GOVERNO

Manovra, stop Iva: ma è caccia a 5 miliardi. Cuneo fiscale, solo 2,5 per il taglio

Martedì 1 Ottobre 2019 di Luca Cifoni
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Manovra, stop all'Iva: ma è caccia a 5 miliardi. Cuneo fiscale, solo 2,5 per il taglio

Circa 29 miliardi in termini lordi, finanziati per la metà - più o meno 14 miliardi - con interventi su spese e entrate e per la restante parte facendo scivolare il deficit del 2020 fino al 2,2 per cento del Pil. È questa la manovra espansiva voluta dal ministro dell'Economia Gualtieri e delineata nella Nota di aggiornamento al documento di economia e finanza (Nadef) approvata ieri dal governo. Ma se questi sono i contorni della legge di Bilancio che dovrà essere inviata alle Camere, a venti giorni dalla scadenza i contenuti di quel provvedimento sono ancora da definire nei dettagli.

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Spicca il ruolo riservato almeno sulla carta alle misure di contrasto dell'evasione fiscale, cifrate in oltre 7 miliardi. Risorse che probabilmente vanno ad assorbire e in qualche modo sostituire i circa 5 che erano attesi dalla rimodulazione delle aliquote Iva (rientrata dopo essere stata presa in considerazione a livello tecnico): è un importo quest'ultimo che in qualche modo deve ancora essere reperito. Lo scenario economico in cui l'esecutivo ha fatto le proprie valutazioni prevede per quest'anno una crescita del Pil dello 0,1 per cento, che nel 2020 salirebbe allo 0,4 in termini tendenziali e allo 0,6 in termini programmatici, ovvero tenendo presente l'effetto delle stesse misure in programma a partire proprio dalla cancellazione degli aumenti Iva.

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L'IMPEGNO
Dopo qualche turbolenza - e a meno di ripensamenti successivi - il governo conferma dunque l'impegno politico a disinnescare tutti i 23,1 miliardi di previsti incrementi delle aliquote dell'imposta sul valore aggiunto. A questa che è di gran lunga la voce più importante vanno aggiunti circa 2 miliardi di politiche invariate, provvedimenti che pur non essendo previsti da legge rispondono a impegni presi, e soltanto 2,5 miliardi destinati alla riduzione delle tasse sul lavoro (dotazione destinata a raddoppiare a regime). Aggiungendo altre voci su incentivi e investimenti si arriva a circa 29 miliardi. Le scelte di bilancio per il prossimo anno sono state certamente aiutate dal buon andamento dei conti pubblici, soprattutto nel 2020. Quest'anno si chiuderà secondo la Nadef con un rapporto deficit/Pil al 2,2 per cento, mentre per il successivo sarebbe stimato un favorevole 1,4 per cento, inferiore anche rispetto alle valutazioni che erano state fatte dall'ex ministro Tria. Il quadro programmatico prevede però che il rapporto salga al 2,2 per cento, dunque con un incremento pari a circa 14 miliardi. È questa la quota di manovra fatta in disavanzo, che però sul piano strettamente tecnico non coincide con la cosiddetta flessibilità che dovrà essere discussa a livello europeo. La valutazione di Bruxelles infatti non riguarda il peggioramento del deficit nello stesso anno ma la variazione da un anno all'altro del disavanzo misurato in termini strutturali, ovvero al netto delle una tantum e tenendo conto dell'andamento del ciclo economico. In questi termini, all'Italia sarebbe richiesto un miglioramento pari allo 0,6 per cento del Pil, mentre viene stimato un leggero deterioramento pari allo 0,1: la flessibilità che il nostro Paese conta di poter ottenere sarà quindi pari allo 0,7% ovvero poco meno di 13 miliardi. Di questa somma farebbero parte i circa 3,5 miliardi legati al dissesto idrogeologico e agli investimenti infrastrutturali motivati dal crollo del Ponte Morandi: una clausola già contrattata per quest'anno, di cui il governo intende nuovamente chiedere l'applicazione. Inoltre, come ha spiegato il ministro Gualtieri, la discussione con l'Europa avverrà in un contesto in cui i vari Paesi potrebbero accordarsi per una politica di bilancio più espansiva, con maggiori investimenti da parte dei Paesi che hanno spazio fiscale (leggi la Germania). Il pareggio di bilancio per il nostro Paese arriverebbe comunque solo dopo il 2022.

L'IMPORTO
Un importo più o meno equivalente al maggior deficit, ancora lo 0,8 per cento del Pil quindi, è quello che dovrà venire dalle misure di copertura allo studio del governo. Si tratta nel dettaglio di oltre 2 miliardi di risparmi di spesa, di altrettanti legati a misure fiscali già adottate negli anni scorsi (ad esempio l'imposta sostitutiva sulla rivalutazione di terreni e partecipazioni) di poco meno di 2 che arriverebbero dal taglio di agevolazioni fiscali e sussidi ambientali dannosi, e dall'istituzione di nuove imposte verdi. Oltre 7 miliardi sono invece il corrispettivo di «nuove misure di contrasto all'evasione e alle frodi fiscali, nonché interventi per il recupero del gettito tributario anche attraverso una maggiore diffusione dell'utilizzo di strumenti di pagamento tracciabili». Come si vede una definizione ampia che alla fine potrebbe includere anche interventi quali l'attivazione della web tax.
Una parte della credibilità del nostro Paese si giocherà sulla capacità di ridurre il debito pubblico. La Nadef prevede che dal 135,7 per cento del Pil previsto per il 2029 il livello possa scendere al 135,1 anche grazie a introiti da privatizzazioni pari a circa lo 0,2 per cento del prodotto, ovvero circa 3,5 miliardi: una stima ben diversa dai 18 ipotizzati dal precedente esecutivo. E a proposito di debito il ministro Gualtieri ha annunciato che nell'ambito del cosiddetto green new deal saranno emessi specifici titoli di Stato verdi, destinati a finanziare spese ambientali (per questa voce è previsto anche un maxi-fondo da 50 miliardi). Tra i provvedimenti collegati alla legge di bilancio è invece stata inserita la riforma del catasto, più volte rimandata.
 

Ultimo aggiornamento: 14:20 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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