Lazio-Sarri, è il giorno della verità

Lazio-Sarri, è il giorno della verità
di Alberto Abbate
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Lunedì 7 Giugno 2021, 07:30 - Ultimo aggiornamento: 16:16

Una schiarita può riportare l’arcobaleno. Da Castelfranco Sopra finalmente Sarri alla Lazio. E’ il giorno del giudizio: fuori o dentro, il contratto va firmato. Ieri Lotito e Tare si sono gettati a capofitto, limato con i propri avvocati ogni dettaglio, sciolto un assordante silenzio. Secondo loro, Maurizio è accontentato in tutto e per tutto, adesso deve dare un responso. E’ vero che la Juve e il Napoli avevano atteso le sue riflessioni molto più a lungo, ma la Lazio ha bisogno di dare l’annuncio. Sarri deve frantumare l’ansia di un popolo appeso già al suo io. C’è di nuovo quest’uomo al centro di tutto, atipico e un po’ orso, cresciuto a Bagnoli, ma con l’accento toscano. L’uomo in tuta è il promesso anti-Mourinho. Come ai tempi di Mancini, ha già dimostrato come s’ingaggia un duello rusticano. E’ riuscito a mettere niente di meno che il vulcanico Lotito con le spalle al muro all’ultimo nervo. Adesso la Lazio non faccia più nessuno scherzo. 

RICHIESTE
Da grandi onori derivano però grandi responsabilità. Lotito ha chiesto a Sarri uno dei primi tre posti in classifica per il suo sforzo economico in panchina. E allora Maurizio, dopo aver accettato venerdì l’offerta di un biennale da 3 milioni con opzione per il terzo anno più bonus da 700mila euro, ha preteso nel contratto precise garanzie tecniche prima d’affrontare l’avventura. Ecco dove nasce quest’estenuante agonia, che sta mandando mezza città per aria, in attesa di una benedetta firma col rischio della clamorosa fumata nera. Già, perché nessuna della parti sino a ieri mattina aveva fatto più una mossa. La Lazio aspettava, Sarri attendeva a sua volta una chiamata per chiudere il discorso staff (più droni e una tecnologia avanzata) per mettere la sua filosofia all’opera. Anche questa questione sembra risolta, nonostante la cifra dispendiosa per Martusciello (vice), Ianni (secondo assistente), Pertugio (assistente tecnico), Renzato (recupero infortunati) e Nenci (preparatore atletico) con l’inamovibile Grigioni come preparatore per la porta. Nell’incontro con Lotito, Maurizio aveva parlato di una squadra con ampi margini di crescita, ma con più di un’aggiunta importante da fare in rosa. Il giorno dopo aveva rinunciato a qualche soldo, purché fosse chiarissimo questo diktat, quasi in stile Bielsa. Dopo aver vinto Europa League e Serie A, Sarri vuole esser certo di lavorare al top e non rimetterci la faccia. Dalla Toscana giura che non ci sia nessuna intromissione né dell’Everton né del Tottenham, ha già respinto offerte da Russia e Turchia. 

MERCATO
Il nodo principale dunque resta dunque il mercato in uscita (vuole massimo 26 elementi) e soprattutto in entrata, anche più del doppio ritiro richiesto: due difensori, un terzino, un centrocampista e un esterno. Sulla cessione di Milinkovic il veto assoluto. Tare ieri ha continuato a rassicurarlo, dunque Sarri ora può fidarsi e chiudere il cerchio. Lotito gli è andato incontro sotto ogni aspetto e attende un sì assoluto: «Noi siamo la Lazio e avremo comunque un tecnico». Tradotto: c’è ottimismo, ma il telefono sabato notte è già stato rialzato. Solo in caso di altro poco prevedibile dietrofront, però, Pirlo, Liverani, Vitor Pereira, Villas Boas e pure Mihajlovic tornerebbero in ballo. Sarri è il prescelto, ma non all’infinito. Spenga l’ultima sigaretta, la prossima può fumarla a Formello.

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