Vialli: «Il cancro un ospite indesiderato, spero un giorno che si stanchi di me»

Vialli: «Il cancro un ospite indesiderato, spero un giorno che si stanchi di me»
di Raffaele Pezzarossa
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Martedì 8 Giugno 2021, 13:41 - Ultimo aggiornamento: 18:15

Nella storia di una Nazionale non ci sono solo i giocatori a prendersi la scena. Spesso ci sono uomini più o meno forti e più o meno appariscenti che costellano un racconto che non è fatto solo di vittoria o sconfitta, ma anche di gioia e dolore, non solo in termini strettamente sportivi.

È proprio per questo che la storia degli Azzurri, che fra qualche giorno scenderanno in campo per difendere il tricolore, è intrecciata a doppio filo con quella di tutti gli altri che la vedranno al di là dalle linee di gesso: allenatori, preparatori, dirigenti. E non per ultimo il capo delegazione azzurro incaricato dal suo amico a lungo termine Roberto Mancini, ossia Gianluca Vialli, giocatore-uomo che nel campo interpretava tecnica, fondamentali ed emozioni come se fosse il regista della sua stessa carriera. Lo stesso uomo che da tempo ormai ha perso il controllo della sua vita a causa del più invisibile dei mali, uno di quelli che nascondono e mostrano la mano a piacimento. 

Questo uno dei temi della prima puntata della docuserie «Sogno Azzurro», girata nei mesi scorsi, in cui un commosso Vialli ha messo a nudo emozioni e sensazioni non solo per informare, ma anche e soprattutto per motivare.

L'insolita partita

«Io con il cancro non sto facendo una battaglia perché non credo che sarei in grado di vincerla, è un avversario molto più forte di me»: un messaggio che non suona come arresa, ma come consapevolezza che l'avversario da battere, come spesso è accaduto anche sui prati verdi che ha calcato per tutta una vita, è più forte, ma solo sulla carta. Poi ci sono i 90 minuti, che per Vialli son durati già quattro anni da quando, in quel maledetto 2017, il suo pancreas ha manifestato le prime avvisaglie di un qualcosa che non andava.

E questa volta sa che mostrarsi debole non costerà solo 3 punti, ma qualcosa di più: «So che, per quello che mi è successo, ci sono tante persone che mi guardano e se sto bene io possono pensare di star bene anche loro». Sopra le spalle il fardello di stare bene non solo per se stesso, ma per gli altri ancora prima. Un pensiero altruistico, degno dell'uomo d'altri tempi quale Gianluca è: un pensiero per mamma e papà, soprattutto, a cui ostinatamente non vuole regalare il più grande dei dolori in Terra.

E un pensiero anche per tutti quelli che lo hanno ammirato, con e senza maglietta, perchè nella storia di questo Europeo non c'è solo un pallone che si infila in rete o che colpisce un palo, ma anche molto di più.

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