Funerali di Elisabetta II, l'inchino del mondo: la regina sepolta nella cappella di St George. La commozione di re Carlo III a Westminster

I due figli del neo erede al trono William e di Kate, principe e principessa di Galles, assisteranno poi pure al rito delle esequie della sovrana scomparsa - loro bisnonna - in chiesa. Non ci sarà invece il fratellino Louis, di soli 4 anni

Funerali Elisabetta, diretta: il feretro ora nella cappella St. George. La commozione di re Carlo III a Westminster
di Vittorio Sabadin da Londra
10 Minuti di Lettura
Lunedì 19 Settembre 2022, 07:02 - Ultimo aggiornamento: 20 Settembre, 10:30

Elisabetta II del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord riposa da ieri nella St George’s Chapel del castello di Windsor, accanto al marito Filippo, ai suoi genitori Giorgio VI ed Elizabeth, e a sua sorella Margaret. Il Paese sul quale ha regnato per 70 anni le ha tributato un addio solenne e affettuoso, fiero di fronte al mondo di averla avuta come Regina.


IL SILENZIO E LE LACRIME
È stata una giornata malinconica e commovente. Londra fino dalle prime ore del mattino era avvolta da un silenzio irreale, che niente ha disturbato. Alle 6.30 l’ultima persona della lunga coda di 400 mila sudditi che per quattro giorni sono sfilati nella Westminster Hall per rendere omaggio alla Sovrana ha chinato il capo davanti alla bara.

 

Era una donna solitaria, Christina Heerey, e aveva sulle spalle un grande zaino con le coperte che l’avevano protetta dal freddo durante l’attesa della notte. Il silenzio di St James’s Park, i cui alberi più maestosi sono da giorni circondati da mazzi di fiori, disegni di bambini e biglietti lasciati dalla gente, è stato rotto alle 9,45 dagli ordini degli ufficiali ai marinai e ai soldati schierati in attesa alle Wellington Barracks, dalle quali partivano ogni giorno i soldati del cambio della guardia a Buckingham Palace.

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Non ci sono soldati al mondo in grado di marciare come quelli britannici, in perfetta sincronia, con lo sguardo fisso in avanti, l’espressione solenne impressa nei volti immobili. I 142 marinai dovevano trainare l’affusto di cannone con il feretro della Regina, com’era avvenuto l’ultima volta nel 1965, ai funerali di un altro grande inglese, Winston Churchill. I tamburi della banda erano avvolti in stoffa nera, le Guardie dagli elmi piumati avevano il lutto al braccio.


IL MONDO PER LEI
Davanti all’Abbazia, alle 9,35, sono arrivati tre autobus di quelli che si usano per le gite scolastiche, ma che trasportavano invece i grandi leader politici del mondo, i re e le regine, i principi e le principesse, e gli sceicchi arabi abituati alle limousine. Il presidente americano Joe Biden è arrivato invece con la sua scorta alle 10.08, accompagnato dalla moglie Jill che lo teneva per mano. Nella grande chiesa, già piena di personalità, è entrato anche il Presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella, con la figlia Laura.


Dopo aver condotto la salma della sovrana davanti al West Gate dell’Abbazia i marinai si sono tolti il copricapo, e hanno chinato la testa restando immobili, mentre la bara veniva portata a spalla in chiesa. Sul coperchio lo stendardo reale, lo scettro, il globo sormontato dalla croce della Cristianità, la corona imperiale e un grande mazzo di rose inglesi, scelte personalmente da Carlo e provenienti dai giardini di Buckingham Palace, di Clarence House e della sua residenza di Highgrove. Tra i fiori, un biglietto scritto di proprio pugno dal Re: “Loving and Devoted Mummy”. Mamma amorevole e devota. Tra le rose c’erano foglie di quercia e rami di rosmarino, che ora adorneranno i mazzi di rose in tutto il mondo, perché, si dirà, “li aveva anche la Regina”.


LA FAMIGLIA
All’ingresso dell’Abbazia c’è la tomba del Milite ignoto che nessuno, nemmeno il sovrano, può calpestare, anche il corteo funebre ha fatto una deviazione per rispettarla. Dietro alla bara c’erano Carlo e Camilla, poi Anna e il marito, Andrea da solo, poi William con Kate e con i figli più grandi: George, 9 anni, e Charlotte, 7, anche lei con un cappello nero come le altre donne della famiglia in lutto. Nell’ultima fila di familiari c’erano Harry, senza uniforme come Andrea, e Meghan.


L’OMAGGIO
Tutti i capi di stato e di governo del mondo, esclusi quelli non invitati come Vladimir Putin, hanno chinato il capo al passaggio del feretro, mentre il coro dell’Abbazia intonava il primo inno: «Il giorno che ci hai dato, o Signore, è finito, l’oscurità cade al tuo volere». A lato della bara erano seduti i quattro figli di Elisabetta, commossi ma fermi nel trattenere le lacrime. Solo Edoardo, l’ultimogenito, ha dovuto prendere un fazzoletto per asciugarsi gli occhi, ma è stato un momento. Di fianco a loro William e Kate e i due bambini, con George un po’ impacciato nel tenere in mano l’Order of Service con le parole degli inni.


La messa è stata celebrata dal decano dell’Abbazia David Hoyle, e il sermone è stato pronunciato dall’Arcivescovo di Canterbury, Justin Welby. È stato un intervento sobrio, affettuoso, privo di retorica. Welby ha ricordato le tante altre famiglie del mondo che stanno soffrendo in questi giorni per la perdita di un loro caro e, pensando alla vita dopo la morte, ha concluso citando una frase della Regina: «Possiamo dire con lei: ci rivedremo ancora». Elisabetta l’aveva pronunciata nell’intervento che fece in tv durante i giorni terribili del Covid, mentre le famiglie erano separate e nessuno poteva andare a trovare i parenti in ospedale. Era il titolo di una canzone di Vera Lynn, che durante la guerra cantavano i soldati impegnati in Europa, e le loro madri e fidanzate rimaste a casa.


LE PREGHIERE
Tutti i presenti hanno recitato a voce alta il Padre Nostro, e alle 11,45 cinque trombettieri che indossavano sontuosi e antichi paramenti da cerimonia e avevano ricamate sul petto la cifra EIIR, Elisabetta II Regina, hanno intonato il “Past The Post”, la triste e solenne melodia che accompagna la sepoltura dei soldati, per dire loro che hanno fatto il loro dovere e che ora potranno riposare. Al termine di questo commovente momento è cominciato il minuto di silenzio, osservato in tutto il regno. Nessun rumore si è levato dalle strade, dalle piazze, dai parchi nei quali migliaia di persone hanno seguito la cerimonia da grandi schermi. Il traffico si è fermato, i bus pubblici hanno spento i motori. Nel parco di St James’s si sentiva solo il canto degli uccelli.


La cerimonia funebre nell’Abbazia, durata un’ora, è terminata con l’esecuzione dell’inno nazionale, con la parola King al posto di Queen. Carlo, come sovrano per il quale si chiede la protezione di Dio, è stato l’unico a non cantare, come prevede la prassi. Ma molti nella chiesa hanno continuato a usare per sbaglio la parola Queen, com’erano abituati a fare fin da quando erano bambini.


LA PERFEZIONE DEL RITO
Tutto era stato perfetto, dentro e fuori l’Abbazia. Con una tecnologia militare rimasta segreta erano stati bloccati gli eventuali droni che potevano essere lanciati per riprendere il corteo da vicino. Con sistemi molto più antichi il falconiere di Westminster, Wayne Davis, aveva liberato il suo falco di 15 anni per tenere lontani i piccioni, ed evitare che, ignari del momento storico, combinassero qualche guaio. Scortata dai suoi soldati, la Regina ha percorso il Mall pieno di gente, ed è passata per l’ultima volta davanti a Buckingham Palace fino all’arco di Wellington, dove la bara è stata caricata sul carro funebre reale, finalmente una britannica Jaguar dopo l’impropria Mercedes usata in Scozia.


LA FOLLA
Nel tragitto fino a Windsor, due ali di folla hanno salutato la Regina lanciando fiori sull’auto. Le sue Guardie, che montavano cavalli neri nervosi per la folla e la mancanza di spazio, l’hanno scortata lungo il Long Walk, la strada che corre dritta per cinque chilometri fino all’ingresso principale del castello. A lato della via decine di migliaia di persone alzavano le braccia per riprendere con gli smartphone il passaggio del feretro e del maestoso corteo, che procedeva con quella lenta, inflessibile e cadenzata marcia che dava l’impressione di non poter essere fermata da nessuna forza, perché era un intero paese a spingerla verso l’ultimo riposo della sua Regina.

Immobile sul prato del castello, tenuta da un palafreniere, aspettava Elisabetta anche la cavalla preferita, Emma, un Fell Pony che ha ormai 25 anni ed è vicina anche lei alla fine dei suoi giorni. Ma la Regina l’ha cavalcata molte volte sui prati del parco di Windsor. Di fianco all’ingresso c’erano anche i due ultimi corgi della Sovrana, Sandy e Mulck, che ora saranno accuditi dal principe Andrea. Non aveva più voluto avere cuccioli nei palazzi, perché, come tutte le persone anziane, temeva che la facessero inciampare. Nella cappella di San Giorgio, dove poco più di un anno fa Elisabetta aveva partecipato, seduta sola sui banchi, ai funerali del marito Filippo, c’è stata un’altra funzione religiosa, alla presenza del Re, dei familiari e degli ex primi ministri, ma anche dei collaboratori e dei domestici che hanno servito fedelmente la sovrana nel corso degli anni. Harry e Meghan si sono ritrovati seduti insieme nella chiesa nella quale si erano sposati tre anni fa.


SI CHIUDE UN’ERA
Alla fine di una lunga e indimenticabile giornata, lo scettro, la corona e il globo sono stati tolti dal feretro, e affidati al decano di Windsor, che li ha posti sull’altare, perché il potere del Sovrano discende direttamente da Dio: saranno consegnati a Carlo tra qualche mese, nel giorno della sua incoronazione. Il Re ha steso sulla bara la Queen’s Company Camp Colour, la bandiera di seta simbolo del comando della madre sul reggimento delle Guardie, che è stata in uso per 70 anni ed è ora ritirata per sempre.

Il Lord Ciambellano ha spezzato la bacchetta che era il simbolo del suo servizio alla Regina e ha messo i due pezzi sulla bara. Il Garter King of Arms ha solennemente proclamato i titoli di Elisabetta, un suonatore di cornamusa ha eseguito un ultimo toccante saluto, allontanandosi tra i corridoi del palazzo, con la melodia che svaniva progressivamente nella distanza, a simboleggiare una persona amata che ci lascia. La bara di Elisabetta è stata collocata nel Royal Vault, di fianco a quella del marito Filippo. Avevano scelto insieme, più di 30 anni fa, l’albero di quercia dal quale ricavarne il legno, come prova del grande affetto che li univa, e come ammissione e accettazione del fatto che tutte le cose del mondo passano, anche per i re.


LA FINE DI TUTTO
Conclusi i funerali di Stato, in una cerimonia strettamente privata e alla presenza solo dei parenti e di pochi intimi, per le due bare si è trovato un posto nella King’s George VI Memorial Chapel, dove riposano il padre, la madre e la sorella di Elisabetta. Giorgio VI chiamava la sua famiglia “noi quattro” e sostenendosi l’un l’altro avevano accettato con coraggio il destino che li attendeva dopo che Edoardo VIII, abdicando per amore dell’americana Wallis Simpson, aveva trasferito al fratello minore la successione.

«Povera te», aveva detto Margaret alla sorella quando seppe che un giorno anche lei sarebbe diventata regina. Quella piccola grande famiglia è ora di nuovo riunita, come ha voluto Elisabetta, e con loro c’è anche Filippo, l’uomo che lei ha amato da quando aveva 13 anni, e che l’ha aiutata a diventare la grande regina che è stata. 

 

 

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