Lazio, Cataldi e il segreto delle punizioni magistrali

Lunedì 24 Febbraio 2020 di Valerio Cassetta
«Fermi tutti, tiro io». Prende la mira, calcia e segna. Danilo Cataldi è una certezza sui calci piazzati. In Supercoppa Italiana aveva segnato il 3-1 alla Juventus con una punizione dal limite. Ieri a Marassi si è ripetuto, firmando ancora la rete numero tre per la Lazio. «Mi capita spesso di segnare il terzo gol», scherza il classe ’94, che ricorda anche il sinistro nel derby dello scorso anno contro la Roma. Simone Inzaghi gli ha cucito addosso il ruolo di playmaker. Lui, mezzala naturale, si è calato nella parte e, quando serve, non fa rimpiangere Leiva. Dinamismo e applicazione tattica. Corsa e concretezza, soprattutto sulle palle inattive. Ci sta prendendo gusto a finalizzare le punizioni. Danilo cura la rincorsa e il tiro, il modo il cui il piede impatta la sfera, dandole una traiettoria imprendibile. A Formello passa ore ed ore ad allenarsi. Nei test è sempre il migliore. Chiedere a Strakosha, ma anche a Luis Alberto, Correa e Milinkovic, rimasti indietro nella specifica graduatoria. In realtà, nel centro sportivo biancoceleste le sue doti erano già note dei tempi della Primavera, ma negli ultimi anni, complice la poca continuità, non era riuscito a mettersi in mostra. Seduta dopo seduta ha scalato posizioni ed ora non ha intenzioni di fermarsi. «Lo scudetto? Ogni tanto ne parliamo in maniera goliardica, ma sognare non fa male» rivela il centrocampista, che non vuole lasciare nulla di intentato.
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