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Mariupol, nell'acciaieria in mezzo a due fuochi: per donne e bambini il dramma nei tunnel

Asserragliati nel ventre dello stabilimento: «Non hanno più cibo». I russi temono la reazione a un’altra strage e vorrebbero evacuarli

Mariupol, nell'acciaieria in mezzo a due fuochi: per donne e bambini il dramma nei tunnel
di Vittorio Sabadin
5 Minuti di Lettura
Mercoledì 20 Aprile 2022, 00:07 - Ultimo aggiornamento: 10:34

La rete di gallerie sotto l’acciaieria Azovstal di Mariupol è piena di donne e bambini che non sanno più dove rifugiarsi: il resto della città è stato ormai raso al suolo. Il ministero della Difesa russo ha chiesto ai comandanti del battaglione Azov, che ancora resiste nel grande stabilimento siderurgico, di lasciare uscire i civili, ma i miliziani sanno bene che se i civili se ne andassero le loro ore sarebbero contate. I tunnel di Azovstal sono stati costruiti in epoca sovietica e sono a prova di attacco nucleare, ma non basterebbero a impedire ai russi di abbattere l’ultimo perimetro di resistenza della città-simbolo del martirio dell’Ucraina.

Mosca accusa il battaglione Azov di usare i civili come scudi umani. Alle truppe di Putin dei civili non è importato finora molto, ma il Cremlino teme forse che le immagini di un’altra strage possano causare in Occidente una reazione fortemente negativa, con nuove sanzioni e nuove forniture di armi e consiglieri militari a Kiev. I comandanti del battaglione Azov lo sanno, e hanno diffuso ieri due video su Telegram: in uno mostrano che combattono ancora, respingendo un assalto russo ripresi dall’alto e forse anche guidati da un drone. Nell’altro fanno vedere l’umanità dolente che si è rifugiata nei tunnel di Azovstal: giovani madri che tengono in braccio il loro bambino, altre donne che non sanno nulla dei loro parenti: dispersi, catturati, deportati, forse morti. Tra i mille rifugiati ci sono pochissimi uomini: quelli che potevano farlo sono andati a combattere. Si vedono letti a castello con le coperte in ordine, quasi come se si fosse a casa. I bambini sembrano sereni, ridono come se tutto fosse un gioco, come le madri hanno probabilmente cercato di far credere loro.

Il piano

I russi vorrebbero portar via i civili, e chiudere poi in fretta la questione con quei “nazisti” del battaglione Azov. Una bomba molto potente ha distrutto ieri l’ospedale che si trova vicino all’acciaieria. Si era parlato di 300 civili morti, poi si è accertato che nell’edificio non ce n’era neppure uno, come ha confermato un consigliere del sindaco di Mariupol, Petro Andryushchenko. Una colonna di fumo marrone si è levata anche dallo stabilimento siderurgico, che si estende per 11 chilometri quadrati sul Mare di Azov.

Vite allo stremo

Nei bunker sotterranei dove le donne e i bambini si sono rifugiati cominceranno presto a mancare l’acqua, il cibo e il combustibile per scaldarsi, e bisognerà decidere cosa fare: uscire e consegnarsi ai russi, o restare e, quasi certamente, morire. L’intercettazione di una telefonata tra un soldato russo e la moglie, diffusa dagli ucraini, fa capire che la presenza di civili nell’acciaieria è stata nascosta alle truppe del Cremlino: sarebbe anzi arrivato l’ordine di radere al suolo l’intero stabilimento, dove, secondo quanto dice il soldato alla moglie, sarebbero rimasti solo alcuni «irriducibili patrioti».

 

L'appello

Dopo più di un mese di assedio, il resto della città è un cumulo di rovine e si dice che almeno 40 mila persone siano state deportate in campi di concentramento o in regioni economicamente depresse della Russia, come ad esempio l’isola di Sakhalin nel Pacifico: a chi accetta di risiedervi per due anni viene offerto un lavoro. In un altro video diffuso qualche giorno fa, un padre racconta di avere riabbracciato i figli che erano riusciti a fuggire da Mariupol, e scoppia in lacrime raccontando di quanto fossero dimagriti. In una lettera indirizzata a Papa Francesco, il maggiore ucraino Serhii Volyna ha lanciato un appello per i civili rifugiati ad Azovstal: «Nello stabilimento donne con bambini e neonati vivono nei bunker, stanno soffrendo la fame e il freddo. Ogni giorno l’acciaieria viene presa di mira dall’aviazione nemica: i feriti muoiono perché non ci sono medicine, né acqua o cibo».

La città cancellata

Intervistato dalla Cbs, il ministro degli Esteri ucraino Dmytro Kuleba ha confermato che la situazione a Mariupol «è terribile da un punto di vista militare e umanitario. La città non esiste più, e quel che resta dei soldati ucraini e dei civili è circondato dalle truppe russe: si continua a lottare ma, da come si comportano, le forze di Mosca sembra che vogliano radere al suolo la città ad ogni costo». Manca poco, per riuscirci completamente: solo quegli 11 chilometri quadrati di edifici, binari, altoforni e gallerie sotterranee ora piene di anime innocenti che non sanno cosa fare, e che sono usate da una parte e dall’altra come quella che si è rivelata finora l’arma più potente di questa guerra: la propaganda.

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