Nathalie, ex vincitrice di X Factor: «Riparto in Freemotion dal mio camper. I Maneskin? Capisco chi non li ama, ma sono un esempio»

L'ex vincitrice di X Factor Nathalie: «Riparto in Freemotion dal mio camper. I Maneskin? Capisco chi non li ama, ma sono un esempio»
di G. A.
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Mercoledì 22 Dicembre 2021, 17:48 - Ultimo aggiornamento: 20:56

Abbandonare ogni percorso discografico definito, prendere un camper e partire alla scoperta dell'Italia. Scrivendo, suonando e registrando il suo nuovo album "Freemotion" all'aria aperta e in piena libertà. Nathalie, cantautrice rock e intimista, oltre che vincitrice di X Factor nel 2010, quella che chiama «la sua piccola follia» l'ha fatta nel bel mezzo di una pandemia, sfidando le logiche mainstream del mercato musicale. La visibilità in passato l'ha avuta: il primo posto al talent show, una più che rispettabile settima posizione a Sanremo 2011 con l'introspettiva e poetica "Vivo Sospesa" e poi tre album, duetti d'onore con Raf, Skin, Toni Childs e Franco Battiato, ma anche le ospitate in diverse trasmissioni Rai, con alcuni grandi nomi come Gianni Morandi, il suo "mentore" Elio e Fabrizio Frizzi.

Poi i momenti più duri, i contrasti con le etichette discografiche (è stata sotto contratto con Sony e Believe Digital) e la cosiddetta "popolarità" che scende. «Tutto servito- dice convinta- per essere quella che sono, molto più serena e consapevole». E anche contenta che ci siano giovani come i Maneskin, usciti dal suo stesso X Factor, che stanno conquistando il mondo. L'abbiamo raggiunta al telefono tra un viaggio e l'altro nella sua «casa itinerante», proprio mentre ha fatto partire il crowdfunding online con cui chiede ad amici e fan di supportare il suo nuovo progetto musicale.

Un camper e una vita itinerante in piena epidemia da Covid-19, da dove nasce un'idea così fuori dagli schemi?

«In realtà era un mio sogno da sempre, fin da quando ero ragazzina. Ero andata alcune volte in viaggio in camper con diversi amici e ogni volta pensavo che se ne avessi comprato uno avrei potuto fare un sacco di cose. Sono una viaggiatrice nel sangue, ma non era a quello che mi volevo limitare. Da qui nasce l'idea di "Camper Diem", utilizzare il camper come contenitore per fare musica a 360° gradi: dal suonare in maniera libera, al registrare e fare concerti in giro, quindi non solo preparare un disco. Ho iniziato nel 2019, facendo un concerto in una fiera a Carrara, con un camper in prestito. Un'esperienza così bella che alla fine di quell'anno finalmente ne ho comprato uno».

E due mesi dopo arriva la pandemia.

«Esatto, una discreta sfortuna (ride n.d.r.). Mi ero attrezzata per registrare musica nel camper, ma ho dovuto congelare la partenza. Durante il primo lockdown, però, ho ragionato su come si poteva effetivamente organizzare la cosa e alla fine l'iniziativa è partita tra maggio e giugno di quest'anno, quando c'erano i vaccini e la situazione era più serena. Ho cercato di essere il più green possibile».

Come?

«Il camper è autosufficiente al livello di registrazioni ed elettricità grazie a due pannelli solari, uno sopra e un altro mobile. Inoltre ho un power service collegato al motore e alla batteria, che si ricarica: uso anche il movimento come fonte di energia. Cerco di sfruttare le ore diurne di luce, poi è ovvio che ci sono periodi come questo in cui è più difficile, ma faccio il possibile».

Come registri all'aria aperta, non rischi di avere rumori che ti disturbano?

«Mi faccio aiutare dalla mia band e da due fonici molto bravi. Registrare all'aria aperta in effetti non è facile. Cerco di trovare luoghi abbastanza isolati, immersi nella natura, ma ci sono tanti rumori: dall'uccelletto all'aereo che passa. Finché si tratta di suoni naturali e leggeri ho cercato di assecondarli e inserirli anche negli arrangiamenti, credo li arricchiscano. Certo con gli aerei mi sono dovuta fermare (ride ancora n.d.r.). In ogni caso ora che è inverno suono per lo più dentro il camper».

Il crowdfunding è un'esigenza solo economica o piuttosto artistica?

«Assolutamente la seconda. Con il crowdfunding posso gestirmi tutto autonomamente, sono svincolata e voglio che sia una cosa naturale, non dettata da altre dinamiche. È chiaro che, senza una struttura discografica, per mia scelta ho optato per una versione elastica: quando ho canzoni pronte chiamo i musicisti e quello che non è stato programmato da me in elettronica le faccio suonare a loro. Registro però anche da sola e cerco di sfruttare ogni momento di ispirazione. Certo, poi ci sono anche lati negativi, ma mi sento più libera. Ci tengo poi a dire che il crowdfunding è un lavoro a tempo pieno, c'è una responsabilità nei confronti del pubblico e di chi ti sostiene, che ci mette il cuore oltre al denaro. Credo sia il modo migliore per far fluire la mia creatività in modo più diretto del passato e coinvolgere maggiormente chi mi ascolta».

Da qui il titolo "Freemotion"? 

«Sì, è il movimento e l'emozione in libertà. Tutto girerà attorno a questo concept, che poi sembra fatto apposta per il momento che stiamo vivendo, nonostante il progetto sia precedente. I principi sono cogliere l'attimo e il bisogno respirare. Durante i lockdwon tutti abbiamo vissuto un senso da un lato di protezione, dall'altro di isolamento e compressione. Ma in generale anche il senso di precarietà e di avere poche prospettive di questi anni possono portare all'angoscia e a una paura intensa. Io ho sentito il bisogno di respirare di nuovo a pieni polmoni e mi ha rimesso in pace stare nella natura o in altri luoghi che non siano casa. Ho cercato di scrivere di questo, del fatto chi e più sereni, accettando ciò che c'è intorno a noi: gli altri e le cose. Come mi è capitato tante volte le canzoni mi aiutano a spiegarmi o a ricordarmi qualcosa che avevo dimenticato. Con un pezzo in particolare che sarà nell'album ho capito che respirare ed esserci, uscendo dalla paura, è la cosa più semplice e bella che ci sia».

Quando uscirà il disco?

«Il crowdfunding durerà fino a metà marzo. Siamo già a un certo punto del lavoro, ma ancora sto scrivendo le ultime canzoni e le sto registrando. Ho mixato una parte dell'album, ma è tutto ancora work in progress. Appena finito arriverà un singolo e l'uscita del disco è comunque prevista al massimo entro la fine del prossimo anno, se riusciamo anche prima. L'album però andrà in anteprima a chiunque parteciperà alla raccolta fondi online».

Con i colleghi cantanti e musicisti che hai conosciuto in questi anni ti senti ancora?

«Con Elio mi sento regolarmente. Ho sentito anche altri colleghi, tutti molto curiosi dell'iniziativa. Qualcuno, quando gli ho parlato di questa iniziativa, mi ha detto: "ma che figata!"».

A uno di loro eri particolarmente legata: Franco Battiato, che è scomparso a maggio. Hai aperto suoi concerti e duettato nel 2013 con lui nel brano "L'Essenza". È dura sapere che non c'è più?

«Sapevo che non stava bene da tempo, ma non immaginavo che venisse meno ora. Mi risulta davvero difficile parlarne al passato. A volte mi viene da pensarci come se ci fosse e in effetti il suo spirito c'è. Con me è stato molto disponibile e umano: non era solo una fonte di ispirazione artistica, ma era anche molto simpatico, al telefono mi raccontava tantissimi aneddoti, oltre a darmi consigli rispettosi e preziosi sui miei brani. E mi faceva strano pensarlo in quelle situazioni così "comuni", ma lui era così, oltre l'idealizzazione, una persona alla mano e contemporaneamente di grande spessore. Davvero un uomo molto intelligente e incredibilmente ironico».

Un altro cantautore di spessore, Roberto Vecchioni, lo hai conosciuto a Sanremo 2011. Sono passati 10 anni da quell'esperienza o "frullatore", a seconda dei punti di vista. Hai fatto un bilancio della tua carriera, tra alti e bassi, in questo periodo?

«Oggi sono più serena, perché ho potuto fare delle scelte che erano adeguate per me. Sono passata per diversi momenti difficili, in cui però non ho mai perso di vista che voglio fare qualcosa che mi piaccia. Qualcosa che sia sano e vero per me. Onesto, insomma, sempre. Questa luce mi ha aiutato in situazioni di conflitto e difficoltà. Per esempio per il mio terzo album "Into the flow" ci sono stati vari disguidi, la genesi è stata complessa e ci ho dovuto rimettere mano molte volte. Lì è stato il culmine dei problemi: quello che facevo non veniva supportato, compreso, o forse c'erano semplicemente punti di vista divergenti. Da lì ho deciso di cambiare strada per conservare la mia integrità artistica. Ora sono più grande, so cosa vorrei fare e come farlo, organizzandomi da sola. Paradossalmente tutti questi passaggi ci volevano, anche se alcune cose me le sarei risparmiate: ho imparato tanto e tutto è in un equilibrio che va bene così com'è».

E torneresti a Sanremo con questa nuova maturità?

«Assolutamente sì. Dieci anni fa Sanremo è stato bellissimo, ma anche molto intenso. Oggi mi godrei di più quell'esperienza, sarei più serena e certa di quello che sono».

X Factor lo segui ancora? Quest'anno il vincitore Baltimora ha fatto un percorso per alcuni aspetti simile al tuo: introspettivo e semplice ha trionfato a sorpresa tra personaggi dalla personalità più marcata?

«Sono molto affezionata a quell'esperienza, che mi ha dato tantissimo, ma onestamente non riesco tanto a seguirlo, ma perché mi rivedo e rivivo le mie paure di allora. Quest'anno poi sono stata assorbita dal progetto di Camper Diem. In ogni caso ho letto qualcosa di Baltimora: stupisce quando vince chi è più introverso ed è meno a suo agio nel mezzo televisivo e mi fa davvero piacere, perché c'è bisogno di semplicità. Sono felice per lui».

Del "fenomeno Makeskin" invece cosa pensi? Sono innovativi oppure non hanno inventato nulla?

«Funzionano, perché hanno una grande presenza scenica. Ma sono anche bravi. Sono partiti giovanissimi e acerbi, poi sono cresciuti molto. Magari non hanno inventato nulla di nuovo nel rock, hanno riferimenti musicali chiari, ma sul palco la loro forza è innegabile. Trovo che sia una realtà valida ed è bello che l'Italia con loro sia arrivata all'estero. Poi mi sembrano un esempio: se riusciranno a stimolare altri ragazzi a fare musica prendendo in mano uno strumento sarà importante. Mentre per chi non li ama capisco che non siano del tutto diversi da alcuni modelli, ma lo stile e la personalità ben definite superano questa considerazione».

Tu hai molti riferimenti stranieri (prima tra tutti Tori Amos), ma ti piacerebbe ora duettare con altri artisti italiani con cui non hai mai lavorato? 

«Sì, con due donne: Cristina Donà e Carmen Consoli. Le ho conosciute entrambe e tra l'altro Carmen ha appena preso un camper come me. Per me sono due esempi, mi piacerebbe davvero collaborare con loro: le reputo artiste coerenti e con una personalità inimitabile».

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