​«Scusa Ameri», Tutto il calcio minuto per minuto in 60 anni di emozioni

Venerdì 10 Gennaio 2020 di Piero Mei

Ma quale smartphone e quale app? Quale podcast e tablet? C’era il transistor, la radiolina da tenere incollata all’orecchio, a una certa ora della domenica, sfidando il “gomito del tennista”. C’era, dal 10 gennaio 1960, “Tutto il calcio minuto per minuto”, le voci calde dei telecronisti, il galateo di non interrompersi mai per i primi tre anni, quando diventò di prammatica quello «Scusa Ameri, scua Ciotti» e via citando le celebrities del tempo. C’era il “calcio romantico” e non c’era il Var: oggi “Tutto il calcio minuto per minuto” dovrebbe andare in onda ad ogni ora del giorno e della notte, perché il calcio è diventato un palinsesto e le partite vengono sciorinate seguendo la logica commerciale delle tv che pagano. Era meglio? Era peggio? Ognuno ha la sua risposta, può preferire il gettone al cellulare e così via. Era un’altra cosa, ma che bella cosa, «la domenica mi lasci sempre sola per andare a vedere la partita di pallone», o Massimo Troisi che alle domande di Giuliana De Sio prestava minore orecchio che non alla radiolina, «il Napoli sta perdendo contro il Cesena» e pensava fosse amore, invece era un calesse (il film in questione comunque, a scanso di haters, era “Scusate il ritardo”). “Tutto il calcio minuto per minuto” in ritardi non era mai e quello «scusa» che andava nell’etere, “on air” diremmo oggi, se obbligava a riconoscere la voce narrante per capire da dove veniva la novità, però ti lasciava il dubbio di capire se aveva segnato la squadra del cuore, e allora potevi brindare con lo sponsor, oppure consolarti, ma sempre con lo sponsor: in fondo cominciava la sarabanda. Quel «clamoroso al Cibali» ha del proverbiale: l’aggettivo che trovò Sandro Ciotti dette subito il segno, il Catania era in vantaggio sull’Inter.
Come farebbero oggi con il Var che mette l’entusiasmo in lista d’attesa per secondi e minuti che non finiscono mai? Poi, alla fine della giornata calcistica che era in un giorno solo, il riepilogo dei risultati, la schedina in mano a spuntare l’1-X-2, che fine ha fatto la schedina? Fu anche, sessant’anni fa, una specie di prova generale per quello che la Rai avrebbe poi fatto a favore dello sport: era l’anno di Roma olimpica. Pay-tv, pay-per-view, streaming, aste per i diritti, tutte cose di là da venire (e sono venute...). Allora, con il transistor in mano, contrariamente a quel che ha cantato Adriano Celentano, l’emozione aveva una voce: la voce, sempre inconfondibile di un grande radiocronista. Di quelli che non urlavano, non smaniavano come stessero raccontando la guerra mondiale, non spiegavano la tattica come fosse la teoria di Einstein o di altri auto presunti cervelloni del modulo. Semplicemente emozionavano. Che è pure più difficile.


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