GOVERNO

Manovra, 7 miliardi di gettito dalla lotta all'evasione: dubbi sulla cifra messa nel Def

Martedì 1 Ottobre 2019 di Andrea Bassi

La manovra pensata dal neo ministro dell'Economia Roberto Gualtieri scricchiola, traballa, sbanda. E lo fa vistosamente. La «rimodulazione» delle aliquote Iva, con l'aumento di 1,5-2 punti di quella intermedia al 10% con il meccanismo del cashback, la restituzione del 3% per chi paga in contanti, è saltata nel burrascoso vertice di domenica sera a Palazzo Chigi. Era il pilastro su cui il ministero dell'Economia aveva faticosamente costruito la prossima manovra. Crollato, Gualtieri si è trovato in poche ora a dover fronteggiare un buco di 5 miliardi di euro nei conti. Per ora Tesoro e Palazzo Chigi sono riusciti a trovare soltanto una soluzione tampone. I cinque miliardi mancanti sono stati caricati sotto la voce «lotta all'evasione», che nella Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza approvato dal consiglio dei ministri di ieri, è stata quantificata nella stupefacente cifra di 7,2 miliardi di euro, lo 0,4 per cento del Pil italiano.

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Una cifra senza precedenti da recuperare in un solo anno. Per qualcuno un vero e proprio libro dei sogni. Il centro studi Eutekne, uno dei principali think tank italiani sui temi fiscali, ha prodotto immediatamente una nota che chiarisce quanto siano ambiziose le cifre indicate dal governo nel capitolo lotta all'evasione. Lo scorso anno, nella prima legge di bilancio firmata dall'attuale presidente del consiglio, Giuseppe Conte, l'unica copertura derivante da questa voce era l'obbligo i trasmissione telematica da parte degli esercenti dei cosiddetti «corrispettivi». Una misura quantificata in 334 milioni il primo anno e 1,4 miliardi il secondo anno. Prima di lui, il governo Gentiloni aveva inserito in manovra la fatturazione elettronica, una vera e propria rivoluzione con la comunicazione diretta tramite l'Agenzia delle Entrate di ogni ricevuta di pagamento rilasciata. Ma anche in questo caso le previsioni di incasso erano contenute a 202 milioni il primo anno e a 1,7 miliardi il secondo.
Sotto l'etichetta di lotta all'evasione il governo Renzi aveva inserito una stretta sulle compensazioni d'imposta (il cosiddetto split payment), obbligando il venditore a versare l'Iva al posto dell'acquirente. Una misura molto invasiva, quantificata in manovra in soli 2,7 miliardi.

LE STRADE POSSIBILI
La domanda, insomma, è che tipo di misure potrà adottare questo governo per recuperare oltre 7 miliardi dalla lotta all'evasione? Certo non basterà la lotteria degli scontrini. Così come il cashback sugli acquisti con il bancomat o la restituzione fiscale da 475 euro dell'epifania. Sono misure che hanno un costo certo (e pure elevato)ma ritorni incerti. Allo studio ci sono alcuni strumenti più concreti, come il rafforzamento della fatturazione elettronica con l'estensione anche a chi rientra nel regime forfettario, le sanzioni per chi non si dota di un bancomat, la stretta sugli evasori. Certo, nel conto ci sarà anche la web tax, la nuova imposta sul fatturato delle multinazionali del web. Ma anche lo scorso anno la web tax è entrata in manovra, solo che poi il decreto attuativo delle misure non è mai stato emanato. La verità insomma, è un'altra. E la spiega una fonte vicina al dossier. «Sulle coperture», dice, «il lavoro comincia oggi. Abbiamo dieci giorni per trovare i soldi che mancano». E non sarà semplice. La tentazione potrebbe essere quella di prendere tempo per attendere qualche segnale politico dalla nuova Commissione europea. Quella in cui Paolo Gentiloni sarà il nuovo Commissario agli affari monetari, colui che in pratica dovrà giudicare le manovre dei vari Paesi europei. La tentazione, insomma, potrebbe essere quella di provare a tirare ancora un po' verso l'alto l'asticella del deficit nella consapevolezza che difficilmente i proventi della lotta all'evasione daranno i risultati sperati.
 

Ultimo aggiornamento: 07:52 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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