Premio Messaggero per i giovani «La speranza è la nostra arma per crescere»

Premio Messaggero per i giovani «La speranza è la nostra arma per crescere»
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Martedì 16 Febbraio 2021, 23:43 - Ultimo aggiornamento: 18 Febbraio, 06:58

Continua l’iniziativa letteraria dedicata alla memoria di Emanuele Morganti e Willy Monteiro Duarte. Dallo scorso 20 gennaio siamo entrati nella terza fase e le modalità per partecipare, riportate a fianco, e inviare i vostri componimenti, sono le consuete. Oggi pubblichiamo altri tre elaborati della terza fase arrivati in redazione.

Il testo dovrà essere inviato in formato digitale (file Word o Pdf) all’indirizzo email concorso-letterario@ilmessaggero.it. È necessario allegare anche il modulo di partecipazione scaricabile sul sito www.ilmessaggero.it/concorso-letterario. Gli elaborati dovranno essere inviati entro il giorno 20 del mese e la proclamazione dei tre vincitori (che riceveranno ognuno un tablet con l’edizione digitale del Messaggero) sarà comunicata sull’edizione cartacea e online del giornale. Anche i premi saranno inviati entro la fine di ogni mese. Gli elaborati saranno pubblicati in tutto o in parte sul giornale e sul sito. 

La vita è un castello, ogni scelta un mattone

Rominia Romaldetti, 15 anni

Credo che arrivi un tempo in cui la vita decida di distruggere, senza nessun motivo apparente, il castello di carte costruito da ognuno di noi con tanta fatica, anno dopo anno, che sembrava avere un senso, un equilibrio. Adesso però ci accorgiamo che quell’equilibrio era solo precario, e tutto quello che conoscevamo ora giace a terra, privo di alcun significato. Non abbiamo tempo per essere frustrati, perché la vita va avanti e non possiamo seguirla senza il nostro castello: dobbiamo ricostruirlo da zero, ma questa volta ne serve uno con delle fondamenta, di mattoni, e il più in fretta possibile. Questa insolita metafora riassume ciò in cui credo: ogni giorno è una nuova sfida, e ognuno di noi deve affrontarla e vincerla per se stesso, perché siamo l’unica cosa che abbiamo. Noi giovani in particolare abbiamo il potere di cambiare il mondo usando la stessa energia con la quale ci siamo rialzati da momenti difficili e inaspettati. Noi siamo chi scegliamo di essere, ed ogni nostra decisione costituisce un mattoncino nel nostro nuovo castello: perciò dobbiamo dare il meglio di noi stessi in ogni situazione, operando le scelte giuste ogni giorno. Per esempio, una delle mie scelte migliori è quella di agire sempre con umiltà: ciò non vuol dire remissiva o priva di carattere, ma che si accontenta di poco, del giusto, per costruire il proprio universo e stabilire principi di vita. Sono una di coloro che, pur non pretendendo l’impossibile, hanno il coraggio di osare, appartengo al gruppo di quelli che donano per la gioia di farlo e senza aspettarsi nulla in cambio. L’essere umano è meraviglioso in quanto, andando oltre l’istinto del momento, ha la capacità di chiedersi “Che cosa è giusto per me?”. Concludo affermando che, se ognuno si chiedesse quali sono le vere priorità per se stesso, e se esse coincidessero con la realizzazione delle nostre aspirazioni, in questo mondo saremmo tutti resi fratelli da una comune e gratificante soddisfazione di aver conseguito la felicità.

Il cuore mi ha insegnato che la vita è gioia

Whitney Erhabor, 18 anni

Ovunque giro la testa c’è sofferenza: lì, vicino la stazione Termini che pullula di senzatetto; in televisione, dove si racconta dell’ennesimo omicidio; laggiù, vicino a quella discoteca, dove un ragazzo della mia età viene picchiato a morte, mentre una folla di persone ammutolita guarda. Non basta la sofferenza che ci offre inaspettatamente la vita?! L’essere umano deve aggiungere il suo contributo per rendere quest’esistenza ancor più pessima? Ah, Sofferenza! Ce n’è troppa nel mondo! mi sento stremata dalla lotta fra sofferenza e speranza, perciò mi abbandono, come un relitto danneggiato, sul fondo dell’oceano. Hai vinto tu, morte! La vita è veramente una battaglia persa in partenza. Che esistenza triste e ignobile ci aspetta! Speriamo che sia la più breve possibile. Queste erano le cose che pensavo prima, e non potevo esser più lontana dalla verità. Il cuore, il cuore mi ha suggerito un’altra risposta; timido e vergognoso, mi ha detto di mettermi in cerca di qualche altra risposta che corrispondesse alla sete di Felicità che l’uomo ha dentro di sé. In un mondo dove ogni angolo grida sofferenza, è stata una persona con una semplice frase a confermarmi che il fine dell’uomo è la Gioia! “Non sei nata per soffrire” mi è stato detto, non so perché ho creduto a queste parole. Forse avevo solo bisogno di una conferma. Ora mi rifiuto di pensare che il nostro scopo su questa terra sia una sofferenza fine a se stessa. Mi rifiuto, non perché questa “realtà” sia troppo dura da accettare; ma perché il mio cuore va contro! Ho sempre dato ragione al cervello, scordandomi che senza cuore non funzionerebbe! Siamo fatti per la Gioia! Siamo fatti per l’infinito! Non siamo animali che seguono il proprio istinto! Siamo fatti per di più! Siamo fatti per l’Amore con la A maiuscola! E se l’amore vero è consumarsi, donarsi all’altro senza riserve, allora posso affermare che la vita è una dolce sofferenza che vale la pena d’esser vissuta.

Non possiamo ignorare la luce che abita in noi

Sofia Esposito, 16 anni

Qualcuno un giorno mi disse che alla fine del tunnel c’è sempre una luce, devi tu, armato di volontà, scegliere di percorrere il tunnel intero, per raggiungerla. Oggi si teme di perdere la speranza in quel bagliore. Eppure questo è come la realtà ci appare. E pur essendo una goccia d’acqua trasparente, non mostra la realtà com’è, ma sotto sopra. L’uomo non può più ignorare la luce che lo abita, è arrivato il momento di dargli ascolto, di lasciare che si mostri al mondo e che guidi le nostre anime. Perché la speranza è la rivoluzione. È libera di ballare ad ogni nostra conquista e armarsi ad ogni nostro dubbio. Regna sovrana nel nostro inconscio e «vola con ali di rondine, essa trasforma i re in iddi e le più umili creature in re». Tutto ciò che bisogna fare per non opporsi ma schierarsi con essa, è guardare una goccia d’acqua a testa in giù, per vedere la realtà com’è davvero. E camminando per la strada, vedo la speranza negli occhi di quell’anziano che da anni percorre sempre lo stesso tragitto, un nulla per gli altri, il mondo dei ricordi per lui. Vedo ancora quella speranza nei piccoli occhi di ogni bambino, che guardano con meraviglia ad una foglia caduta. La vedo, questa speranza, ogni giorno e scopro che per quanto sia difficile appellarsi a qualcosa che non vediamo, che non possiamo toccare con mano, il genere umano ha bisogno di credere, ha bisogno di guardare oltre il palmo della propria mano, di sognare guardando le stelle e disegnare l’astratto in cui vede sé stesso, ha bisogno di provare paura e avere coraggio. Di riconoscersi in qualcosa e vivere memorabilmente. E quando l’uomo cadrà e avrà difficoltà a rialzarsi, la speranza gli suggerirà di ripetersi «Tu dici ch’io non speri, ma nol dici abbastanza, l’ultima che si perde è la speranza». E la speranza sorride ad ogni sorriso dei caduti, e allora essi si rialzano e inneggiano canti in suo onore. Non è un caso che si dica che la speranza è l’ultima a morire, e che così dev’essere. Poiché senza di essa, l’uomo nel corso della storia, non avrebbe guardato al mondo come i quadri, le poesie ci raccontano. Se oggi sono qui, a scrivere queste righe, ferma nel tempo mentre il mondo va avanti, se oggi il mondo può andare avanti, è merito di chi ha creduto, e nonostante ogni apparentemente distruttiva goccia d’acqua, non ha smesso di credere, ha ruotato il capo e l’ha visto. Ha visto il mondo con speranza, ha visto quella luce. Quella luce senza prezzo che dimora in ogni animo e attende, paziente, il giorno in cui diverrà sole.

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