Incidenti, sassaiole, mezzi che esplodono: la “vita spericolata” dei pendolari Atac

Giovedì 17 Ottobre 2019 di Lorenzo De Cicco
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Incidenti, sassaiole, mezzi che esplodono
la “vita spericolata” dei pendolari Atac

Salire sul bus e ritrovarsi in un disaster movie: finestrini in mille pezzi e lingue di fuoco che lambiscono il sedile. Apocalypse Now? No, il 351 alla Bufalotta. E se non è l’incendio, è l’autista che fa il frontale con l’albero; se non è il tram che deraglia contro il lampione sono i sassi scagliati dalla baby gang sul notturno; se proprio va bene, è un banale guasto, che significa sì dire addio alla corsa, ma almeno senza il brivido di saltar giù prima che la navetta esploda o dopo che si è schiantata all’incrocio.

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Vuoi mettere la comodità di scendere da bordo con tutta calma... Welcome to Rome, anzi welcome to Atac. Rischi del mestiere del pendolare capitolino, sbalestrato tra corse al ralenti e spericolati fuori programma. Come in quella canzone di Vasco che fa: «Abbiamo frequentato delle pericolose abitudini... e siamo vivi quasi per miracolooo». 
 

 

AVVENTURE FLAMBÈ
Il menù della sciagurata modalità adventure di Atac è vario e assortito: alla voce bus flambé, dal 2016 a oggi, si contano 148 mezzi abbrustoliti, parzialmente o proprio del tutto. Non c’è zona della città che non abbia avuto la sua esperienza fiammante: centro & periferia, da via del Tritone alla Palmiro Togliatti, da Colli Aniene a piazzale Clodio, a due passi dalla cittadella giudiziaria. Proprio i consulenti della Procura di Roma, indagando sul crescendo di mezzi formato barbecue, hanno capito l’origine del disastro: in pratica nelle officine si cannibalizzavano i bus già ridotti a simil-rottami, si rattoppavano quelli ancora circolanti e poi si incrociavano le dita. Si è visto com’è andata.
 

A TUTTA CHAT
Ad agosto un tram è deragliato e ha preso in pieno un palo sulla Flaminia; sulla stessa strada, a giugno, un altro mezzo è svicolato dai binari. Lo stesso è accaduto, stavolta a piazzale Belle Arti pochi giorni fa, alla fine di settembre.

Anche per la variante al volante a tutta chat l’aneddotica è sterminata e si propaga con i filmini sempre virali dei passeggeri che immortalano il conducente indaffarato a smistare emoticon e vocali di Whatsapp, mentre col polso dell’altra mano sterza nel traffico romano. Pratica diffusa purtroppo anche tra gli automobilisti semplici (le multe dei vigili per la guida col cellulare all’orecchio o tra le dita sono quasi raddoppiate da un anno all’altro, arrivando a quota 15.379 solo nei primi sei mesi del 2019), ma la condotta è ancora più pericolosa quando si ha la responsabilità di centinaia di passeggeri a bordo. 

C’è anche chi si mette strafatto o ubriaco al volante: l’Atac ne ha beccati 8 solo l’anno scorso. Tutti incastrati, per fortuna, dai test che vengono fatti random agli autisti.

La cronaca poi, anche nelle ultime settimane, ha raccontato di aggressioni, zuffe e sassaiole a bordo. Oltre 200 casi l’anno. A volte contro i passeggeri, altre contro i conducenti, che difatti si preparano a fare le ronde, giustizia fai-da-te.

L’episodio più clamoroso risale a fine settembre, di notte, quando una banda di otto ragazzini, tutti minorenni, dopo essere salita a bordo del 46 che dalla periferia porta dritti in Centro, ha assalito l’autista “reo” solo di un rimprovero: «Smettete di fumare». E giù una scarica di pugni. «La verità? Il problema è Roma - si è sfogato il conducente dal letto d’ospedale - non è possibile che accadano cose del genere». Invece accadono. E non è un film.

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