TERREMOTO

Terremoto, in tre a processo
per truffa dopo ventidue anni

Mercoledì 11 Settembre 2019 di Enzo Beretta
PERUGIA - Truffa e falso ideologico. Con queste accuse tre persone sono state rinviate a giudizio dal giudice per l’udienza preliminare Marta D'Auria del tribunale di Spoleto. Le contestazioni risalgono agli anni 2014 e 2015 e si sono materializzate all’esito di un’indagine sulla ricostruzione post terremoto 1997 - evento avvenuto ben 22 anni fa - riguardante un immobile commerciale. Nelle carte del pubblico ministero Vincenzo Ferrigno si legge di un contributo di 54 mila euro ricevuto «a fronte di lavori eseguiti in minima parte e per modestissima entità, quantificabili approssimativamente in 7.500 euro».

Secondo la Procura - è scritto nel capo di imputazione - c’è stato un «danno per l’ente pubblico», nella fattispecie il Comune di Nocera Umbra, che ha deciso di non costituirsi parte civile. Il processo inizierà il 19 maggio 2020 dinanzi al giudice Luciano Padula. 

A processo ci sono finiti il folignate Marino Borzetta, di 49 anni, già direttore dei lavori, Eliodoro Della Corte, 47 anni, legale responsabile della Lea Costruzioni Snc incaricata di eseguire «le opere dell’edificio ad uso attività produttiva in località Casebasse» e l’87enne Gaspare Costantini, legale responsabile della Endimione Immobiliare Sas proprietaria dell’immobile. I tre imputati, nell’ipotesi accusatoria, attraverso «artifici e raggiri consistiti nell’attestare falsamente l’avvenuto avanzamento dei lavori e la fine degli stessi attraverso il deposito di apposita falsa documentazione presso gli uffici comunali, inducevano in errore l’ente amministrativo che erogava in due diverse soluzioni un contributo complessivo pari a circa 54 mila euro».

Per i tre imputati le accuse riguardano anche l’ipotesi di falso ideologico in quanto «in concorso materiale e morale tra loro, con più atti distinti ma esecutivi di una medesima risoluzione, depositavano presso il Comune di Nocera Umbra documentazione falsamente attestante l’esecuzione e l’ultimazione dei lavori di ristrutturazione del manufatto». Tra questi i magistrati inquirenti elencano i rilievi fotografici, il computo metrico, le fatture, i formulari per lo smaltimento dei rifiuti, l'attestazione della regolare esecuzione dei lavori e, infine, la comunicazione del termine dei lavori. Tra le fonti di prova indicate dalla Procura nella richiesta di rinvio a giudizio avanzata undici mesi fa, infatti, insieme alla comunicazione di notizia di reato, c’è l’attività di indagine della polizia giudiziaria e, chiaramente, l’esito della consulenza tecnica. Gli imputati sono difesi dagli avvocati Aurelio Pugliese, Gennaro Esibizione e Claudio Cimato. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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