«Mia madre ottantenne sequestrata in casa per le buche». La battaglia con il Comune

«Mia madre ottantenne sequestrata in casa per le buche». La battaglia con il Comune
di Egle Priolo
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Lunedì 6 Settembre 2021, 08:46

PERUGIA - «Da oltre un anno mia madre non esce più di casa da sola, da quando la caduta in una buca per strada l'ha talmente spaventata che vuole essere accompagnata. Mia madre ha ottant'anni ed è sequestrata in casa per colpa delle buche».

È arrabbiata, Elena Bartolini. I suoi genitori abitano in via Bonaparte Valentini, lungo quell'anello a senso unico incastonato per centinaia di metri tra le vie di Elce e che da anni vede crescere dissesti sull'asfalto. «Nove anni - sottolinea per la precisione Bartolini -. L'ultimo intervento in questa zona è stato addirittura della giunta Locchi, che ci ha concesso un corrimano, ora tutto arruginito. Ma le buche stanno ancora tutte lì». E proprio in uno di questi «crateri» è caduta la mamma ottantenne lo scorso anno: quaranta giorni di prognosi, per ferite al polso e al ginocchio con la botta attutita dalla busta della spesa. «Non volle restare in ospedale per paura del Covid e non fece neanche denuncia – spiega la figlia -, a differenza di tante altre persone che mi hanno contattato per raccontare di cadute altrettanto rovinose (con l'incubo della frattura del femore per gli anziani) che hanno denunciato e ottenuto risarcimenti». Contattato perché Elena questa storia l'ha anticipata sul suo profilo Facebook, pubblicando le lettere inviate al sindaco Andrea Romizi, all'assessore Otello Numerini e alla presidente della Regione Donatella Tesei. Ottenendo, per il momento, un incontro con l'assessore e un ingegnere del Comune. «Il risultato? Tanta gentilezza e cortesia, va detto – racconta – ma ancora niente di fatto. Nonostante quella strada sia un pericolo non solo per i residenti ma anche per gli studenti della vicina scuola media e tutto il personale. L'altro giorno ho fatto una passeggiata con mia madre: l'ho vista arrancare tra le buche (considerando che gli anziani non hanno una vista tale da percepirle adeguatamente), con le auto che ci sfrecciavano accanto perché non hanno capito che i marciapiedi sono impraticabili, pensando che ogni giorno la stessa cosa tocca a mio padre di 85 anni e a chissà quanti altri anziani o donne con passeggini». Ma l'incontro si è chiuso soprattutto con una spiegazione: «Ci hanno ribadito che la strada è privata a uso pubblico. E che se non vogliamo farci male dobbiamo convincere tutti i proprietari a mettere mano al portafogli. Una risposta quanto meno poco rispettosa». In effetti la giurisprudenza sul punto è abbastanza contrastante e contradditoria: sono diverse le sentenze e le posizioni assunte dalle amministrazioni per cui una strada sfruttata dalla comunità è riasfaltata dai Comuni. Ma sono altrettante quelle che prevedono che l'esborso sia dei proprietari. Il Comune di Perugia, in realtà, da tempo – ricordando casi analoghi – ha scelto una via di mezzo, che è quella della compartecipazione alle spese: palazzo dei Priori mette uomini e mezzi del cantiere comunale e i proprietari i materiali. Sono lontani, lontanissimi ormai i tempi delle acquisizioni, le casse comunali hanno il cordone corto. Ma la battaglia di Elena Bartolini e la sua famiglia non si ferma ai precedenti: «Questa strada è usata da tutti. E tutti sono in pericolo. Il prossimo passo? Mio padre ha scritto anche al prefetto». E chissà che sua eccellenza Armando Gradone non riesca a sbrogliare la matassa, ripianare i dissidi (e pure l'asfalto).

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