Centocelle, un altro rogo, distrutto il Baraka bistrot: l’ombra del racket sui locali della movida

Domenica 10 Novembre 2019 di Alessia Marani
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Roma, un altro rogo:
l’ombra del racket
sui locali della movida

Distrutto dalle fiamme il “Baraka bistrot” di via dei Ciclamini a Centocelle, quartiere di Roma che negli ultimi anni ha conosciuto un’inaspettata gentrificazione, con la trasformazione del tessuto sociale e un boom di nuove attività. Uno sviluppo economico che qualcuno, adesso, sembrerebbe volere mettere in ginocchio o piegare a nuovi o vecchi interessi criminali. Solo nella notte tra martedì e mercoledì era bruciata la libreria “Pecora elettrica” in via delle Palme. Il 9 ottobre, stessa strada, altro incendio doloso alla Pinsa Romana Cento55.

Roma, nuovo rogo a Centocelle: in fiamme Baraka Bistrot, «solidale» con La pecora elettrica. Il titolare: «Non riaprirò»

La telecamera. L’allarme nel Baraka, l’altra notte, ha suonato alle 4.20. Dalla centrale operativa privata hanno chiamato il titolare, Marco Nacchia, 39 anni, ex tassista che ne aveva rilevato la gestione appena il 18 settembre. L’operatore lo ha avvisato: «Sentiamo dei rumori, ma lei è ancora dentro?». Risposta negativa di Nacchia che intanto si è messo in auto per tornare indietro.
 

Seconda chiamata: «Ha coperto la telecamera? Perché non riusciamo a scattare le foto». Pochi secondi dopo e un boato tremendo, a cui è seguita una fiammata, ha fatto tremare il palazzo. Dal bar all’angolo, sempre aperto, esce il proprietario: «Ho visto un bagliore, ma nessuno scappare». Nacchia fa prima di tutti, anche dei pompieri: «Vedevo il fumo che usciva dalla serranda, con il lucchetto divelto da terra, mi è crollato il mondo addosso. Non so spiegarmi perché sia accaduto, mai ricevuto minacce - dice - mai mi sono occupato di politica. Avevo solo deciso di cambiare vita e investire nella mia zona. A luglio avevo venduto il taxi. Non riaprirò perché io sono una persona normale e questo fatto è più grande di me». Per incoraggiarlo a non mollare, gli amici hanno aperto un crowdfunding online sulla piattaforma GoFundMe. 

Pecora Elettrica, i cittadini di Centocelle scendono in strada al fianco del locale

Strane incursioni. Anche ai gestori della Pecora Elettrica non erano mai arrivate minacce, neanche dopo il 25 aprile quando la libreria fu danneggiata da un altro rogo. Ma cosa sta succedendo a Centocelle? La chiave del mistero potrebbe essere in una serie di danneggiamenti e furti ritenuti «anomali», che si susseguono da almeno un anno e ripetuti nell’ultima settimana. Come al “Dejavu Cocktail and drink”, che domenica notte ha subito il terzo raid notturno in pochi mesi. E qui, come per il Baraka, chi ha agito ha studiato tutti i movimenti dei gestori (rimasti nei locali fino a molto tardi) e ha effettuato sopralluoghi precedenti; sempre domenica notte un altro furto lo ha subito la sala slot di via delle Azalee. Hanno trovato le saracinesche aperte, spesso senza bottini rilevanti, anche un parrucchiere in via dei Gelsi, il negozio “cuore a 4 zampe”, un supermercato e una pizzeria in via dei Castani, una tintoria e un minimarket in via Parlatore. A fine maggio nelle notte erano entrati nel locale “Le chat Noir” di via delle Palme e mesi prima qualcuno aveva dato fuoco al “Tattoo” di via delle Betulle.

Le ipotesi. I carabinieri non tralasciano alcuna pista, neanche quella del racket, appunto. Se da una parte stanno passando al vaglio il profilo di piromani e pregiudicati con precedenti specifici (come quello di un tunisino 45enne fermato dopo il rogo del 9 ottobre), dall’altra non si può negare che se l’obiettivo degli attentati con la benzina era quello di fare paura, è stato centrato. Una strategia preventiva, intimidazioni definite “ambientali” dagli inquirenti, non necessariamente indirizzate a chi le ha subite ma tese a lanciare un monito: «Questo succede a chi non si adegua e non ha protezione».

Stamani in un locale di fronte al bistrot colpito, si sarebbe dovuta svolgere una assemblea di quartiere, all’ordine del giorno il frastuono proveniente dal centro sociale Forte Prenestino e la presenza di spacciatori in zona. Che ci sia stato un errore nell’obiettivo? Difficile, perché chi ha appiccato il rogo ha studiato il target, aggirando i posti di controllo in piedi nell’area e incurante del bar aperto. Intanto il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese è intervenuta sostenendo che «l’impegno del Viminale è massimo per contrastare il crimine a Roma». La sindaca Virginia Raggi ieri è andata a Centocelle e ai residenti ha detto: «Non arrendetevi». 
 

Ultimo aggiornamento: 11:41 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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