WILLY MONTEIRO

Premio Messaggero per i giovani Valori e sentimenti, i ragazzi scrivono

Domenica 20 Dicembre 2020
Premio Messaggero per i giovani Valori e sentimenti, i ragazzi scrivono

Oggi ultimo giorno per la prima fase del concorso indetto da Il Messaggero “Cosa è importante per me”. L’iniziativa, rivolta agli studenti del Lazio dai 14 ai 19 anni e dedicata alla memoria di Willy Monteiro ed Emanuele Morganti, vedrà la premiazione a pari merito ogni mese - da dicembre a febbraio - di tre giovani i cui elaborati saranno valutati dalla giuria composta dal direttore Massimo Martinelli dai vicedirettori, Osvaldo De Paolini, Alvaro Moretti e Guido Boffo e dagli editorialisti Enrico Vanzina e Maria Latella.

Il concorso, che punta a dar voce ai giovani di oggi e capire quali sono per loro i valori predominanti, è sostenuto dall’Associazione nazionale presidi di Roma e del Lazio. La seconda fase si aprirà già domani e durerà fino al 20 di gennaio 2021.

La mamma di Willy ai giovani

 

«Siete voi la nostra speranza»

 

FROSINONE «Credo molto in voi giovani, perché se c’è una speranza di guarire questo mondo malato quella siete voi». È un passaggio della lettera scritta da Lucia Maria Duarte, la mamma di Willy Monteiro Duarte, il 21enne di Paliano ucciso dal branco a Colleferro, agli studenti delle classi seconde e terze dell’Istituto Comprensivo “Rita Levi Montalcini” di Cernusco sul Naviglio in provincia di Milano. A Willy Monteiro Duarte, insieme a Emanuele Morganti, è dedicato il concorso letterario del Il Messaggero. Come molte scuole, anche l’istituto lombardo a inizio anno scolastico ha coinvolto gli studenti in un lavoro di riflessione su quanto è capitato a Willy. Guidati dagli insegnanti di religione Silvio Rotondi e Claudio Brambillasca, i ragazzi hanno formulato una serie di domande che hanno voluto inviare alla mamma di Willy.

Lucia Maria Duarte, una donna esile sotto il profilo fisico ma animata da una grande forza e una fede profonda, non si è tirata indietro e ha preso carta e penna per rispondere agli studenti. «Cari insegnanti - comincia la lettera - grazie per aver fatto questo progetto pensando a Willy. Cari ragazzi, sono molto belle le vostre lettere, grazie. Le domande sono tante, alcune cose me le hanno domandate tante volte e non ho mai risposto. Posso provare oggi a dirvi qualcosa. Noi andiamo avanti con la nostra fede, con il conforto di parenti e amici ma soprattutto con Willy nel cuore. È lui che ci dà la forza anche se ci manca davvero tanto. Mancano i suoi abbracci, i suoi baci, i suoi dispetti. Non dico niente sui suoi assassini, so solo che le persone non nascono cattive, lo si diventa percorrendo una strada sbagliata di odio e violenza. Bisogna cercare di distinguere il bene dal male, scoprire la vera amicizia e capire che la vita è un dono, va rispettata e valorizzata sia la nostra che quella degli altri. Non voglio vendetta perché questa porta solo altro male e sofferenza, ma la giustizia sì perché questi ragazzi devono capire quanto è grave e orribile quello che hanno fatto e non si deve ripetere. Credo molto in voi giovani, perché se c’è una speranza di guarire questo mondo malato quella siete voi. Avete molto da dare, non perdete mai la voglia di imparare per poter costruire un mondo migliore senza odio né violenza. Grazie ancora di tutto quello che state facendo e che avete fatto». (Annalisa Maggi)

 

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Ecco i valori in cui credo

Valentina Fusco, 15anni

Fin da piccola ho cercato di seguire ogni valore che vedevo nei miei genitori, che crescendo ho sempre portato avanti. Valori come salutare sempre, essere educati, aiutare le persone e stare più tempo possibile con la famiglia così da creare un rapporto speciale. Andando avanti però, mi guardo attorno e penso che in alcuni giovani della mia età, certi valori stanno svanendo o forse non ci sono mai stati. Mi stupisco ogni volta che sento delle notizie su ragazzi che si picchiano a sangue soltanto per un like e spero di non diventare mai così, cioè di dare più valore a un like su un social che alla propria vita, rischiando anche di perdere tutto. Forse allora mi chiedo se sono io molto esagerata, che vorrei tramandare i miei valori ai miei figli in futuro, come mangiare ogni domenica a casa della nonna, scartare i regali di Natale la mattina del 25 con le canzoni natalizie, passare ogni festività con i genitori ma anche con gli amici e soprattutto l’educazione e il rispetto, perché io sono la prima che non sopporta la gente maleducata e negligente. Inoltre, non ho molte priorità nella vita, ma una tra le più importanti è che la mia famiglia stia bene in salute, che può sembrare una cosa banale ma secondo me non lo è. Poi ovviamente ho altre priorità sempre importanti come lo studio e non smettere mai di credere nei miei sogni e in me stessa, ma anche non smettere mai di amarmi. Nella mia vita intravedo tante avventure, che siano belle o brutte, l’importante è riuscire a raggiungere i miei obiettivi; questi sono, come ogni studente, riuscire a laurearmi con fatica e soddisfazione. Dopodiché spero di diventare un’insegnante di ginnastica ritmica, per trasmettere tutti i momenti gioiosi come la mia maestra ha fatto con me facendo diventare uno sport una passione. Poi spero ovviamente di costruire una famiglia con la persona giusta, ma anche di non perdere i rapporti con le mie amiche, così che i miei figli possano chiamarle zie.

 

Quel giorno mi cambiò per sempre

Flavia Caciorgna, 14 anni

Era il 3 Febbraio 2020
Non era uno dei giorni migliori: mia madre mi aveva svegliato avvisandomi che non saremmo partiti per le vacanze estive. Ma vi immaginate che noia?
Forse non mi sono presentata nel migliore dei modi: non sono sempre così capricciosa, ma capite che per un’adolescente trascorrere le vacanze rinchiusa in casa è una tragedia.
Mentre riflettevo sul mio orrendo destino, col broncio, mi dirigevo da Grace, la mia migliore amica. Il punto d’incontro era una panchina, la nostra panchina, su una riva del Tamigi, abbastanza isolata da essere sempre libera. Ci incontravamo lì ogni giorno alle cinque in punto, quando la Torre dell’Orologio batteva l’ora.
Quando mi vide arrivare tese le labbra in uno di quei sorrisi che scaldano il cuore. Poi si accorse del broncio.
«Niente vacanze estive» spiegai con una smorfia.
«Allora sono felice di annunciarti che trascorreremo l’estate insieme. Neanche io parto».
Mi illuminai all’improvviso e la abbracciai. Ridemmo insieme e ci sedemmo. Il nostro legame era magnifico: ci completavamo a vicenda; condividevamo gioie, dolori e speranze.
Quella sera chiusi gli occhi consapevole che non sarei rimasta sola. Per l’estate. Per sempre. Che illusione crudele.
15 Febbraio 2020
«Ma cos’è questo virus di cui parlano tutti?» chiesi a mia madre.
«Quello in Cina intendi?»
Annuii.
«Ah» mi rispose con noncuranza: «Una malattia che si pensa provenga da un pipistrello. Niente di cui preoccuparsi, comunque. Qui da noi non può arrivare».
L’immagine del pipistrello aveva qualcosa di comico. Risi tra me e me.
3 Settembre 2020
Pioveva, come ogni giorno, quando arrivai sulla panchina.
Non so quanto tempo trascorsi lì. Ormai non aveva più importanza. Qualcosa in me era cambiato per sempre: dove prima c’era il mio cuore, ora c’era una voragine. Una voragine che mi toglieva il respiro.
Io ero lì, lei no. Spazzata via dal vento assassino della natura.

 

 

 

 

L’importanza dei sentimenti

Matteo Nocioni, 16 anni

Una domanda che tutti ci dovremmo porre durante il corso della nostra vita è: cos’è veramente importante per noi? Una domanda complicata a cui corrisponde una risposta complicata. Rispondere a una domanda del genere dovrebbe portare ognuno di noi a fare un viaggio interiore, che porti a capire veramente ciò che ci serve e ciò di cui possiamo fare a meno. Spesso questa riflessione viene fatta in modo superficiale portando ad un risultato non veritiero. Bisogna approfondire il concetto di “importante” e di “necessario”, poiché dare un senso a ciò che è importante o meno è complicato, basta pensare al fatto che ogni parola ha un senso logico, perché l’uomo ha deciso di affidargli un determinato significato. Riflettendo sulle cose per noi importanti, spesso si riflette solo sulle cose materiali, senza pensare minimamente a ciò di più facile che tutti indistintamente abbiamo, i “sentimenti” e i “valori”. Sì perché se riflettiamo sulla nostra persona, cosa saremmo senza i “sentimenti” e soprattutto, cosa saremmo senza i nostri “valori”? I sentimenti sono ciò che alimenta il nostro spirito e la nostra persona, i valori sono ciò che ci viene insegnato dalla tenera età e che permettono di prendere scelte più o meno adatte a noi.

Interrogazione di latino

Giulia Peirce, 16 anni

«Che costruzione è?»
«Una perifrastica attiva, si costruisce con il participio futuro di valeo e con l’indicativo perfetto di sum. Si può tradurre con un’idea di intenzionalità, imminenza o predestinazione. Qui ho scelto la predestinazione, mi sembrava un’interpretazione poetica. Ci pensi: “Il mos maiorum è stato destinato ad essere in eterno di grande valore.” E poi era la traduzione che aveva più senso».
L’insegnante blocca l’interrogazione di latino, è assorto. Poi esordisce: «Grazie per lo spunto, Giulia». Le sorride.
«Bene ragazzi, sapete cos’è il mos maiorum? Vai Teo».
«Il mos maiorum è il costume degli antenati, un insieme di valori che i romani erano tenuti a rispettare, come la pietas, il coraggio in guerra, il rispetto delle leggi…»
«Molto bene. Giulia, ti ricordi i significati di valeo? Poi ti lascio in pace, promesso».
Tutti sorridono.
«Valeo significa essere forte, sano, capace, oppure avere valore».
«Cosa significa avere valore?»
«Beh, significa avere la massima importanza in qualcosa».
«Tu combatti come i romani per qualcosa affinché rivesta la massima importanza nella vita e sia destinata all’eternità?»
«Combatto per l’universo che ho dentro. Sa prof, si sente spesso dire che i ragazzi di oggi non credono in nulla, come se i nostri valori fossero liquidi, si adattassero a qualsiasi contesto per poi evaporare nell’indifferenza invece di concretizzarsi. Non è così. Io ho valori solidi: credo nel valore di quella poesia che riesce a far fiorire anche i petali caduti, anche i frutti marci, anche la violenza. Una poesia che in tutte le stagioni può e deve fluire libera. Combatto l’asservimento delle idee agli stereotipi per la libertà di essere chi sono. Combatto l’emarginazione per gli amici, l’amore, la famiglia. Sono un soldato che si fa valere affinché i suoi valori si insemprino. Sa, come dice Dante».
Il prof. sorride ammirato. «Come mai non menzioni anche il valore della cultura?» Silenzio.
«Risolviamo il problema. Per lunedì prossimo nuova versione: Seneca!»

 

Ultimo aggiornamento: 21 Dicembre, 00:15 © RIPRODUZIONE RISERVATA