Roberto Bolle: «Con étoile e robot, così faccio ballare la tv»

Roberto Bolle
di Simona Antonucci
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Mercoledì 19 Dicembre 2018, 17:52 - Ultimo aggiornamento: 17:56

 C’è una signora giapponese che pur di seguirlo in tutto il mondo ha lasciato il lavoro. «Quando me l’ha raccontato sono rimasto senza parole. Mi auguro che l’abbiano ripresa!». Sono centinaia le ragazze che alla fine di ogni spettacolo si strappano le camicette per farsi fare l’autografo sulla pelle. «Giurano che per amore non si laveranno più». E coppie dall’aria sobria e inappuntabile che organizzano olà da stadio, distribuendo bandierine in tinta con i colori dello show. «Metodici, ma più scatenati dei figli».
 

 

Roberto Bolle è un fenomeno, oltre che un artista. Star della danza mondiale, riesce a far ballare il cuore dei fan e i botteghini dei teatri, Instagram e gli ascolti tv. E ora anche un robot, una macchina da una tonnellata e mezzo di peso, con cui l’étoile dei due Mondi, alla Scala di Milano e all’American Ballet di New York, si esibirà in un anomalo passo a due. È una delle performance che Bolle ha messo a punto per il nuovo programma televisivo Danza con me in arrivo su Rai1 la sera di Capodanno (ore 21,25), dopo il record di spettatori del primo gennaio 2018: quasi cinque milioni.

Al suo fianco Pif con Valeria Solarino, Stefano Accorsi, Fabio De Luigi nei panni di un insolito esperto, Luca e Paolo che faranno “due passi” in
Frankenstein Junior, ma ricorderanno anche Genova e la tragedia che l’ha colpita, Ilenia Pastorelli, i Moschettieri del Re (Favino, Mastandrea, Rubini e Papaleo) e Cremonini protagonista di inaspettati duetti.

Danza “danzata” con grandi star come Alessandra Ferri e danza “parlata”, grazie alla collaborazione ai testi di Stefano Massini. «E cantata, stavolta mi butto». Dopo il premio Rose D’or come miglior programma europeo, corteggiato per partecipare a Sanremo, Bolle si racconta alla vigilia della sua nuova sfida.

Lei è un fenomeno: si è mai chiesto perché?
«Ci metto entusiasmo, passione. Ma sono stato anche molto fortunato. Mi sono trovato al momento giusto accanto alle persone giuste. Come Bibi Ballandi che per primo, tempo fa, ebbe l’idea di portare la danza in tv. E in prima serata. Questo show lo dedico a lui».

Ha riportato la danza a Verona, nel 2011, dove mancava da quasi vent’anni, perché “non vendeva”: due sold out. E mentre chiudono i corpi di ballo nei teatri, in tv ha superato ogni aspettativa. Ma con la danza si mangia o no?
«Bisogna saper accorciare le distanze. Renderla un’arte comprensibile ed emozionante. Tra omaggi al Moulin Rouge di Luhrmann e un classico con Nicoletta Manni, Broadway e Bigonzetti, io spesso utilizzo effetti speciali, e stavolta anche il braccio meccanico di un robot. I ragazzi li incuriosisci parlando il loro linguaggio».

Quindi, secondo lei, il repertorio va un po’ rivisitato?
«Dipende. Nei teatri no. In tv, sì».

Lei è cresciuto ballando grandi storie d’amore. L’hanno cambiata?
«Oggi vivo i sentimenti in modo diverso. Sono meno chiuso. Ma quelle sono favole da palcoscenico».

La danza fa bene?
«È fondamentale. Il movimento ti aiuta a entrare in contatto con il tuo corpo e ti smuove le emozioni».

E a lei che cosa ha regalato?
«Mi ha cambiato umanamente. Mi ha spinto a superare timidezze e incertezze, fino a saper stare in scena. La mattina quando in sala prove comincio i miei allenamenti alla sbarra entro in un’altra dimensione. I miei dolori li supero lì».

I talent hanno un ruolo positivo?
«Io penso di sì. Hanno avvicinato il movimento a tutti».

Lei è addirittura “sceso in piazza”, a Milano con “OnDance” scatenandosi tra professionisti e pubblico con ogni tipo di musica.
«E quest’anno lo rifaccio. A maggio, a Milano, ma chissà, potrei aggiungere un’altra città».

Eppure alcuni coreografi contemporanei propongono performance sempre più statiche.
«Non tutti. Ma, certo, ce ne sono alcuni che fanno scappare il pubblico. Dopo tanta fatica...».

Con un fisico statuario, che rapporto ha con il cibo?
«Noi ballerini, e anche le mie colleghe, mangiamo molto. Altrimenti non ce la faremmo. Per riuscire bisogna avere un certo tipo di struttura, longilinea. E non si acquisisce con il digiuno. Che fa male. E basta».

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