Premio Messaggero per i giovani La preside del Giulio Cesare Paola Senesi: «Leggendo capiremo meglio i ragazzi»

Premio Messaggero per i giovani La preside del Giulio Cesare Paola Senesi: «Leggendo capiremo meglio i ragazzi»
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Martedì 8 Dicembre 2020, 22:17 - Ultimo aggiornamento: 9 Dicembre, 22:11

«Quello che oggi serve ai giovani è sentirsi sostenuti in un momento di particolare difficoltà ma anche essere stimolati a pensare a un futuro migliore del presente». La pandemia da Covid-19 ha imposto la distanza che, tuttavia, per definizione mal si concilia «con ragazzi in formazione, adolescenti per cui la socialità fisica - spiega Paola Senesi, preside dello storico liceo classico Giulio Cesare di Corso Trieste a Roma - è una componente imprescindibile nella loro formazione». E per quanto la didattica a distanza abbia da una parte protetto l’insegnamento dall’altra «ha comportato anche un’alienazione pericolosissima ed è per questo che iniziative come quelle de Il Messaggero con il concorso letterario - aggiunge la Senesi - sono importanti». Fermarsi a riflettere su cosa è importante oggi, su quali sono i valori di riferimento per tanti giovani dai 14 ai 19 anni, e trasportare poi quei pensieri in un elaborato di 2mila battute proprio come recita il regolamento del concorso de Il Messaggero “Cosa è importante per me” dedicato alla memoria di Willy Monteiro ed Emanuele Morganti.

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Professoressa Senesi, di cosa hanno bisogno oggi gli adolescenti?
«Di attenzione e rispetto ma anche di stimoli perché il rischio attuale è quello che possano perdersi proprio nella fase più delicata della loro crescita e perdere la capacità di maturare insieme non agli altri ma con gli altri». 
Immagino lei abbia visto cosa è accaduto sabato scorso sulla terrazza del Pincio con una maxi-rissa tra giovanissimi.
«È la prova di deviazioni in corso. La situazione che viviamo tutti per la pandemia ci costringe ad un uso massiccio delle tecnologie che permettono di connettersi sempre e ovunque ma sono strumenti senza cervello e cuore. Ai ragazzi di fatto sta mancando la possibilità del confronto; a scuola ad esempio certi comportamenti anche sbagliati vengono osservati, è impossibile non accorgersi di alcune situazioni, con la rete, i social, le famiglie impegnate in grovigli di questioni diventa tutto più complicato».
Sulla vicenda stanno indagando i carabinieri ma più di un investigatore concorda nel ritenere quell’episodio il campanello di allarme di un fenomeno sottaciuto, un malessere che trova sbocco solo nella violenza, nell’inneggiare alla stessa. Lei cosa pensa?
«I ragazzi hanno bisogno di misurarsi, di confrontarsi e di essere protagonisti ma se non ci sono le occasioni nella realtà anche nel positivo diventa difficile. Il virtuale abitua a tutto quello che viene veicolato, crea assuefazione e prendono corpo modelli virtuali che abbattono ogni limite. Un episodio di bullismo è più facile da arginare nella realtà piuttosto che nel virtuale e l’assenza di stimoli e svago come lo sport, la musica, il teatro può contribuire a creare aspetti insalubri. Nella coscienza diventa tutto possibile, anche ciò che è negativo». 
Il Messaggero ha bandito un concorso letterario dal titolo “Cosa è importante per me” rivolto a ragazzi da 14 a 19 anni per stimolarli a riflettere sui valori di oggi. Come valuta questa iniziativa?
«È importante non solo per i ragazzi. Dare voce ai loro sentimenti, alle loro emozioni al di fuori dei tradizionali canali scolastici può essere utile anche per noi adulti per essere più consapevoli e può contribuire a sviluppare azioni e politiche adeguate. Sa, anche i ragazzi sono fragili, ma cosa possono vivere un domani se non hanno un presente?».
Ha già avuto modo di parlare del concorso con la sua scuola?
«Per il momento con i docenti che sono entusiasti, domani (oggi ndr) alla ripresa delle lezioni dopo il ponte dell’Immacolata inizieremo a diffondere l’iniziativa tra gli studenti. Nell’ultimo consiglio di istituto che abbiamo fatto a fine novembre i quattro rappresentanti hanno dato voce a tutti i loro compagni chiedendoci di poter tornare presto a fare tante attività come facevamo prima. A loro manca quel mondo legato alla scuola che va anche oltre l’attività curriculare. Ben vengano iniziative come quella de Il Messaggero». 
Al sette gennaio mancano ormai pochi giorni e salvo nuove recrudescenze dei contagi almeno il 75% degli studenti dovrebbe tornare in classe. Lei ci crede?
«Lo spero».
Quanto si dovrà recuperare e non solo sul fronte della didattica?
«Si deve ricostruire un mondo di relazioni anche sane. Lo stare insieme fisicamente a scuola o in qualsiasi altro contesto sociale impone la capacità di sapere come comportarsi affinché le singole libertà non abbiano il sopravvento su quelle altrui e che tutte possano esprimersi in un quadro chiaro di regole». 

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