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Peste suina, l'appello della "Sfattoria degli Ultimi" di Roma: "Vogliono abbattere i nostri maiali, cinghiali e cuccioli». Una petizione per salvarli

Uno degli animali ospitati al rifugio (immag diffuse da La Sfattoria degli Ultimi)
di Remo Sabatini
2 Minuti di Lettura
Mercoledì 10 Agosto 2022, 14:29 - Ultimo aggiornamento: 12 Agosto, 11:06

«Con il più triste sentimento che si possa provare, informiamo tutti che abbiamo appena ricevuto, da parte della Asl Rm 1, la notifica di abbattimento di tutti gli animali della Sfattoria. Ora più che mai, vi preghiamo di aiutarci in ogni modo». Questo, il drammatico messaggio diffuso in queste ore dalla Sfattoria degli Ultimi, con il quale è stata resa nota la controversa decisione che prevede l'abbattimento di tutti gli animali ospitati nel rifugio romano. La Sfattoria degli Ultimi, infatti, è un rifugio situato a nord di Roma, non distante da Monte Caminetto che, come documentato dalle immagini diffuse dal rifugio, si prende cura di più di cento animali, tra maiali e cinghiali, salvati da condizioni di disagio e maltrattamenti. Anche e soprattutto per questo, nonostante il rifugio rientri suo malgrado nell'area indicata quale zona rossa nell'ambito della diffusione della peste suina africana, ci si chiede come sia possibile che sia stata prevista l'uccisione di animali sani e non destinati al consumo umano.

Tutti gli animali ospitati, è stato ribadito anche nella petizione lanciata per salvarli, sono censiti presso la Asl di competenza e microchippati in quanto registrati come animali non DPA (non destinati ad uso alimentare). E allora, come si spiega? «Da inizio anno, l'Italia è stata interessata dalla diffusione della peste suina africana, è stato sottolineato. E comunque, la normativa vigente escluda categoricamente gli animali DPA dalla abbattimento». Dalla diffusione della notizia, il mondo animalista si sta mobilitando: «Uccidere animali d'affezione, non ha senso né giustificazione». Nel frattempo, fanno sapere dalla Sfattoria, «i nostri legali stanno provvedendo ad inoltrare il ricorso al Tar».

 

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