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Zaniolo, Capello: «Non lasci la Roma, gioca già in una big»

L’ex allenatore della Roma: «A Zaniolo auguro la salute. È un predestinato e non deve preoccuparsi del futuro»

Zaniolo via da Roma? Capello: «Gioca già in una grande squadra»
di Stefano Boldrini
4 Minuti di Lettura
Sabato 25 Giugno 2022, 22:56 - Ultimo aggiornamento: 27 Giugno, 08:16

Fabio Capello parla con il sottofondo dello sciabordio dei canali di Venezia. Ha trascorso il sabato alla Biennale e mentre risponde al telefono, si sta dirigendo verso il murale realizzato dall’inglese Bansky, artista e writer inglese, tra i principali esponenti della street art: il Bambino Naufrago. Bansky è uno pseudonimo: la sua identità è sconosciuta. «L’arte è una delle mie passioni e mi piace scoprire cose nuove. Ho scoperto nomi di artisti che non conoscevo e ora farò un po’ di ricerca per documentarmi, come avviene anche nel calcio».

Ecco, il calcio, anche qui l’immaginazione non manca: è stato appena riproposto il calendario della serie A, asimmetrico, ma stavolta con trecento vincoli. 
«Avevo scoperto questa formula in Inghilterra. Non mi aveva turbato: era così da sempre e per me non c’erano problemi. Mi lascia perplesso il fatto che cerchiamo sempre di più di copiare gli inglesi. Capisco che la Premier sia il modello di riferimento, ma allora importiamo cose più importanti».

Gli stadi, ad esempio.
«Negli stadi abbiamo un handicap spaventoso del quale non riusciamo a liberarci. La burocrazia ci lega in tutti i modi: Roma, Milano, Firenze, il problema è generale, riguarda il sistema paese. Qualsiasi tentativo di migliorare e innovare si rivela impossibile. Ai tempi del settore giovanile del Milan mi scontrai con Comune, Provincia, Regioni e comitati di quartiere. Un muro invalicabile. La questione degli stadi è prioritaria: la ripresa economica del calcio dipende dagli impianti». 

La Lega dice: la nostra serie A sta riscuotendo consensi.
«A livello calcistico qualche risultato negli ultimi tempi lo abbiamo ottenuto. Siamo stati campioni d’Europa, anche se poi abbiamo mancato la qualificazione al mondiale per la seconda volta di fila. Con la Roma abbiamo vinto una coppa ed è un segnale importante. A chi afferma che è la terza manifestazione europea, rispondo: sull’albo d’oro ci sarà scritto per sempre Roma, Italia. Qualcosa si sta muovendo, ma ora è importante non fermare quel venticello. Bisogna prendere decisioni sensate con una visione del futuro».

Che cosa si è intravisto di positivo nell’ultima serie A?
«Un maggiore equilibrio. Il campionato si è deciso nell’ultima giornata e quest’incertezza ha tenuto alta la soglia dell’attenzione per nove mesi. Intravedo anche segnali di responsabilità. I presidenti hanno cambiato meno allenatori rispetto al passato e i giocatori cominciano a ridurre, tranne poche eccezioni, le pretese economiche».

La situazione del Milan non è chiara e intanto il difensore olandese Bootman è finito al Newcastle. Il budget per gli acquisti è di circa 50 milioni.
«Non metto becco sul mercato perché questi argomenti sono di competenza dei dirigenti. L’esperienza di questi ultimi anni mi porta però a dire che bisogna avere fiducia. Al Milan hanno capito dovere mettere mano e sanno scegliere».

L’Inter ha ripreso Lukaku e potrebbe aggiungere Dybala alla galleria dei campioni.
«Lukaku è un ottimo colpo perché in Italia nessuno riesce a marcarlo per lo strapotere fisico. Di Dybala non parlo per una ragione semplice: commento i fatti, non le voci».

Di Maria prende tempo con la Juventus. «Sto riflettendo sull’offerta, ma ora mi godo la famiglia e le vacanze». Non è rischioso aspettare?
«Per me rischia soprattutto Di Maria. Ci sono occasioni sulle quali devi essere rapido a decidere». 

Zaniolo sta vivendo una strana estate, tra i contatti con la Roma e gli interessamenti di Milan e Juventus.
«Io auguro a Zaniolo la salute. E’ la cosa più importante. E’ un predestinato e non deve preoccuparsi del futuro. Gioca nella Roma, in una grande squadra».

 

Gli allenatori dell’anno?
«Pioli e Mourinho. Il primo ha riportato il Milan al successo, il secondo si è riconfermato allenatore di dimensione internazionale. José ha ottenuto un successo molto importante».

Gli altri big della panchina?
«Allegri, Sarri e Spalletti hanno pagato il ritorno in serie A. Andava concessa loro una stagione di transizione. Ora sarà il momento della verità». 

Il Monza di Berlusconi e Galliani debutta in serie A.
«Una bella storia. Berlusconi e Galliani sembrano ringiovaniti. Il progetto Monza non è un miracolo, ma il frutto del lavoro di persone competenti».

Che effetto fa il Palermo nell’orbita del Manchester City?
«Per il Palermo è una fortuna. Il Palermo, conoscendo la formula-City, si consoliderà».

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