 

La prigionia in cantina al gelo e senza acqua 

Con l'inizio della guerra a febbraio Vanda ha scelto di rimanere a Mariupol, la città diventata simbolo della resistenza. Ancora una volta, come nel 1941 la cantina è diventata l'unico rifugio possibile. Ma questa volta non è stata altrettanto fortunata. «Non c'era riscaldamento, si gelava. Abbiamo vissuto settimane e settimane come animali.  Non avevano acqua e andare a prenderla era rischiosissimo perché due cecchini si erano piazzati vicino alla fonte più facilmente raggiungibile. Eravamo bersagliati dalle bombe e la casa tremava. Mia madre mi diceva che non ricordava nulla di simile dalla seconda guerra mondiale» continua ancora Larissa. 

La figlia Larissa: «Mariupol è una città morta»

Vanda era un membro attivo della Sinagoga locale e nel 1988 aveva partecipato anche alla USC Shoa Foundation raccontando l'esperienza della sua vita e dell'Olocausto. "Avevamo una cassetta VHS della sua intervista a casa" racconta Larissa  "Ma è tutto bruciato insieme alla nostra casa". Ora Vanda riposa in un parco pubblico poco lontano dal Mar d'Azov, nella città che non ha mai voluto lasciare. La figlia invece è riuscita a fuggire qualche settimana fa con un corridoio umanitario e l'aiuto del rabbino. Non tornerà indietro: «Non c'è più una città, non ci sono case, non c'è nulla. È tutto perso, perché ritornare? Mariupol è un cimitero».

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