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Rieti, peste suina: definita la zona rossa: ecco i confini e i divieti

L'area
di Giacomo Cavoli
4 Minuti di Lettura
Sabato 4 Giugno 2022, 00:10

RIETI - Il ministero della Salute istituisce anche nel Reatino una “zona infetta”, dopo aver rilevato il virus della peste suina africana sulla carcassa del cinghiale investito da un Tir lungo la Salaria, una settimana fa, nel territorio di Borgo Velino. E’ la zona rossa già anticipata da Il Messaggero lunedì e che, alla fine, ha trovato concreta attuazione attraverso la nota del primo giugno emanata dalla Regione Lazio e inviata a tutti gli enti e organi interessati dalle misure di contenimento del potenziale contagio che rischia di danneggiare pesantemente le aziende suinicole del territorio.

L'area. L’area interessata dalla zona infetta riguarda interamente i nove Comuni di Borgo Velino, Micigliano, Posta, Borbona, Cittaducale, Castel Sant’Angelo, Antrodoco, Petrella Salto e Fiamignano e, per l’Abruzzo, il Comune di Cagnano Amiterno, in provincia di L’Aquila.

Le restrizioni. La stessa disposizione ministeriale che istituisce la zona infetta aggiunge poi che, nell’attesa di una specifica ordinanza da parte del commissario straordinario per la peste suina Angelo Ferrari, le restrizioni applicate sono le stesse già emesse per la zona romana. Dunque, stando a quanto già pubblicato in Gazzetta Ufficiale, si tratta della chiusura dei punti di collegamento tra la zona infetta e l’esterno (i cosiddetti varchi), dell’adozione di misure necessarie a scoraggiare l’urbanizzazione dei cinghiali, impedendo l’accesso alle fonti di cibo, la ricerca attiva su base settimanale di eventuali carcasse, dando priorità alle aree più esterne della zona infetta ed in particolare quelle dove non sono ancora state riscontrare carcasse positive. Poi ancora, fra gli altri, il censimento di tutti gli stabilimenti che detengono suini, inclusi i cinghiali, il divieto di movimentazione, fuori dalla zona infetta, di suini, fieno, paglia e prodotti a base di carne e, da parte della Asl competente, la programmazione della macellazione immediata dei suini detenuti all’interno di allevamenti familiari, verificando il rispetto del divieto di ripopolamento per sei mesi dalla data dell’ordinanza. 
Disposizione che però, fino a ieri, per il Reatino l’Asl non aveva ancora fatto proprie (al momento esiste soltanto l’atto ministeriale): dunque, resta da verificare quali delle norme già previste per la zona romana verranno attuate anche nel territorio dei nove Comuni reatini. Misure pesanti, ma alle quali il presidente di Coldiretti Rieti, Alan Risolo, guarda in maniera fiduciosa: «Vedo in senso positivo l’istituzione di una zona infetta, perché se da un lato è vero che vengono danneggiate le imprese del territorio presenti all’interno della zona stessa, dall’altra parte si tratta di una misura assolutamente necessaria per evitare che la malattia si propaghi e vada ad interessare ancora altri territori - commenta Risolo - Ciò che in questo momento possiamo augurarci è che siano eseguite tutte le opportune verifiche del caso, per riuscire a risolvere il problema nel minor tempo possibile. Parlo quindi della ricerca attiva e passiva delle carcasse di cinghiale e che l’istituzione di questa zona abbia la durata più breve possibile. Contestualmente, come Coldiretti stiamo lavorando affinché le prescrizioni non aggravino troppo l’economia delle aziende e che vengano erogate al più presto misure economiche di sostegno».

Le ricerche. Nel frattempo, proseguono le ricerche di altre carcasse di cinghiali infetti dal virus, ma al momento la conta è ferma all’unico esemplare della scorsa settimana. Le squadre dei cacciatori continuano a perlustrare il territorio dividendosi giornalmente le “celle” di circa un chilometro ciascuna ma, stando alle loro testimonianze, gli avvistamenti dei cinghiali avrebbero fatto notare animali in buona salute e non affetti dal virus. Carcasse non sono state ritrovate neanche nei pressi dei corsi d’acqua, dove è più facile che la necessità di bere, accentuata dal virus, spinga i cinghiali.

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